Robo advisor: una minaccia per promotori finanziari e banche tradizionali

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30 gennaio 2017

PESARO – Non avete mai sentito parlare di un “robo advisor”? Non siete soli, nonostante siamo ormai immersi nel cuore dell’era digitale, anche a livello finanziario. Eppure entro il 2020, secondo le previsioni del recente World Economic Forum di Davos, l’Europa assisterà ad un boom dei robot, soprattutto di quelli destinati all’uso delle famiglie e delle finanza.

I robo advisor sono una famiglia sofisticata di algoritmi che investono il vostro  denaro, software che si stanno rivelando come degli alleati chiave  per tutti quei risparmiatori che cercano di ottenere il meglio dai loro investimenti. Alla prima generazione di robot arrivata circa sei anni fa e che ha le sue origini negli Stati Uniti, si sono aggiunte progressivamente nuove funzionalità. Imprese affermate del settore finanziario continuano a lanciare periodicamente nuovi gestori di investimenti automatizzati, nonostante l’ostruzionismo al nuovo modello di business che stanno opponendo le banche tradizionali e i promotori finanziari.

RobotMolte delle promesse di questi sistemi digitali di investimento è che possono gestire i vostri investimenti meglio di quanto si possa fare da soli. Sono l’equivalente di un dispositivo di navigazione GPS per le vostre finanze: un aiuto elettronico che vi permette di tracciare un percorso migliore di quanto non si sarebbe potuto fare da soli armeggiando con una mappa. A differenza di un investimento in fondi comuni, con le gestioni patrimoniali è possibile monitorare e modificare costantemente la struttura del portafoglio scelto adattandola a ciò che accade sul mercato. Un altro fattore da non sottovalutare sono i costi di gestione limitati.  I consulenti finanziari tradizionali generalmente applicano una commissione annuale che varia tra l’1% e il 2% del patrimonio dei loro clienti e generalmente richiedono un minimo di 50.000€ da investire. 14 dei più grandi robo advisor invece applicano una commissione che mediamente si aggira intorno allo 0,4% del patrimonio. Molti robo advisor richiedono un investimento minimo ben al di sotto di 50.000€, inoltre tramite questi strumenti è possibile compensare minusvalenze e plusvalenze dei fondi in portafoglio con un notevole vantaggio dal punto di vista fiscale e della performance finale.

Le previsioni degli esperti del settore parlano di una crescita dai 300 miliardi di dollari dell’anno passato a 2.000 miliardi di asset che verranno gestiti dai robo advisor entro l’anno 2020, quasi il 5% del totale mondiale. Un volume d’affari che viene considerato una minaccia per gli ambienti della finanza classica.

L’elemento principale – ha commentato, Alessandro Onano, responsabile marketing dell’italiana Moneyfarmsembra legato solo alla riduzione delle commissioni, ma non è così: la nostra aziende un servizio di consulenza non in conflitto d’interesse anche a chi l’advisory pura non potrebbe permettersela perché ha poche migliaia di euro”. Diversa l’opionione dei promotori, che esorcizzano sul ruolo dei robo advisor: “Rimarrà sempre uno spazio per le attività a più alto valore aggiunto (asset allocation, consulenza sugli investimenti, gestione di portafogli) – ha dicharato Maurizio Bufi, presidente Anasf per i quali l’elemento umano, la componente relazionale e il tema della fiducia ricoprono un ruolo fondamentale e insostituibile”.

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