Gherardo Tecchi batte Juri Chechi: un fanese a capo della Federginnastica

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19 gennaio 2017

Gherardo Tecchi

Gherardo Tecchi

Sandro Candelora

FANO – Fano conta. Molto? Poco? E’ questione opinabile. Sia come sia, certo è che da qualche settimana a questa parte il peso specifico della Città della Fortuna è decisamente aumentato. Esattamente dacché il fanesissimo Gherardo Tecchi è divenuto presidente della Federazione Italiana Ginnastica, battendo nella corsa all’investitura un autentico mostro sacro che risponde al nome di Juri Chechi, oltretutto apertamente appoggiato dai gruppi di potere.

L’approdo al massimo soglio di una delle principali istituzioni sportive nazionali, rappresentante di uno sport che in ambito olimpico va per la maggiore, costituisce il giusto coronamento alla carriera di un uomo che per la sua terra di origine parecchio ha fatto e altro ancora potrà compiere in futuro dall’alto della sua carica. Per chi non lo conoscesse (pochi, in verità, e da ricercare solo nelle giovani generazioni) diciamo che insieme ad un manipolo di indimenticabili temerari è stato uno degli artefici primari del boom della pallavolo cittadina negli anni ’70, allorquando in riva al Metauro si mangiava pane e volley, contendendo scudetti alle potenze riconosciute e disputando persino le coppe europee. La tempra morale, le capacità di gestione e di coinvolgimento della persona si intravvedevano fin da allora e quel che è seguito si è rivelato un inarrestabile crescendo che in ambito dirigenziale lo ha portato sempre più in alto. Fino al traguardo supremo.

Da lassù, non si dimenticherà della sua terra, alla quale è rimasto intimamente legato e che non ha mai smesso di amare. Nel suo nuovo ruolo, anzi, ha già fornito qualche riflessione su cui vale la pena di meditare. Ha detto che quella lunga, formidabile stagione volleistica (femminile prima, maschile poi) venne resa possibile in primis dalla vicinanza e dalla sensibilità delle aziende locali, che ritenevano doveroso sostenere un fenomeno che in fin dei conti rappresentava esse stesse in quanto figlie di questa terra. Concetto semplice per quanto fondamentale, che rimanda subito con il pensiero allo stridente contrasto con la realtà attuale, fatta di imprese pure finanziariamente robuste che, a parte qualche lodevole eccezione, anziché avvicinarsi al tessuto sociale che le esprime se ne allontanano con sussiegoso e censurabile disinteresse. Lo motivano con la difficile congiuntura economica ma andrebbe chiamato per ciò che è: biasimevole apatia intellettuale e meschina ingratitudine verso un luogo che dopotutto le arricchisce.

Tecchi ha poi puntato il dito sull’esigenza ormai indilazionabile di un nuovo impianto multifunzionale, capace di ospitare convegni, manifestazioni sportive e spettacoli ad elevato livello. Condividiamo in pieno e non da oggi andiamo reiterando la stringente necessità. Giriamo pari pari l’idea (più che altro, un imperativo categorico, se si vuole crescere davvero e non solo a parole) a chi ci governa. Ci auguriamo infine (ma siamo pressoché certi che la cosa accadrà) che il buon Gherardo regali qualche bel momento di ginnastica di valore assoluto a  una città che alla ginnastica (non solo ritmica) ha sempre dato molto. Forse non raccogliendo in proporzione.

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