12 milioni per superare il digital divide nelle Marche: da dove iniziare?

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23 dicembre 2016

ANCONA – L’agenda digitale in Italia prosegue a strappi, con il meridione che ha ampiamente superato il Centro e Nord del Paese, dove le barriere geografiche costituiscono un ostacolo difficile da superare, soprattutto per una questione di “interessi”. Tuttavia è parere del rettore dell’università Politecnica delle Marche Sauro Longhi, che si cominci con la banda Ultra Larga proprio dalle zone montane.

 

Il punto logico di partenza è molto semplice, ovvero “Si deve portare la fibra ottica nelle aree montane come un tempo si fece per il metano” e con le altre utenze, ormai accessibili in modo più concorrenziale con il mercato libero, e la possibilità di poter scegliere tra l’offerta eni gas e luce, edison, enel, ecc.

 

Dello stesso parere è anche il presidente dell’Unione Montana del Monte Catria e Monte Nerone che è anche sindaco di Frontone, Francesco Passetti, che ha ricordato l’importanza dell’uso di una programmazione sostenuta da ricerche e dati scientifici, affermando che “Con il supporto scientifico della Politecnica vorremmo dare alle nostre iniziative un supporto tecnologico. Ad esempio servizi sanitari in telemedicina che permettono agli utenti di accedere alle cure senza doversi spostare.

 

L’Ambito sociale e il Distretto Sanitario hanno già formato un gruppo di lavoro per formare gli operatori a questo nuovo servizio. L’Appennino negli ultimi 30 anni ha registrato un costante calo demografico. Abbiamo tanti stranieri che vorrebbero stanziarsi qui da noi e fare impresa ma si chiedono servizi”.

 

Una lunga serie di condizioni che rimandano a un requisito fondamentale, la possibilità di connettersi, ma “Senza banda larga non possiamo partire e promuovere le tante eccellenze paesaggistiche, culturali e agroalimentari legate alle filiere: Apecchio è sede delle città della birra agricola, Cantiano lo è della filiera del cereale e del Pane di Chiaserna, senza dimenticare Acqualagna e il tartufo. Da tempo ci siamo riuniti tra sindaci per ragionare insieme. La causa dei nostri problemi viene dal passato e si chiama campanilismo”.

Intanto ci sono circa 12 milioni di euro, e dalla scelta della loro destinazione, dipenderà il futuro, non solo delle zone che saranno toccate, ma di tutta la regione, dalle montagne alla costa. Infatti, come ricorda Passetti “Non si tratta di ricostruire solo le case ma anche il tessuto socio-economico”, al quale fa eco Longhi che sottolinea il fatto che “L’abbandono delle terre mette a repentaglio anche il sistema idrogeologico della costa ed è anche per questo che dobbiamo trovare il modo di costruire occupazione attorno a competenze e nuovi modelli di business, puntando su aggregazioni che superino il concetto di impresa familiare e permettano collaborazione e reti di impresa”.

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