LA RECENSIONE: L’Edipo Re. Mauri guadagna ovazioni. L’opera ‘immortale’ al Rossini fino a domenica 29 gennaio

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27 gennaio 2017

Dario Delle Noci

PESARO – Quando un’opera ha alle spalle oltre due millenni vien fatto di chiedersi perché la si rappresenti ancora. Ma se si parla di Sofocle il discorso cambia e il genio della drammaturgia attraversa il tempo addirittura indenne. Se poi è la compagnia di Glauco Mauri fondazione Teatro della Toscana a portarla in scena è un valore aggiunto che gli amanti del teatro non possono che apprezzare. E la platea del Rossini di Pesaro non ha fatto eccezione di fronte all’immortale Edipo Re. Tanto più che i temi vissuti dall’umanità greca, e non solo, del 420/30 a.c sono – incredibilmente – di appassionante attualità. Pace, guerra, migrazione, rispetto, accoglienza non la fanno da padroni nei talk del terzo millennio? Sono i fenomeni della natura umana che il Vico definirebbe “ricorsi storici” dove cambiano i volti ma non i sentimenti soprattutto quelli biechi. E la tragedia greca diede e continua a dare risposte a domande esistenziali.

 

Una doppia regia (Andrea Baracco e Glauco Mauri) e un cast affiatato per uno spettacolo che l’autore comprese nel suo “Ciclo Tebano”. Due ore di spettacolo per un “thriller di duemila e passa anni fa”. E’ una battuta, passatecela.

LA SINOSSI:

Edipo Re (regia di Baracco)

Edipo (Roberto Sturno) deve sconfiggere la pestilenza che si è abbattuta su Tebe a causa dell’assassinio del re Laio ed emette un’ordinanza che prevede l’esilio o la morte per l’assassino. Convoca Tiresia, l’indovino cieco (breve apparizione di Mauri) che non risponderà per non compromettere oltre il destino della città presa di mira dall’oracolo di Delfi per il brutale omicidio del re. Edipo, che sposerà inconsapevolmente la madre Giocasta (Elena Arvigo), scoprirà di essere stato lui stesso ad aver assassinato il monarca non sapendo fosse suo padre. Per questo s’infliggerà da solo l’esilio e si accecherà per non vedere oltre le brutture della sua vita.

Edipo a Colono (regia di Mauri)

L’esilio di Edipo anziano (Glauco Mauri) lo condurrà lontano dalla sua città, a Colono, dove il profugo viene accolto dal re Teseo ma avversato da molti che conoscono la sua vicenda. Nella città ritroverà le figlie Antigone e Ismene (figlie incestuose ovviamente). Un destino infame che affligge il rampollo ex primus di Corinto, amato re di Tebe. Gli è di conforto Creonte che lo induce ad avere fiducia in Apollo ma l’ormai vecchio e segnato regnante tascina la sua “colvevole” esistenza.

Così si spegnerài nterrogandosi sulla vita

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L’attualizzazione messa in atto da Baracco, sinceramente, non ha convinto più di tanto. I capi indossati dagli attori, vestiti che ricordano per certi versi gli anni settanta, non trovano la liason con la narrazione e a noi è sembrata una ricercatezza non azzeccata. Qualche pecca nella recitazione di Roberto Sturno e non troppo convincente, a tratti, quella dell’Arvigo. Ma nell’insieme il Gruppo ha funzionato.

Al contrario, come ci si aspettava, estremamente valida la performance di GlaucoMauri. E inutile tesserne le lodi quasi scontate. Il passato parla per lui. E il presente (86 anni suonati) lo vede interprete che troneggia su tutti. Anche in silenzio sa primeggiare con un carisma unico che fa inorgoglire chi vive la pesaresità. Ma la bravura, quella vera, non è un fatto campanilistico.

La seconda parte del lavoro ha riscattato la prima leggermente più opaca. Essenziali le scenografie, più d’effetto nel primo tempo. In linea con la classicità e l’attualità la scelta musicale di Maria Crisolini Malatesta.

Il pubblico del Rossini ha applaudito misuratamente gli attori in ribalta ma si è spellato le mani quando a fare l’inchino è stato lui, Mauri. Chi ha detto “nemo profeta in patria” ha preso un granchio. Almeno per il mito di Edipo.

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