Vuelle contro Pistoia con una grinta da… amichevole d’agosto

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28 dicembre 2016

PESARO – La pallacanestro è uno sport bellissimo, fatto di giocate spettacolari, di gesti atletici degni di atleti olimpionici, di canestri che arrivano al termine di schemi ben costruiti, provati e riprovati mille volte in settimana e chi ha visto, ad esempio, la sera di Natale, la sfida tra i Cleveland Cavaliers e i Golden State Warriors, sa di cosa stiamo parlando.

Il basket è uno sport spettacolare dicevamo, ma non ditelo alle cinquemila anime che ieri sera erano presenti all’Adriatic Arena, magari dopo aver rimandato di un giorno la partenza per la montagna, cinquemila persone che hanno dovuto assistere ad una delle più brutte partite degli ultimi anni, una specie di amichevole estiva dove sembrava che i giocatori sul parquet si fossero appena conosciuti e ai quali si potrebbero perdonare passaggi sbagliati di mezzo metro o percentuali deficitarie, perché magari la mattina avevano fatto pesi in palestra e avevano le gambe pesanti.

Ma non siamo sotto il sole di agosto, siamo nelle temperature vicino allo zero di questo mese di dicembre, siamo reduci da tredici partite di campionato e dopo quattro mesi non si pretende la luna, ma una reciproca conoscenza sì, sapere cosa fare col pallone tra le mani sembrerebbe una richiesta ragionevole, così come riuscire a finalizzare un semplice pick and roll.

Niente da fare invece, la Vuelle vista contro Pistoia è stata sicuramente la peggiore della stagione e davanti aveva una squadra che ha fatto di tutto per lasciarle i due punti, con tanto di braccino negli ultimi cento secondi, quando sul meritato più dieci, ha smesso di giocare, pensando di avere già la vittoria in tasca e ha lasciato la strada aperta alla clamorosa rimonta pesarese, che quasi si concretizzava, con quella tripla di Jones finita sul primo ferro, che avrebbe dato il 60 a 59 a cinque secondi dalla sirena, tripla che avrebbe potuto far vincere la Consultinvest, anche se non lo meritava, perché per meritare i due punti, ci vuole la volontà di battersi su ogni pallone, ci vuole una partenza diversa da quella orribile del primo quarto, con quei soli sette punti segnati che lasciavano presagire una serata difficile, che si è puntualmente verificata nei restanti trenta minuti, nei quali sono saltati tutti gli schemi, con quel pallone che rimaneva nelle mani di Harrow per 20 secondi, per poi scagliare a turno, triple a casaccio verso il ferro e il 5 su 25 dalla linea dei 6.75 ne è stata la logica conseguenza. Poi siamo tornati allo schema Jones, quello che diamo la palla a Jarrod e vediamo cosa succede, ma ormai lo hanno capito anche gli avversari, che lo raddoppiano o lo triplicano e prendersi tiri puliti diventa difficile e le percentuali (5 su 16) scendono inevitabilmente, ma esiste anche lo schema Fields, che tanto schema non è, perché prevede che Brandon parta in uno contro uno contro il mondo ed essendo dotato di talento, ogni tanto qualche canestro lo porta a casa, Tutto qui, perché pensare di dare un pallone pulito al povero Nnoko non sembra realistico, così come pretendere che Zavackas diventi un vero lungo e che Ceron e Gazzotti diano un contributo maggiore dei sette punti complessivi di media realizzati finora e questi sono un breve elenco dei problemi offensivi, ma non ci si deve dimenticare della fase difensiva, magari più organizzata, ma che risente di carenze tecniche individuali – vedi alla voce Nnoko – di scarsa volontà personale – Jones – o di effettivi limiti fisici – la coppia lituana.

L’unica buona notizia di giornata arriva da Cantù, dove Cremona, dopo essere stata sempre avanti, anche con vantaggi importanti, è stata battuta negli ultimi secondi dalla Red October, grazie a due liberi di Dowdell, lasciando così la Vanoli quattro punti sotto la Vuelle, che lunedì prossimo sarà la vittima sacrificale della voglia di riscatto dell’Armani e che rischia di prendere scarti abissali, se giocherà nella stessa sciagurata maniera di ieri sera. Finisce cosi nel modo più amaro il 2016, anno che ha concesso poche gioie ai tifosi pesaresi, che continuano imperterriti a presentarsi all’Adriatic Arena, ma che si sono stufati di vedere una Vuelle così molle ed arrendevole e per il nuovo anno pretendono, se non una squadra capace di dare spettacolo, una in grado di giocare una pallacanestro decorosa e non crediamo sia chiedere troppo.

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Jarrod Jones: Non è più una sorpresa per gli avversari, che lo studiano e lo mettono in difficoltà con raddoppi sistematici, ma Jarrod si rende comunque utile a rimbalzo (14) e carica di falli i lunghi avversari, anche se, come diciamo da settembre, dovrebbe prendersi meno triple ed insistere sul gioco dentro l’area.

Brandon Fields: Lasciatelo correre che qualcosa combina, che sia un canestro o un fallo subito. Il problema è che non sempre si può andare a cento all’ora e a difesa schierata vengono a galla i consueti problemi nel tiro dalla lunga, comunque il migliore per distacco degli esterni biancorossi.

