Economia, dov’è la ripresa? La Cna: “I dati dicono che siamo ancora in difficoltà”

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9 gennaio 2017

Moreno Bordoni e Alberto Barilari in conferenza stampa

Moreno Bordoni e Alberto Barilari in conferenza stampa

PESARO – “Stenta a ripartire l’economia in provincia di Pesaro e Urbino. Anzi. I dati congiunturali relativi a saldo tra imprese attive e cessate, a fatturati e posti di lavoro indicano ancora un territorio in sofferenza che non si è lasciato alle spalle il periodo di recessione”.

E’ il giudizio della CNA sulla base dei dati congiunturali elaborati dal Centro studi dell’associazione. Anche se l’analisi si basa su dati riferiti ai primi tre trimestri dell’anno 2016, secondo stime dello stesso Centro studi, gli ultimi tre mesi dell’anno (i cui numeri sono ancora in elaborazione), la situazione non cambierà di molto.

“Insomma la ripresa – afferma il segretario provinciale della CNA di Pesaro e Urbino, Moreno Bordoni – ancora non si vede. Tutti gli indicatori, a parte l’export, sono ancora negativi e le previsioni non lasciano intravedere una inversione del trend, almeno in tempi brevi”.

Nei primi nove mesi del 2016 le imprese attive della provincia sono calate di 294 unità, lo 0,8% in meno, rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Una lenta emorragia che continua (negli ultimi quattro anni si sono perse oltre 2mila imprese). Le maggiori perdite dei primi tre trimestri del 2016 si concentrano, in termini assoluti, tra le costruzioni (-190 unità attive) e il commercio (-113). Le manifatture hanno limitato le perdite (-32) e, difatti, in termini percentuali il calo manifatturiero risulta meno marcato di quello del complesso delle imprese attive (-0,7% contro -0,8%). E’ importante sottolineare come non poche attività di servizio abbiano registrato incrementi nello stock di imprese attive: servizi di informazione e comunicazione +8, attività finanziarie e assicurative +16, attività immobiliari +36, attività professionali, scientifiche e tecniche +6, noleggio, agenzie viaggio, servizi supporto alle imprese +28, istruzione +9, sanità e assistenza sociale +10.

“Il quadro – secondo il presidente provinciale della CNA Alberto Barilari – è abbastanza chiaro. Queste dinamiche mostrano infatti che in un anno nel quale gli effetti negativi della crisi sono proseguiti e quelli della ripresa tardano a manifestarsi, la struttura economica della provincia è cambiata a favore dei servizi meno tradizionali, con un indebolimento delle costruzioni e del commercio che, in presenza di una tenuta del primario e del manifatturiero, ha significato contemporaneamente una crescita di importanza del terziario meno tradizionale”.

E dunque per la CNA, in un anno di difficoltà ereditate dalla lunga crisi, l’economia della provincia ha trovato modo in qualche modo di evolversi e orientarsi ad una maggiore presenza del terziario avanzato, pur mantenendo pressoché inalterato il ruolo del manifatturiero, un settore che caratterizza ancora l’economia provinciale con la sua presenza”.

La sostanziale tenuta del tessuto di imprese manifatturiere sotto il profilo del numero di imprese attive (variate di solo il -0,7% nel periodo considerato) è dovuta al rafforzarsi della presenza del settore della trasformazione alimentare (+17 imprese, pari al +0,4%) e delle attività manifatturiere diverse da quelle principali/distrettuali (+0,2%). Tra queste ultime, si nota la diminuzione di peso del legno-mobile (-26 imprese, pari a -2,1%), la tenuta del sistema moda e della meccanica (in ambedue i casi -0,9%). Da notare anche la migliore tenuta della meccanica “complessa” (elettronica, macchinari, veicoli e nautica rispetto a quella di base (metallurgia e prodotti in metallo). Il periodo considerato appare, dunque, corrispondere anche ad una evoluzione nell’ambito del tessuto manifatturiero, il quale sperimenta una perdita di peso delle attività più note a favore di quelle più differenziate e, in taluni casi, più avanzate.  

Se si considerano i flussi di imprese in ingresso e in uscita, si vede come nei primi nove mesi 2016 il saldo tra nuove imprese e imprese cessate ammonta, nella provincia di PU a -51; questo determina un tasso di crescita negativo pari a -0,12, allineato a quello dell’intera regione.

Sotto il profilo dei flussi di imprese in ingresso e in uscita, il tessuto di imprese della provincia mostra di aver reagito alle difficoltà del 2016, non positivamente come hanno fatto le province di Ancona e Ascoli Piceno, ma meno negativamente di quanto è avvenuto nelle province di Fermo e Macerata.

Se si considera l’artigianato, il saldo negativo tra nuove imprese e cessazioni riguarda la provincia di PU allo stesso modo di tutte le altre province della regione. Il tasso di crescita negativo (-1,5) è difatti allineato a quello regionale e non si discosta in termini significativi da quello delle altre province. Dunque, l’artigianato della provincia non mostra dinamiche diverse dal resto del comparto, come invece si rileva per il totale delle imprese. In altri termini, quando si considerano le micro-imprese, la crisi appare ancora generalizzata al territorio regionale e non in riduzione né differenziata territorialmente come per il complesso delle imprese. 

