Vuelle, la lettera dei fondatori dell’Inferno Biancorosso: “Il rispetto prima del risultato sportivo. Non deviamo sui tifosi le colpe di gestione del club”

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5 gennaio 2017

PESARO – Dai fondatori dell’Inferno Biancorosso riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera aperta di considerazioni sul delicato momento della Vuelle:

E’ giunto il momento di rimetterci in discussione, anche se non siamo più un gruppo organizzato. Abbiamo prima di tutto troppo a cuore le sorti della VL alla quale abbiamo dato e ricevuto tanto, noi, fondatori dell’inferno Biancorosso, insieme ai successori e a tutti quei tifosi che credono e sanno cha la Victoria Libertas fa parte della nostra storia, della nostra vita, del tessuto sociale di questa città ed è un punto di riferimento per generazioni che si sono tramandate dei valori e delle passioni.

Il pubblico, conscio del repentino cambiamento in negativo del livello del basket italiano, ha accettato suo malgrado delle situazioni che negli anni, da tifosi, ci hanno fatto soffrire. Abbiamo tutti accettato spesso e malvolentieri un ridimensionamento drastico del livello del basket pesarese, passando tra retrocessioni, fallimenti, rinascite e quant’altro, consapevoli che tutto ciò non riguardava solo noi, ma tante piazze storiche dello stivale.

Il mondo è cambiato, il basket è cambiato. Identificarsi ora con gli atleti che scendono in campo è praticamente impossibile, soprattutto in un campionato diventato economicamente instabile e mediocre. Abbiamo accettato sconfitte e giocatori improponibili, abbiamo applaudito giocate estemporanee di scappati di casa come fossero manna dal cielo, ci siamo anche incazzati e abbiamo storto il naso…certo. Giocare o fare il dirigente qui non è come farlo a Canicattì, con tutto il rispetto per il basket Canicattì.

Il risultato sportivo alla lunga conta, ma non è così fondamentale, come qualcuno vuole invece far credere. Fondamentale è invece il rispetto, e, sebbene sappiamo che l’utilizzo di questa parola così forte verrà rigettato, i fatti ci dicono con certezza che questo valore dal nostro punto di vista è venuto a mancare. Vuoi per incapacità al confronto, vuoi per incompetenza di dirigenti che hanno detto e fatto tutto e il contrario di tutto. Sia quel sia, ormai conta poco: quello che conta è che noi non accettiamo più di essere presi in giro con la scusa che non esiste un’alternativa, che senza questi dirigenti si rischia o si ha la certezza possa finire tutto. Perché il rispetto consiste innanzitutto nel dare il giusto senso alle azioni degli altri.

Vuelle ConsultinvestQuando Amadori dice che il pubblico non dovrebbe fischiare prima della fine della partita, non capisce che quei fischi vengono dal dolore nel vedere — dopo quattro anni di spettacoli di basso livello e nell’anno dell’asticella alzata — una partita ancora peggiore di quelle dei tre anni precedenti. E non si accorge che il pubblico comincia a fischiare a due minuti dalla fine, quando dispera di vincere. Queste reazioni sono dettate dal dolore e dalla passione, esattamente come quella che ha fatto perdere la testa ad Amadori stesso con gli arbitri 15 giorni fa. Non possono venire quindi cancellate da una richiesta in conferenza stampa, perché non si tratta di comportamenti razionali. L’unico modo per far sì che non avvenga più è quello di proporre al palazzo uno spettacolo di basket più degno di quello visto con Pistoia. A questo proposito, al posto di prendersela coi tifosi, ci farebbe piacere sapere se Amadori è contento di come sono stati gestiti a livello sportivo i soldi che il consorzio mette a disposizione di Cioppi e Costa. Se essere in piena lotta retrocessione con quattro sconfitte casalinghe consecutive non è sufficiente per chiedere conto della gestione sportiva del budget del consorzio a chi questo budget lo spende.

