Due anni di caccia all’uomo: i Carabinieri di Fano e Saltara individuano il capo della “banda della Lancia Lybra”. Fece razzia di uffici postali nel 2014

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10 gennaio 2017

CARTOCETO – I Carabinieri della stazione di Saltara e del nucleo operativo di Fano hanno individuato il capo della “banda della Lancia Lybra” e un suo fiancheggiatore autori delle rapine agli uffici postali del 2014. Un’indagine lunga quasi due anni arrivata ad una svolta della quale riportiamo di seguito i precedenti atti criminali perseguiti nel territorio provinciale:

 

IL PRIMO COLPO

Nella mattinata del 1° febbraio 2014 tre individui travisati e armati di fucile a pompa, dopo aver mandato in frantumi una vetrata laterale utilizzando come “ariete” un autocarro Iveco Daily rubato nella notte a Colbordolo, entravano all’interno nell’ufficio postale di Lucrezia di Cartoceto, in via Marche 5 (pieno tra l’altro di clienti in quanto giorni di pagamento pensioni) e si impossessavano di 20mila euro.

Gli autori della rapina si davano poi alla fuga con autovettura Lancia Lybra anche questa rubata nella notte sempre a Colbordolo. Un cliente dell’ufficio postale (agente di Polizia Penitenziaria libero dal servizio) si lanciava all’inseguimento della Lancia Lybra ma gli occupanti, scorta la manovra, facevano inversione di marcia puntando l’auto contro il veicolo dell’inseguitore, mentre il rapinatore che sedeva sul sedile anteriore passeggero, sporgendosi dal finestrino, mostrava un fucile a pompa a scopo intimidatorio.

L’auto dei rapinatori veniva poi rinvenuta all’interno di un casolare abbandonato nella prima periferia di Lucrezia.

L’intento dei rapinatori era quello di assaltare l’ufficio postale appena il mezzo per il trasporto valori della Fitist Security, giunto pochi minuti prima della rapina, avesse consegnato la bolgetta contenente contanti per il pagamento pensioni: circa 60.000 euro. La bolgetta non veniva trovata dai rapinatori grazie alla mossa repentina di una impiegata che, udendo l’urto dello sfondamento e intuendo quello che stava per accadere, gettava il “prezioso” pacco nel cestino dei rifiuti della sua postazione di lavoro dove fortunatamente i rapinatori non andavano a frugare.

Sul luogo della rapina venivano recuperati due berretti, di cui uno con visiera e pelle nera – ritrovato nei pressi della vetrata sfondata – calzato da uno dei rapinatori e perso durante le concitate fasi della rapina.

L’INDAGINE

Per avviare le indagini non c’erano per gli investigatori altri elementi se non l’analisi del modus operandi e la tipologia di autovettura utilizzata. Serviva inoltre per commettere la rapina una profonda conoscenza del territorio e delle strade secondarie per raggiungere l’ufficio postale con mezzi rubati senza essere intercettati.

I sospetti dei carabinieri di Saltara e di Fano si incentravano su un gruppo di soggetti provenienti da Foggia con precedenti specifici e con basisti del luogo.

Dopo una faticosa opera di analisi e selezione si avviavano attività tecniche su un pluripregiudicato di Cerignola considerato il capo della banda con una ramificata parentela a Fossombrone.

Per questo motivo quando il “capo”, il 30 marzo 2014, raggiungeva Fossombrone, i carabinieri dalla regione d’origine si  sono immediatamente messi sulle sue tracce. Con consumata abilità l’uomo ha abbandonato tutte le utenze cellulari in possesso, cambiato diverse autovetture messe a disposizione dei parenti e messo in atto una serie di comportamenti elusivi durante i sopralluoghi fatti nel cuore della notte per evitare pedinamenti.

ASSALTO ALLE POSTE DI GALLO DI PETRIANO

Sebbene l’allerta era massima il 1 aprile 2014 la banda dei pugliesi ha tentato di assaltare l’ufficio postale di Gallo di Petriano.

