Volley: Magri e Cattaneo, due facce della stessa medaglia, candidati alla guida della Fipav uniti nel segno di una serie A2 a 20 squadre e 2 gironi

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13 gennaio 2017

Da sinistra Cattaneo, Fabris e Magri durante il dibattito sulle prossime elezioni per il rinnovo dei vertici Fipav

Da sinistra Cattaneo, Fabris e Magri durante il dibattito sulle prossime elezioni per il rinnovo dei vertici Fipav

PESARO – Grazie alla diretta streaming, ho seguito il dibattito tra Carlo Magri, attuale presidente della Fipav (Federazione Italiana pallavolo) che si candida al sesto mandato, e il contendente, Bruno Cattaneo, che è il vice presidente e punta a spodestare chi è al comando del volley italiano dal 1995.

In sintesi, sono due facce della stessa medaglia. Ancor più in sintesi: se nella prossima assemblea (Rimini 26 febbraio 2017) dovessi votare, avrei difficoltà a scegliere uno dei due. Anzi, non li voterei proprio.

A prescindere dalla mia convinzione personale che un paese civile non può tollerare più di due mandati per qualunque carica, qualsiasi sia la persona che la occupi, si tratti del presidente del Consiglio o del presidente di una federazione sportiva, sono rimasto colpito dal fatto che i due sembrano ognuno il ventriloquo dell’altro.

Nei fatti, la differenza più importante riguarda i rapporti con la Fivb (federazione mondiale) e la Cev (federazione europea), con Magri favorevole al dialogo a prescindere e Cattaneo pronto anche allo scontro soprattutto sui costi di partecipazione alle competizioni internazionali.

“Sono stato a una conferenza in Argentina e in Fivb si è parlato più di soldi che di pallavolo” ha detto lo sfidante, che però ha condiviso finora le scelte della Fipav di Magri.

Nel mio articolo di mercoledì (rileggi qui: ‘Volley, Magri vuole il sesto mandato, Obama gli fa un baffo’), ho scritto che se avessi potuto fare una domanda ai due avrei chiesto lumi sulla decisione della Fipav di organizzare, dal 2017/18, la serie A2 femminile divisa in due gironi da 10. Mi sembra l’ennesima forzatura e non si capisce la motivazione.

Ho ascoltato con piacere che era una delle domande rivolte dalla Lega Pallavolo Serie A Femminile e da Gian Luca Pasini, giornalista de La Gazzetta dello Sport, che ha condotto il dibattito.

“Non è un no, perché a mio parere il no e il sì non sono mai definitivi – ha spiegato Magri – . C’è una delibera del Consiglio Federale che dice questo, ma l’argomento sarà al centro di uno dei primi consigli federali (con i nuovi dirigenti eletti a Rimini; ndr). Come posso dire io, candidato a fare il presidente, con l’incertezza dei sondaggi che mi mettono anche in svantaggio, che cambierò una regola che c’è già. E’ un discorso che va approfondito. Se ci saranno le condizioni, cambieremo, altrimenti dirò no. La serie B è un patrimonio di tutto il nostro movimento, ma se non ci sarà un numero sufficiente di squadre, per esempio se le squadre saranno 16, si farà un girone unico…”.

A questo punto è intervenuto Fabris.

“In un Consiglio Federale a Cervia, domandai perché si volesse una serie A2 femminile a 20 squadre e 2 gironi: mi si rispose, brutalmente: “Perché abbiamo deciso così”. Oggi ci si dice altro, ma noi (intesi come Lega Serie A Femminile; ndr) continuiamo a non capire la vera ragione di questa scelta. Non è vero che è solo un campionato del nord, che con due gironi si spende meno, non è vero che aiuterà a crescere… Se la vostra riforma sarà confermata, avremo 8 nuove squadre che entreranno in A2. Vi rendete conto cosa significherà passare di categoria per 8 squadre provenienti dalla serie B? Fideiussioni, diventare società di capitale, comprare il taraflex rosa, il video-check anche in A2, visto che lo volete dalla prossima stagione, e tutto il resto. I livelli di accesso che abbiamo istituito hanno consentito di evitare le figuracce immonde degli anni precedenti, quando si convocavano campionati a 16 squadre e si finiva in 12, con ritiri a metà campionato. Norme che sono costate lacrime e sangue ai club che oggi disputano la serie A. Non torneremo indietro su queste norme. Voi volete un campionato a 20, vedremo cosa succederà, ma sappiate che la Lega sarà inflessibile”.

