Austin Daye aveva prenotato la cena nel locale della strage di Istanbul, ma aver cambiato idea lo ha salvato

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1 gennaio 2017

I tweet di Austin Daye

I tweet di Austin Daye

PESARO – All’ultimo momento ha deciso di non andare dove aveva pensato di cenare per salutare il 2016 e il cambiamento di programma potrebbe avergli salvato la vita. Austin Daye, la scorsa stagione in maglia Victoria Libertas Pesaro, quest’anno in forza al Galatasaray Istanbul che partecipa all’Eurolega, come ha raccontato via Twitter, è sotto choc per quanto accaduto al Reina, il famoso locale ubicato nel quartiere di Besiktas, nella zona occidentale della splendida città sul Bosforo, da tempo sotto attacco.

Caspita, è incredibile, avevo programmato di cenare al Reina, stanotte, ma poi ho deciso di non andarci. Adesso sono turbato e prego per la gente di Istanbul”

Avevo visto Austin, giusto venerdì sera, nella diretta di Galatasaray – Bamberg, ultima giornata di andata dell’Eurolega. Nella sconfitta dei turchi, contro i tedeschi di un altro ex pesarese, Nicolò Melli, e di coach Trinchieri, Austin era stato il migliore dei suoi, realizzando 20 punti in poco meno di 25 minuti sul parquet, con 4/5 da 3, 2/3 da 2 e 4/4 ai liberi. Ovviamente, senza dannarsi in difesa. Però, dopo i recenti problemi fisici che ne avevano limitato l’utilizzo da parte di coach Ataman, era stato piacevole rivedere un ottimo Austin.

La notte scorsa, guardando i servizi da Istanbul subito dopo la strage, ho pensato che la zona dove è ubicato il Reina è molto bella e molto frequentata. E mi sono chiesto chi fossero le vittime straniere, facendo gli scongiuri del caso. A Istanbul, allenano o giocano, a basket come a volley, molti sportivi che conosco. Non che le vittime che non conosco valgano meno, ma, si sa, in questi casi siamo portati a sperare che non siano coinvolte persone che ci sono care.

Austin Daye con la maglia della Vuelle

Austin Daye con la maglia della Vuelle

Poi, leggendo i tweet sono incappato in quello di Austin e ho pensato alla paura dei suoi cari, della madre Tammy, del padre Darren, della sorella Alyssa. E ho letto messaggi di suoi conoscenti turchi che lo invitano a pensare, appunto, alla famiglia e a lasciare Istanbul, “tanto – gli ha scritto uno che in Twitter si firma ulaaaaaaa – la stagione è andata”. Altrettanto ha fatto Ali Lukunku: “Torna nel tuo paese, ogni giocatore straniero dovrebbe tornare a casa”.

Intanto sta montando una campagna contro la scelta di ospitare a Istanbul le Final four di Eurolega.

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