La segnalazione di Cna: “nelle imprese della nostra Provincia si sta pagando la Tari due volte”

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31 gennaio 2017

PESARO – “La Tari è l’emblema di una provincia, quella di Pesaro e Urbino, dove regna la confusione e dove la discrezionalità delle amministrazioni è portata agli eccessi. Una provincia che procede tra norme nazionali disattese da parte dei comuni e richieste illegittime a molte imprese, anche per migliaia di euro, da parte degli stessi Comuni. Non bastasse una grande difformità tra i Comuni nell’applicazione della Tari, c’è da segnalare – secondo la CNA di Pesaro e Urbino –  un’altra importante criticità relativa alla tassazione sulle imprese che producono rifiuti.

 

Le aziende della provincia che producono rifiuti speciali non devono pagare la Tari. Una sentenza della Cassazione che conferma l’esclusione dei rifiuti speciali dal pagamento del tributo avvalla la linea sostenuta da tempo dalla Cna secondo cui la tassa sui rifiuti per le imprese versano ai comuni è stata incassata in maniera illegittima. I comuni che hanno applicato la Tari (il tributo destinato a coprire le spese sostenute dalle amministrazioni per il servizio pubblico di raccolta), anche sui rifiuti speciali che le imprese smaltiscono tramite i circuiti di raccolta privata in maniera ecologicamente corretta e coerente con i principi comunitari, si sono resi responsabili di un atto illegittimo. Perché si tratta di imprese che hanno già pagato per lo smaltimento.

Moreno Bordoni (ph. Luca Toni)

Moreno Bordoni (ph. Luca Toni)

“La nostra linea – commenta Moreno Bordoni, segretario della CNA di Pesaro e Urbino – è stata conferma dalla Cassazione. Officine meccaniche, imprese della nautica del mobile e comunque tutte le attività che producono rifiuti classificati come speciali, hanno pagato e continuano a pagare la Tari quando in realtà hanno già versato una quota per lo smaltimento contenuta nella Tari. Di fatto pagano due volte per lo stesso rifiuto. Le imprese sono considerati dei bancomat da parte degli enti locali mentre intanto la pressione fiscale supera il 60%”.

Una situazione che secondo la CNA potrebbe essere risolta con l’emanazione di un decreto, previsto dal Codice ambientale e atteso da molti anni, che determina i criteri per l’assimilazione dei rifiuti delle imprese a quelli delle famiglie. In assenza di tale decreto, i Comuni hanno fatto un utilizzo improprio del principio di assimilazione. Come? Riportando quanto più possibile nella gestione pubblica i rifiuti speciali prodotti dalle imprese e, conseguentemente, applicando a questi la Tari.

“Per porre termine a tale stato di disagio e ingiustizia -conclude Bordoni – la CNA che ha già chiesto a livello nazionale al Ministero dell’Ambiente l’emanazione del decreto di assimilazione che faccia finalmente chiarezza. Ai Comuni CNA chiede una uniformità di comportamento sul territorio, rispettando i limiti quali-quantitativi all’assimilazione previsti dalla disciplina ambientale e, soprattutto, riconoscendo alle imprese il principio fondamentale di libertà nella scelta del metodo di smaltimento dei rifiuti, a salvaguardia dell’ambiente e delle stesse imprese”.

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