Volley, il caso Tifanny genera opposti estremismi: queste le regole da rispettare per giocare da transgender

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20 febbraio 2017

Un attacco di Tifanny durante la partita Palmi - Trento (dalla pagina Facebook della Golem Software)

Un attacco di Tifanny durante la partita Palmi – Trento (dalla pagina Facebook della Golem Software)

E’ il caso del giorno e il rischio è di vivere di opposti estremismi. Tifanny Abreu è il caso del giorno nella pallavolo femminile italiana, in particolare nella serie A2. L’esordio vincente con 28 punti e il 48% offensivo ha scatenato l’entusiasmo di Palmi e la diffidenza delle altre società.

“Nel primo set sono emersi i reali valori delle due squadre – ha spiegato Ivan Iosi, coach della squadra che ha testato il debutto della transessuale brasiliana, all’ufficio stampa della Delta Informatica Trentino –, poi, con l’ingresso di Abreu è mutata l’inerzia della partita: per noi è stato difficilissimo riuscire a limitarla e Palmi si è aggrappata a lei nelle fasi decisive del terzo e del quarto set. Purtroppo in questo momento della stagione non siamo particolarmente fortunate, all’ultimo momento è venuta a mancare anche Rebora, bloccata dall’influenza, e in panchina avevo solamente due opzioni disponibili”.
Giangrossi, allenatore di Palmi, ha evidenziato – dichiarazioni al Corriere della Sera – che il 48% di Tifanny è la stessa percentuale di Moretti e Zanette… Peccato che Moretti abbia chiuso con il 41% (attaccando 29 palloni in 4 set), mentre Zanette, solitamente la calabrese più prolifica, ha giocato i primi due set totalizzando 0/14. Chi ha ragione tra Iosi e Giangrossi?
Il problema di fondo è che lo sport italiano, nel caso la pallavolo femminile, chiude la stalla solo quando i buoi sono scappati. Sarebbe bastato riflettere dopo il “caso Ameri” dello scorso anno per trovare un rimedio o almeno chiedere chiarezza, tenendo comunque presente che quelle di Ameri e Tifanny sono storie uguali ma completamente diverse. Tanto era femminile il corpo di Alessia Ameri, che giocava libero, quando appare prepotentemente superiore alle nuove colleghe quello di Tifanny, che Palmi ha definito “dalle grandi doti atletiche”.
Si sono viste subito, perché attaccare – all’esordio – 52 volte in tre set e qualche spicciolo non è cosa da tutte e da tutti i giorni.
Palmi si richiama al rispetto delle regole ed è evidente che se Tifanny ha compiuto il percorso che il Cio (Comitato Olimpico Internazionale) richiede dai Giochi Olimpici di Rio 2016, niente e nessuno potrà impedire alla Golem Software di schierare la giocatrice.
Quale è questo percorso? Intanto, oltre a quello difficilissimo e durissimo a livello psicologico che impone il cambio di sesso, che merita il massimo rispetto, c’è quello sportivo.
Nell’agosto del 2009 ero a Berlino a seguire i Campionati del Mondo di Atletica Leggera e come tutti rimasi colpito sia dai record di Bolt, che vidi polverizzare quello dei 200 metri, sia dalla prestazione di Caster Semenya, la mezzofondista sudafricana accusata dalle colleghe di essere un uomo. In verità, vedendola correre sulla bellissima pista azzurra dello stadio olimpico berlinese, i dubbi erano obbligati. Dubbi spazzati via sia dal Cio che dalla Iaaf, federazione mondiale d’atletica leggera, che le ha consentito di gareggiare a Rio, dove ha vinto gli 800 metri, migliorando il tempo registrato a Berlino.
Prima di Rio, le regole del Cio erano le seguenti: per gareggiare, l’atleta transgender, donna o uomo non importava, doveva sottoporsi a intervento chirurgico e a un minimo di 2 anni di terapia ormonale. Da Rio, a decidere è il livello di testosterone nel sangue. Per gareggiare da donna non è più necessario l’intervento chirurgico, ma è obbligatorio che il livello di testosterone sia inferiore a 10 nanogrammi per litro, mantenuto per almeno 1 anno. Per i transgender da donna a uomo non ci sono limiti da rispettare. Ovvio.
Ora la domanda che può proporre chi contesta il debutto di Tifanny nel campionato italiano di serie A2 è se la giocatrice ha svolto la trafila ed effettuato i controlli nell’ultimo anno, potendo dimostrare che i limiti non sono stati superati. Se è in regola, bisognerà adeguarsi.

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