Replica Magri.

“Sono più ottimista di Fabris. Le società di B non sono pronte? Magari saranno più pronte di quelle che sono già in A. Diamo la possibilità. Bisognerebbe sentire anche la serie A2 maschile se è stato un disastro. A me consta che la prova abbia dato buoni risultati. In ogni caso dobbiamo verificarlo. Condivido che le regole devono valere per tutte. Se le società provenienti dalla serie B saranno in regola, parteciperanno, altrimenti no. E non ci saranno recuperi, ma solo tornei a numero pari”.

“Dobbiamo vedere se c’è la possibilità di riconsiderare la formula della serie A2 per fare due gironi come sta facendo il campionato maschile, che pare non abbia prodotto risultati negativi, tutt’altro. Mi associo – dichiara Cattaneo – a ciò che ha detto Magri che chiede di essere più ottimisti, anche per fare sì che le società si possano preparare meglio. Nessuna imposizione. Solo una proposta, tanto è vero che abbiamo detto che se il numero delle squadre sarà inferiore a un minimo, si farà il girone unico. E’ una proposta per cercare qualcosa che possa caratterizzare un campionato che oggi è la sorella minore della serie A1, con tutte le conseguenze. Perché – non possiamo negarlo – ci sono realtà dove il pubblico è piuttosto scarso, rispetto ad altre che stanno andando bene. La nostra sensazione è che l’esperimento fatto dalla lega maschile sta portando buoni risultati, non gli sconquassi che qualcuno aveva ipotizzato. A tal proposito, io ho pensato anche a uno scudetto per la serie A2″.

“Diciamo che ognuno ha le sue idee, per me la nuova formula nel maschile non ha portato niente di positivo” ha commentato Pasini.

Resta che, a quanto ci risulta, le società che oggi disputano la serie A2 sarebbero tutte, o quasi, contrarie alla formula dei 2 gironi, anche se la candidatura di Antonio Matozzo, presidente di Soverato, nella cordata di Carlo Magri è già una spaccatura. Ma in Italia, si sa, si pensa prima al proprio orticello, poi al bene comune. Del resto, possibile che nessuno abbia contestato – qui l’appunto è alla Lega – la decisione di non fare disputare più la finale di Coppa Italia di A2 nella sede delle finali di A1, ma in casa della migliore classificata, azzerando anche quel minino di visibilità che avrebbe garantito una sede unica? Sembra che, oltre alle candidature di Forlì e Bologna, sia spuntata – più forte delle altre – quella di Scandicci.

In definitiva, le risposte di Cattaneo e Magri mi hanno convinto che se uno è zuppa, l’altro è pan bagnato.

In mattinata, però, leggendo dallarivolley.com, l’informatissimo blog di Lorenzo Dallari, una delle grandi firme della pallavolo mondiale, ho appreso che potrebbe esserci un terzo candidato. E sono allibito. Sarebbe il cagliaritano Eliseo Secci, ex consigliere federale, che non avrebbe alcuna possibilità di essere eletto. La sua presenza, però, potrebbe essere un grande aiuto a Carlo Magri, perché – in base alle regole (sinceramente, del cavolo, perché regole serie impedirebbero di partecipare a chi ha già espletato due mandati) – per essere confermato il presidente uscente non avrebbe bisogno di raggiungere il 55% dei voti al primo turno, ma solo del 50,1%. Insomma, presentandosi, Secci, pure passando per una testa di legno (come ha ironicamente scritto Volleyball.it), farebbe un grandissimo favore a Magri, che darebbe una lezione di politica (nel senso più deteriore del termine) anche al peggiore dei democristiani. Oso sperare che non s’arrivi a tanto, non perché io sia a favore di Cattaneo, che in tutta sincerità non mi è piaciuto, ma per un ultimo sussulto di dignità.

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