Urbino e Pesaro inaugurano “Le Marche per Le Marche” con l’arte che va in soccorso dei territori colpiti dal sisma

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23 dicembre 2016

Matteo Ricci e Vittorio Sgarbi all'inaugurazione

Matteo Ricci e Vittorio Sgarbi all’inaugurazione

PESARO – Dopo il sisma hanno lanciato insieme appelli istituzionali e mediatici. Adesso Matteo Ricci e Vittorio Sgarbi rilanciano davanti alla pala di Giovanni Antonio da Pesaro («Madonna con il bambino tra i santi Onofrio, Giovanni Battista, Gerolamo, un santo vescovo e Sant’Aiuto inginocchiato», datata 1473) esposta a Palazzo Mosca. Con loro il sindaco di Urbino, Maurizio Gambini, e il vicesindaco di Pesaro, Daniele Vimini. E’ apertura per la mostra «Le Marche per le Marche», nata dall’idea dell’assessore alla Rivoluzione del Comune di Urbino: da oggi al 28 febbraio, tre capolavori dell’arte saranno in mostra in tre luoghi diversi delle due città (rileggi qui precedente articolo Pu24). Gli altri due dipinti scelti da Sgarbi sono «La Sacra Parentela» di Cola dell’Amatrice (1480 circa – 1547), collocata a Urbino nelle Sale del Castellare di Palazzo Ducale e il «Matrimonio Mistico di Santa Caterina d’Alessandria» di Lorenzo Salimbeni (1374 – 1420), in esposizione a Urbino nell’Oratorio di San Giovanni. Opere visibili con biglietto unico (costo di tre euro): per ogni tagliando venduto, un euro sarà destinato ai fondi per la ricostruzione delle zone interessate dal sisma.

ALLEANZA – «Il gesto più concreto per essere solidali è visitare le Marche», ribadisce Ricci. Che aggiunge: «Lavoriamo insieme su questi obiettivi: Rossini testimonial della bellezza italiana nel mondo nel 2018, poi Raffaello nel 2020. E Recanati capitale italiana della cultura nel 2018. Saranno le nostre battaglie per dare una bella spinta alle Marche. Anche perché quando ci sono emergenze del genere, un modo per dare una mano è riconoscere la bellezza. Vittorio? Sta facendo tanto, è uno dei pochi che ha capito che serve un grande lavoro promozionale. La Regione dovrà farlo in modo sempre più intenso nei prossimi mesi. Perché oltre ai danni diretti, il rischio è quello dei danni indiretti sul turismo. La mostra? E’ un pezzo di strategia tra due città che vogliono affrontare con una mentalità nuova le sfide della cultura. Con un biglietto unico e con il circuito tra i musei. Un punto di inizio», evidenzia il sindaco di Pesaro. Sgarbi show: «Recanati? Non va messa in gara con le altre, deve vincere senza discussioni perché è opportuno. La politica dovrebbe fare questo. Possiamo temere che vincano Comacchio o Settimo Torinese?». Sugli spot: «Li ho girati, adesso vadano subito in onda. Serve una promozione televisiva sulla scia della pubblicità progresso». Sulla mostra ‘Rinascimento Segreto': «Speriamo di poterla fare in primavera. E’ slittata per le difficoltà economiche. Se va da solo, senza finanziamenti privati, il Comune di Urbino può spendere 30mila euro all’anno per la cultura». Intanto, «siamo riusciti per la coda a prendere la suggestione della mostra. Che parte con un dipinto vostro, di Pesaro, che nessuno conosceva. Oggi facciamo questa operazione per dire: ‘Siamo le Marche, piene di capolavori. Pesaro e Urbino non sono state toccate dal terremoto. Proviamo a dare un segnale. Siamo qui anche grazie a un meraviglioso collezionista di Pesaro che ha comprato il quadro. E’ un dipinto importante, in condizioni perfette. Giovanni Antonio non fa il polittico ma ne ha nostalgia. Guardava indietro quando il mondo andava avanti, negli anni di Bellini e Piero. Lo abbiamo riportato a casa».

COMMENTI – «Con l’iniziativa sosteniamo il restauro del patrimonio danneggiato e offriamo un motivo in più per visitare i luoghi della cultura marchigiana. E scoprirne i tesori, grazie anche alla preziosa disponibilità di collezionisti privati», rileva il vicesindaco Daniele Vimini. «Esprimiamo la vicinanza alle zone devastate dal terremoto. La finalità dell’evento è nobile», rimarca il sindaco di Urbino Maurizio Gambini, che si dice «soddisfatto» della collaborazione culturale con Pesaro. Guardando a «una rete in grado di valorizzare le rispettive ricchezze».

LA PALA – Scrive Sgarbi per il testo della pala esposta a Palazzo Mosca: «Chiude una lunga e imperturbata carriera, fuori tempo massimo, con la notevole pala con la Madonna con il bambino e i santi Onofrio, Giovanni Battista, Gerolamo, un santo vescovo e sant’Aiuto inginocchiato, datata 1473 (olio su tavola), Giovanni Antonio Bellinzoni detto Giovanni Antonio da Pesaro (…) Si rifugia nel fondo oro. Arrotola ancora i panneggi come i maestri gotici che ha amato, cede sul paffuto bambino, ma non sugli impettiti santi. Non vede Piero, ma soprattutto  ha in gran dispetto proprio gli stranieri a Pesaro, il veneziano Bellini e il bolognese Zoppo. Non li capisce, non li vuole vedere; e però decide, come sopraffatto, di disporre i suoi sacri personaggi su una sola tavola, in un solo spazio, senza scomparti, senza divisioni.  E’ il suo modo di attraversare, o meglio scavalcare, il Rinascimento, anche quello «umbratile” evocato dal Longhi. Giovanni Antonio sta prima dell’ombra (e anche prima della luce), in uno spazio solo suo, incorrotto, per più di quaranta anni (…)».

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