Sanità privata, la Cgil sul “diritto negato a una discussione pubblica, trasparente e partecipata”

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2 febbraio 2017

Simona Ricci e Roberto Rossini

Simona Ricci e Roberto Rossini

PESARO – “Siamo sconcertati da quanto sta avvenendo nel nostro territorio provinciale in tema di sanità e di rapporto  tra pubblico e privato”.

Inizia così l’intervento di Simona Ricci e Roberto Rossini, rispettivamente segretaria generale Cgil Pesaro Urbino e segretario generale Funzione Pubblica Cgil sul delicato tema del rapporto, nella sanità, tra pubblico e privato.

“Abbiamo letto – continuano – del capogruppo Pd in Consiglio comunale Carlo Rossi di Pesaro che ringrazia la consigliera dimissionaria del M5S Edda Bassi ( che appartiene ad un Movimento che ha  ingaggiato una battaglia contro la privatizzazione della sanità) cogliendo l’occasione (strumentalmente) per difendere la sanità privata contro la mobilità passiva. A questo si aggiunge il consigliere regionale Pd Gino Traversini  che si intesta una trattativa per la gestione privatistica dell’Ospedale di Comunità di Cagli, invitando i sindaci di Fossombrone e Sassocorvaro a fare la stessa cosa”.

“In questo quadro desolante – continuano – una città, Fano, che anziché chiedere conto della scelta della Regione, che ad oggi non ci risulta essere formalizzata in alcun atto amministrativo, di costruire un nuovo ospedale, più piccolo della somma dei tre presidi esistenti, in territorio pesarese, discute, per modo di dire, della presunta nascita di una clinica privata e di una Rsa, anch’essa, ovviamente, privata. Investimenti di decine di milioni di euro che nessun privato farebbe se non avesse ricevuto rassicurazioni riguardo il convenzionamento con il Servizio sanitario regionale, cioè riguardo l’esistenza di un budget certo di risorse pubbliche. Inoltre, una nuova struttura ospedaliera a Pesaro, di cui sopra,  che, a quanto leggiamo, verrà realizzata attraverso la formula del contratto di disponibilità, senza che nessuno abbia chiesto lumi sulla sostenibilità e sul rapporto costi/benefici di uno strumento così delicato che, a quanto risulta, non è stato mai utilizzato per la costruzione di ospedali”.

“Dopo la clamorosa chiusura della Montefeltro Salute srl (una società mista ma con maggioranza pubblica che nacque per combattere la mobilità passiva sanitaria ma che fu chiusa in fretta e furia a fine 2015), sulla quale almeno per un decennio abbiamo chiesto come Cgil che ne venissero esplicitati costi e benefici, si sostiene che solo portando qui il privato si combatte la mobilità passiva (tesi priva di qualsiasi fondamento, e non supportata dai fatti). Anziché portare avanti questa discussione nelle sedi e con gli strumenti giusti (sedi politiche, conferenza dei sindaci di Area vasta, tavoli di confronto sindacale), nella DGR 1636 del 27 dicembre ’16, cioè nella delibera che contiene l’accordo contrattuale tra Regione Marche e gestori privati della sanità marchigiana, che, ovviamente, non possono che essere “felici e contenti”, leggiamo finalmente e paradossalmente, le intenzioni della Regione riguardo il nostro territorio provinciale, ben esplicitate a pagina 9: “ Al momento resta carente una quota di volumi di offerta (privata) sull’Area Vasta 1 che non sembra tuttavia affrontabile attraverso le strutture attualmente operanti e che presuppone una più ampia programmazione futura legata anche alla revisione degli indici di fabbisogno di servizi”. Mentre ci vien detto  che la rete ospedaliera pubblica marchigiana va ridefinita perché troppo frammentata e costituita da piccole strutture, ai gestori privati marchigiani viene concessa quella che secondo noi è una sostanziosa deroga al Decreto Balduzzi che prevede per i gestori privati la costituzione di un unico soggetto giuridico mentre, nelle Marche, la formula utilizzata è quella del contratto di rete tra le case di cura private, formula che, come noto, fa salva l’autonomia e l’operatività di ciascuna azienda, trattandosi di mera collaborazione organizzativa. Al netto della necessità di salvare i posti di lavoro nella sanità privata del sud della regione, cosa su cui ovviamente non possiamo che concordare, la formula adottata appare quanto meno discutibile sotto il profili dell’aderenza al Decreto ministeriale”.

“Anziché discutere dell’emergenza, vera, dei  posti letto ospedalieri nel nostro territorio provinciale, si pongono le basi, temiamo irreversibili,  per le dimensioni dei finanziamenti in gioco, per lo stravolgimento del rapporto pubblico/privato in sanità, utilizzando la nostra provincia come una cavia. Il tutto mentre questa Regione continua ad essere priva di uno strumento aggiornato di programmazione sanitaria, il Piano Sanitario (l’unico atto certo e trasparente che si potrebbe giudicare e valutare in quanto tale) e, soprattutto, con un’Azienda, l’Asur, che continua ad operare con un atto aziendale, che, ricordiamo , è l’Atto di programmazione e gestione previsto dalle normative nazionali per tutte le aziende sanitarie e ospedaliere e che risale al 2005! Nel frattempo Marche Nord, dalla sua nascita, avvenuta nel 2011, lo ha aggiornato almeno tre volte, così come previsto dalla normativa, e la Giunta lo ha approvato. Che sia l’Asur terra di nessuno e di tutti?”.

Conclusione di Simona Ricci (Segretaria generale Cgil Pesaro Urbino) e Roberto Rossini (Segretario generale Fp Cgil Pesaro Urbino): “E ci chiediamo: qual è il luogo in cui ci si può confrontare su questi temi che riguardano l’esercizio del diritto alla salute di una intera comunità provinciale? Chi e perché ha deciso che questo territorio debba diventare terreno profittevole di conquista per la sanità privata? C’è qualcuno che è in grado di rispondere? Da parte nostra, rivendichiamo il diritto di aprire un confronto regionale tra sindacati e assessorato in cui questi temi vengano affrontati e le  nostre domande trovino una   risposta”.

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