Volley: “Fipav Marche fossilizzate”, Brasili non s’accontenta di superare i papi. Ma la colpa è di chi lo vota

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23 gennaio 2017

Franco Brasili, in carica dal 1974, punta ad altri 4 anni

Franco Brasili, in carica dal 1974, punta ad altri 4 anni

Annuntio vobis gaudium magnum, habemus Papam”. Beh, non esageriamo, non ci sarà il cardinale anziano a dare l’annuncio dell’elezione del nuovo (nuovo? Ma va…) presidente della Fipav (Federazione Italiana Pallavolo) regionale, ma la formula che annuncia il nuovo pontefice sarebbe perfetta se a nuovo (nuovo? Ma va…) presidente della Fipav marchigiana fosse eletto, come è purtroppo probabile, Franco Brasili. Il quale – incredibile a dirsi – è in carica dal 1974. Non ci credete? Neppure noi volevamo credere, e non riuscivamo ad avere conferma, pensando che, più o meno, vantava qualche anno in più di Carlo Magri, presidente della Fipav nazionale.

Poi Volleyball.it, appunto, ha eliminato ogni dubbio, raccontando che Brasili è in carica dal 1974!

Cioè, mentre nessun giocatore o giocatrice di serie A era nato/a, Brasili era già alla guida della Federazione marchigiana.

Ci pensate? Il 1974 è l’anno in cui Richard Nixon, presidente degli Stati Uniti d’America, rifiuta di consegnare al Senato il materiale necessario per l’inchiesta denominata Watergate che lo porterà alle dimissioni. Dopo Nixon, gli Stati Uniti d’America hanno visto insediarsi alla Casa Bianca Gerald Ford, Jimmy Carter, Ronald Reagan, George H. W. Bush, Bill Clinton, George W. Bush, Barack Obama e Donald Trump. Tre (Reagan, Clinton e Obama) con un doppio mandato: 8 anni di Presidenza del paese più potente al mondo. “Dabblers” commenterebbe Brasili.

Nel 1974 si svolge il referendum per l’abrogazione della legge Fortuna-Baslini, per intenderci quella che consente il divorzio. Vota l’88 per cento degli italiani, vincono i No con quasi il 60% dei voti. 42 anni dopo, un altro referendum boccia, con le stesse percentuali, il cambiamento della Costituzione voluto da Matteo Renzi, che dopo la sonora sconfitta rassegna le dimissioni. Brasili no, vuole andare avanti per altri 4 anni. Chi tra Brasili e Renzi è il vero rottamatore?

Dal punto di vista sportivo, nel 1974 la Lazio vince il suo primo e unico scudetto e la Germania è campione del mondo di calcio, superando in finale l’Olanda. I tedeschi si ripetono nel 1990, battendo l’Argentina, e nel 2014, ancora contro l’Argentina. Tre mondiali in 40 anni. “Amateurspieler” commenterebbe Brasili, che da allora vince ogni 4 anni.

Mi sono preso la briga di verificare quali sono stati i papati più lunghi. Il record appartiene a San Pietro, che ha fondato la chiesa cattolica: 34 anni. A seguire, Pio IX, ovvero Giovanni Maria Mastai Ferretti, in carica dal 1846 al 1870. Nato a Senigallia, che sia l’ispiratore di Brasili?

Ora, qualcuno potrebbe pensare che ci sia risentimento personale nei confronti di Brasili. Niente di più errato. Non lo conosco e non ho avuto il piacere di scambiare alcuna conversazione con lui. Ma il solo il pensare che un dirigente sportivo italiano resti in carica 42 anni e, non contento, voglia proseguire il suo mandato, mi sembra un insulto a un paese che si definisce civile. In tutto questo, però, sono convinto che la colpa non sia tutta di Brasili, ma in gran parte di chi lo ha votato nel recente passato e potrebbe votarlo ancora. Non a caso oggi Volleyball.it, anticipando le date delle elezioni nei vari comitati provinciali e regionali, scrive che il 5 febbraio si voterà nelle “fossilizzate Marche”. Che altro è una federazione governata da 42 anni dalla stessa persona?

Purtroppo, le meritevoli proposte di legge firmate una da Francesca Puglisi, senatrice fanese del PD, l’altra da Enza Blundo, senatrice del M5S, per una limitazione dei mandati ai dirigenti sportivi, sono rimaste nel cassetto della cattiva politica.

Un commento to “Volley: “Fipav Marche fossilizzate”, Brasili non s’accontenta di superare i papi. Ma la colpa è di chi lo vota”

  1. Massimiliano scrive:

    Sono perfettamente d’accordo. Forse Brasili ambisce ad un posto nel famoso museo londinese delle cere ma la colpa non è sua troppa gente evidentemente ne trae vantaggio da questo immobilismo.

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