E invece qui: 1) se non si trovano sponsor pare sia colpa dei pesaresi che chiamano la VL ancora “Scavolini”; 2) se un giocatore non rende pare sia colpa del pubblico di Pesaro che fischia la sua millesima scelleratezza; 3) se un giocatore sembra abulico e non coinvolto pare sia sempre colpa del pubblico, perché qualcuno gli aveva detto che la nostra arena era un catino ribollente di entusiasmo.

Tuttavia Amadori mette i soldi e sappiamo che quest’anno il budget è più alto, quindi certamente noi tutti ci rendiamo conto che lui la sua parte in fondo l’ha fatta e magari gli servirebbe solo un corso di comunicazione per imparare a relazionarsi con la tifoseria. Da chi invece non tolleriamo mancanze di rispetto è chi i soldi del consorzio li spende e li spende costantemente con gli stessi risultati: è da quattro anni di fila che a Dicembre ci ritroviamo in piena lotta retrocessione e con almeno due-tre giocatori impresentabili, dovendo subire spettacoli osceni al palazzo. E allora, se il budget è comunque il terzultimo della serie A, sarebbe bene evitare di parlare di “alzare l’asticella”.

Se giocatori che si credevano forti si dimostrano scarsi, sarebbe bene evitare il sarcasmo e le battute sul taglio del prosciutto e i tiri allo scadere che ricordano quelli di Mike D’Antoni. Perché noi inseriamo nuovi sponsor, abbiamo un tesoretto, ma a un certo punto il tesoretto sparisce, ci viene detto che i soldi sono finiti e riappare magicamente il buco di Siviglia. E poi vogliamo parlare di Jasaitis, le cui condizioni fisiche erano perfettamente conosciute alla società? Anzi no, dice Piero Bucchi.

Insomma, diatribe interne con evidenti scontri frontali tra coach e dirigenza,…tutto smentito: ci mancherebbe, i panni sporchi si lavano in casa, ma intanto nelle conferenze stampa ognuno ci racconta una versione diversa. E allora noi a far la parte degli idioti non ci stiamo più. La curva ha passato momenti difficili, noi stessi non ci andiamo più, ma ora è giunto il momento di rimettersi in gioco, al di là del fatto che una dirigenza non può continuamente cercare un capro espiatorio nel clima del palazzo per giustificare scelte tecniche sbagliate, mancanza di orgoglio e carenza di attributi. Su questo potremmo dilungarci ancora a lungo e lo faremo in un secondo momento.

Questa volta, a differenza di altre in precedenza, tutti quanti si sono accorti di queste gravi mancanze, così come di queste incongruenze sistematiche. Fino all’anno scorso abbiamo quasi sempre giustificato tutti, cercando di comprendere — magari limitandoci allo sfogo catartico sui social – perché riconoscevamo il fatto che l’impegno preso dalla società non era tra i più semplici e comodi da portare avanti. Ora basta. Per i motivi sopra citati, i tifosi biancorossi faranno di tutto per raggiungere questa ennesima salvezza, ma con determinazione non accetteranno più nessun tipo di manifesta dichiarazione fuori luogo, chiedendo a taluni personaggi a fine anno di farsi da parte per non ledere e non rovinare il nome di una piazza che non se lo merita.

Perché questa rappresentazione dei tifosi pesaresi data dalla società sui media ha di fatto finito per far percepire la piazza di Pesaro come un luogo in cui si tifa col fucile spianato contro tutti e tutto, un luogo di pressione opprimente in cui si critica senza ragione. Un luogo insopportabile da sostenere insomma, in cui certamente non si sta bene né ci si può esprimere al meglio, che ci pare soltanto una rappresentazione costruita da dirigenti con poche idee di mercato, di iniziative e di crescita. Di aneddoti ce ne sarebbero tanti altri, ma non vogliamo dilungarci ulteriormente. Chiediamo a tutti i tifosi di mettersi una mano sulla coscienza ed aiutarci a rendere chiari i propositi prossimi futuri che andremo insieme a perseguire, per la nostra dignità e soprattutto il bene della VL.

Un commento to “Vuelle, la lettera dei fondatori dell’Inferno Biancorosso: “Il rispetto prima del risultato sportivo. Non deviamo sui tifosi le colpe di gestione del club””

  1. SIMO10 scrive:

    Applausi infiniti!

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