L’assessore Belloni: “Un albero fa ombra, venti auto fanno arredo?”

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15 febbraio 2017

Enzo Belloni

Enzo Belloni

PESARO – “Un albero fa ombra, venti auto parcheggiate fanno arredo?”, si chiede l’assessore Enzo Belloni, che interviene sulla riqualificazione di piazza Olivieri insieme al gruppo dei progettisti. Precisando che “il progetto è stato autorizzato dalla Soprintendenza”. E che “accanto a critiche e opinioni negative sono giunti anche consensi e apprezzamenti, arrivati in modo costruttivo”. Sulla genesi dell’intervento: “La presenza invasiva delle automobili ha fatto della piazza un luogo di passaggio e non di permanenza. Ma per morfologia, qualità architettonica e, soprattutto, per la presenza del Conservatorio e la vicinanza dell’istituto scolastico Gaudiano, lo spazio ha sempre avuto potenzialità di permanenza e socialità”.

Sulla riqualificazione: “L’unico modo per conferire valore a un luogo è dargli linfa vitale. Altrimenti diventa un’utopia o una sorta di ‘città ideale’ priva di vita. E la vita è data dalle persone: da chi passa, da chi si ferma un istante, da chi siede per leggere un giornale o per ripassare una lezione. Da chi fa due chiacchiere e, magari, ascolta un po’ di musica che proviene dalle finestre del Conservatorio. Per fare in modo che ciò avvenga bisogna curare lo spazio, arredarlo. Avere anche il coraggio di togliere qualcosa e aggiungere altro, per eliminare o alleviare le criticità”.

Per cui, va avanti l’assessore, “abbiamo proposto di togliere la sosta delle auto, collocando alcune sedute e anche un po’ d’ombra. Ritenendo che la soluzione meno invasiva per l’ombra fosse un elemento vegetale. Fra l’altro, già all’inizio del diciannovesimo secolo, l’inserimento di alberi in piazze che oggi possiamo considerare storiche era pratica consolidata. E oggi è più che mai attuale – evidenzia Belloni – rientrando fra gli interventi di riqualificazione urbana più diffusi e consigliati, anche in contesti e piazze storiche. Sia perché sono reversibili e non invasivi, sia perché risultano migliorativi della qualità ambientale”.

L’assessore cita gli esempi in città, “tra cui via Collenuccio, che la cittadinanza chiama ‘piazza’  per la sua forma allargata e perché, anche grazie alla presenza delle alberature, è diventata un luogo di permanenza e non solo di passaggio. Ma anche via Toschi Mosca: è vero che i due tassi erano inseriti nel giardino di Palazzo Mazzolari Mosca. Ma la storia li ha portati ad essere gli elementi caratterizzanti di questo spazio aperto, non a caso chiamato ‘piazza'”.

Fuori dal contesto locale, “si possono richiamare gli esempi di Campo Santa Margherita a Venezia e Piazza Bufalini a Cesena. Dove, tra l’altro, gli abitanti si stanno battendo per impedire il taglio degli alberi piantati negli anni Sessanta. Altra esperienza è l’iniziativa di Roma ‘Piazza un albero’, dove Comune e cittadini lavorano insieme per l’inserimento del verde nelle piazze della città”. L’assessore nota che “la presenza di un albero non è arrogante quanto la presenza delle automobili. Crediamo anche che lo scorcio intoccabile da immagine d’epoca, un po’ ingiallita, sia meno importante della vita del luogo. Una piazza storica usata come parcheggio è motivo di tristezza. Rivedere la stessa piazza vissuta dalle persone è un elemento di positività”. Ancora: “La posizione della pianta non impedirà le manovre di circolazione dei veicoli a cui sarà consentito il transito, né quella dei mezzi di soccorso. La collocazione, peraltro, ricade nella porzione di piazza maggiormente adatta ad ospitare elementi di arredo urbano”.

Il gruppo dei progettisti aggiunge: “Il tema della limitazione della visibilità delle facciate del Conservatorio e della chiesa di San Giacomo è un falso problema, anche perché l’essenza scelta è di tipo caducifoglie. Per cui, durante la stagione fredda, la chioma è spoglia. Va da sé che la piazza è percorsa e percepita da più angoli, in modo dinamico e non statico come se fosse una cartolina. Quindi, se da qualche scorcio la visione di alcuni spicchi di facciata potrà essere limitata, non lo sarà da altri. Tanto più se consideriamo lo spazio in tre dimensioni – anzi quattro, includendo anche il tempo – rispetto alle due dimensioni che, francamente, ci sembrano poche”.

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