Pubblico: Ad un minuto dalla fine, con la Vuelle sotto di dieci, perde la pazienza e copre di fischi i propri giocatori, finendo dietro ai cartelloni pubblicitari, non perché credeva nella rimonta, ma per ribadire maggiormente il concetto, difficile rimanere impassibili davanti allo spettacolo offerto sul parquet e la pazienza sembra giustamente finita.

 

… E I MENO DELLA SFIDA PESARO – PISTOIA

Percentuale dal campo: 35%, frutto del solito 20% dai 6.75 e dei tanti errori commessi per troppa fretta o troppa superficialità, servirebbe un play capace di dare ordine a questi attacchi confusionari e chissà che il disastro compiuto contro Pistoia, non serva per rimediare all’errore commesso in fase di costruzione della squadra.

Ryan Harrow: Ci serve un vero playmaker, prima parte: Harrow è un discreto giocatore, con un buon tiro e discreti fondamentali, ma manca di leadership e di fosforo e contro la The Flexx sono venuti fuori tutti i suoi limiti

Marcus Thornton: Ci serve un vero playmaker, seconda parte, ma ormai lo sanno anche i sassi che il nostro amico con le treccine non ha le capacità per fare il regista, col piccolo problema che invece avrebbe le capacità per essere un ottimo giocatore, ma non sembra per niente intenzionato a dimostrarlo da questa parte dell’Atlantico.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Il presidente Ario Costa si è presentato in sala stampa per scusarsi con gli spettatori, quei cinquemila che hanno dovuto sorbirsi “un primo tempo che non credo esista negli annali della pallacanestro” per dirla con le parole del numero uno biancorosso, al quale va riconosciuto di essersi preso le colpe dell’indecoroso spettacolo offerto dai suoi giocatori e che ha promesso di trarre le dovute conclusioni e muoversi di conseguenza. Ma come sappiamo, non è facile muoversi se non hai le necessarie risorse economiche e soprattutto se non hai le idee chiare sulla situazione, che forse è meglio ribadire: Pesaro è penultima, lo è dalla terza giornata e l’unico obiettivo rimane quello della salvezza, perché parlare di Final Eight e di playoff non è solo irrealistico, ma rischia di creare confusione sia sulle tribune che sul parquet. Sarebbe il caso di indire una conferenza stampa, nella quale i vertici dirigenziali della Victoria Libertas si assumono la responsabilità delle sole quattro vittorie ottenute finora, chiedendo nello stesso tempo al pubblico, di rimanere vicino alla Vuelle, perché la famigerata alzata d’asticella non c’è stata e bisogna prenderne atto, insieme alla consapevolezza che ancora una volta, il penultimo posto sarà il vero scudetto per il quinto anno di fila e continuare a recriminare sulle vittorie sfumate all’ultimo minuto, non porta da nessuna parte.

Dal punto di vista tecnico, serve altrettanta chiarezza, a partire da coach Bucchi che non sembra completamente calato in questa nuova realtà e forse pensa con nostalgia ai tempi di Brindisi, dove bastava un colloquio col presidente Marino per ottenere un nuovo giocatore. A Pesaro le cose vanno molto più a rilento e per cambiare qualcosa bisogna prima toccare il fondo e crediamo che con il match contro Pistoia ci siamo quasi arrivati. L’atteggiamento di Thornton merita una telefonata a Boston, per capire se l’obbligo di tenercelo fino a maggio sia assoluto o si possa trattare, perché se sei costretto a schierare il tuo miglior giocatore per soli 12 minuti, qualcosa non quadra, così come sono evidenti le difficoltà di Zavackas dentro l’area colorata e la necessità di prendere un lungo comunitario più atletico e con maggior propensione a rimbalzo al suo posto.

Due dei tanti problemi tecnici da risolvere, per una Consultinvest sempre in bilico tra inferno e paradiso, che su 13 partite, ne ha portate 11 al fotofinish, segnale che comunque un minimo di talento ci sia, ma che ne ha vinte solamente quattro e l’ultima con Pistoia è sola l’ultima di un lungo elenco di sconfitte rocambolesche, che comprende Varese, Brindisi, Trento e Reggio Emilia, partite che si potevano vincere se… Difficile proseguire la frase, perché il match di ieri sera ci ha tolto anche le poche certezze acquisite finora e ha mostrato il lato peggiore della Vuelle, squadra apparsa stanca ed incapace di uscire da un tunnel nel quale ci si è infilata colpevolmente, sperare solo nelle disgrazie altrui, non può essere l’unica modalità per salvarsi e ci aspettiamo, dopo la sconfitta di Milano, movimenti in entrata ed uscita che sono necessari, per dare la scossa ad un gruppo che non sembra più essere in sintonia.

DAGLI ALTRI PARQUET

Milano certifica la sua crisi, perdendo lo scontro diretto a Reggio Emilia e vede assottigliarsi il suo vantaggio sulle inseguitrici, con Venezia che passa con autorità a Varese e insegue l’Armani a sole due lunghezze. A quattro punti dalla capolista, ci sono la stessa Grissin Bon e Avellino che rifila trenta punti a Capo d’Orlando, priva di Fitipaldo volato ad Istanbul, trentello rimediato anche da Torino a Sassari e da Caserta a Brindisi, due successi forse decisivi per l’accesso alle Final Eight, qualificazione ancora inseguita da Trento, che passa a Brescia e risale in classifica. Per la zona salvezza, fondamentali i due punti conquistati da Cantù, che rimonta e batte Cremona al fotofinish, lasciando la Vanoli all’ultimo posto, a quattro punti da Pesaro e Varese.

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