Anche la rapina a Gallo di Petriano era stata organizzata con lo stesso “modus operandi” di quella di Lucrezia: la banda, subito dopo la consegna di un ingente somma di denaro da parte del furgone porta valori, che serviva per pagare le pensioni, cercava di penetrare all’interno degli uffici per impossessarsi del contante. Erano infatti le ore 08.40 quando insieme ad altri due complici il “capo” spostava un’autovettura Alfa Romeo Giulietta, parcheggiata di fronte l’entrata dell’ufficio postale, al fine di creare uno spazio utile per il passaggio di un camion spazzaneve Fiat Iveco, di proprietà della Provincia di Pesaro ed Urbino (asportato nella stessa nottata in località Montefelcino) da utilizzare come “ariete” per sfondare la vetrata dell’ufficio.

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Tutti i carabinieri della provincia conoscevano il potenziale pericolo per cui, quando un carabiniere in borghese libero dal servizio e fermo difronte all’ufficio postale ha osservato quegli strani movimenti, con coraggio si avventava contro i rapinatori ingaggiando una colluttazione con uno di loro e inducendo gli altri a salire su un’autovettura Lancia Lybra, rubata nella notte a San Giovanni in Marignano, e darsi alla fuga. Il “capo” riattiverà le proprie utenze cellulari solo una volta giunto nella propria regione.

La Lancia Lybra, divenuta il “marchio di fabbrica” della banda criminale verrà poi rinvenuta nelle vicinanze di un casolare abbandonato in località Coldazzo di Vallefoglia.

Sul luogo della rapina venivano recuperati due berretti, persi dai rapinatori durante le fasi della colluttazione con il coraggioso carabiniere e della successiva fuga.

Trascorsi appena due giorni da questo episodio, il basista forsempronese, intercettato mentre parlava con un congiunto, ugualmente a conoscenza dei fatti, cercava di sapere se “arrivava niente” (inteso di denaro spettante) ma di risposta l’interlocutore commentava l’esito infruttuoso “..hanno fatto un macello e mezzo eh….non sono stati molto…”.

Dopo la tentata rapina il capo finiva in ospedale per seri problemi di salute e la banda momentaneamente si dissolveva.

IL PASSAGGIO DI CONSEGNE

Le redini della banda passavano al nipote del “capo” che in breve riorganizzava il gruppo dalla “consolidata professionalità” e con lo stesso modus operandi, stesso veicolo (Lancia Lybra rubata a Grottammare) e dopo aver sempre atteso l’arrivo e la successiva partenza del portavalori, nella mattinata del 1 settembre tentava una rapina presso l’Ufficio Postale di Rapino (Chieti). Ormai mezz’Italia era stata allertata dai carabinieri di Fano per cui, appena scattato l’allarme, una pattuglia dei Carabinieri del posto interveniva interrompendo la rapina e ponendosi all’inseguimento dei malviventi. Ne nasceva un conflitto a fuoco tra i malviventi in fuga e i Carabinieri finché, abbandonati i mezzi rubati, si davano a piedi alla boscaglia.

LA SVOLTA

Ricercati per ore, alla fine della giornata quattro individui, tutti provenienti da Cerignola compreso il nipote del “capo” venivano tratti in arresto.

Interrotta l’operatività della batteria criminale sono continuate le indagini anche ricorrendo agli esami del DNA da parte del RIS carabinieri di Roma. La comparazione biologica dei reperti ha consentito di collocare con assoluta certezza la presenza del “capo” della banda su entrambi i luoghi degli eventi delittuosi – cioè Lucrezia e Gallo di Petriano – raccogliendo elementi di prova non solo per le rapine commesse ma anche per il furto dei mezzi utilizzati nonché per porto e detenzione di armi.

Il basista di Fossombrone è stato a sua volta indagato per il reato di concorso materiale per aver fornito supporto logistico alla banda.

I sostituti procuratori dott.sse Garulli e Fucci della Procura di Pesaro, al termine delle indagini hanno formulato i capi di imputazione e trasmesso gli avvisi di garanzia agli indagati, attualmente liberi, per poi valutare la richiesta di rinvio a giudizio.

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