L’artigianato e le microimprese

Sulla base dei dati che riguardano le imprese con meno di 20 addetti si osserva che la prima parte del 2016  coincide con un calo del fatturato complessivo (-5,3% rispetto al primo semestre 2015) che fa seguito a due semestri di crescita (l’intero 2015). Si vede anche che tale dinamica negativa è originata soprattutto dalle difficoltà del conto terzi (-8%) che nel semestre precedente aveva registrato una forte crescita (+26%) e che vi è una sostanziale coincidenza delle dinamiche e degli indicatori di livello per il fatturato complessivo e quello interno, originato dal mercato nazionale. “Le maggiori difficoltà congiunturali del 2016 – commenta Moreno Bordoni – riguardano soprattutto una parte dell’attività delle microimprese della provincia, quella che coincide con le attività realizzate per altre imprese, per le filiere di cui esse fanno parte, escluse dalla possibilità di collocare produzioni sui mercati esteri; tali difficoltà sono in parte congiunturali e, probabilmente, temporanee, perché sono riferite ad un solo semestre (il primo del 2016) e fanno seguito ad un semestre (il secondo del 2015) di decisa crescita”. Permane una condizione di instabilità che rende particolarmente difficile alle imprese con meno di 20 addetti programmare strategie di risposta alle difficoltà e alle opportunità. Lo si vede dalle oscillazioni degli investimenti, che segnalano contemporaneamente incertezze e opportunità. Tali oscillazioni sono legate sia alla scarsa diffusione delle attività di investimento tra le microimprese (sono poche quelle che investono: secondo l’Osservatorio sull’Artigianato con dipendenti dell’EBAM sono un quarto del totale delle microimprese delle manifatture e non raggiungono il 13% tra le imprese dei servizi), sia alla necessità di provvedere a onerosi investimenti necessari ad adeguare la capacità produttiva alle nuove condizioni della domanda.

L’occupazione

“Il terzo trimestre del 2016 registra un numero complessivo di 64.247 assunzioni che risulta in calo del 3,5% rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno.” “La dinamica sfavorevole coinvolge ben quattro province su cinque: dalla variazione moderatamente negativa di Fermo (-0,8%) si arriva alla più accentuata di Macerata (-5,8%) passando per quella della provincia di Pesaro e Urbino (-2,1%). Il Centro per l’impiego di Urbino registra le maggiori difficoltà: il calo % di rapporti di lavoro alle dipendenze tra il terzo trimestre del 2015 e quello del 2016 è assai più marcato (-6,6%) rispetto ai Centri di Pesaro e Fano (-1,2% e -1,0%). Nel terzo trimestre 2016 le ore di cassa integrazione guadagni complessivamente autorizzate dall’Inps per gestione ordinaria, straordinaria e in deroga sono, nelle Marche, 8 milioni 33mila e segnano una crescita tendenziale del 4,2% mentre nel Paese si ha una forte riduzione (-23,8%).  La provincia di Pesaro e Urbino registra nello stesso periodo un aumento (+12,1%) ben più marcato di quello regionale e inferiore solo a quello di Ascoli Piceno – Fermo (+14,3%).

L’export

Le esportazioni dalla provincia di Pesaro e Urbino nei primi nove mesi del 2016 sono sostanzialmente stabili (+0,03%) e il raffronto con la dinamica complessiva regionale sembrerebbe penalizzare la provincia. Al netto di tale export, le esportazioni regionali crescono di solo lo 0,2% e dunque la performance della provincia di Pesaro e Urbino non è poi così lontana da quella complessiva regionale. È inferiore a quella della provincia di Ancona (+1,84%) ma positiva e quindi in controtendenza rispetto a Macerata e Fermo, che soffrono dell’export calzaturiero e delle contromisure poste in atto dalla Russia per contrastare le sanzioni UE. Il dato che mostra la dinamica negli ultimi anni dell’export pesarese indica, tra l’altro, come la provincia abbia raggiunto, nei primi nove mesi del 2016, il valore più alto dell’indice di livello dell’export tra le province della regione, fatta eccezione la provincia di Ascoli Piceno.

Prospettive e ruolo della Cna

Regna insomma ancora una situazione di grande incertezza, accentuata anche dall’instabilità politica e da un crescente senso di insicurezza; le imprese insomma continuano a soffrire. In questa fase difficile la CNA continua ad essere impegnata per cercare di sostenere le proprie imprese, per cercare di affiancarle anche a livello istituzionale.

Sul fronte degli appalti CNA continua a raccomandare agli Enti pubblici locali l’istituzione di una corsia preferenziale per le piccole imprese negli appalti pubblici attraverso la creazione di apposite liste di aziende del territorio per la partecipazione a gare nei lavori con importi inferiori al milione di euro. Per quanto riguarda il pagamento di lavori e/o forniture dagli enti pubblici alle imprese, l’associazione chiede puntualità e rispetto delle leggi. La CNA invoca inoltre da tempo una forte riduzione della burocrazia a carico delle imprese ed una riduzione della spesa pubblica improduttiva e le agevolazioni previste per quelle aziende che intendono digitalizzarsi e ad affacciarsi alle nuove tecnologie (4.0).

Decisiva su tutte è però la questione del credito. In questa fase occorre che gli istituti di credito garantiscano finanziamenti alle imprese. CNA considera ancora strategico e centrale il ruolo dei Confidi regionali, che va ulteriormente rafforzato.

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