Sanità, Ricci: «Cambio di passo con Ceriscioli, supportiamo percorso per nuovo ospedale»

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21 febbraio 2017

PESARO – «Con Luca Ceriscioli c’è un’impostazione nuova». Lo ha detto Matteo Ricci, intervenendo nel consiglio comunale sulle «prospettive della sanità» con il presidente della Regione, il direttore generale Marche Nord Maria Capalbo e il direttore dell’Area Vasta 1 Giovanni Fiorenzuolo. L’inversione di tendenza si declina in «più soldi, con un budget che consente di fare investimenti che prima non c’erano. Più personale, che migliora l’organizzazione; professionisti che hanno completato la struttura. E anche una strategia seria sull’ospedale e sul rapporto con il privato convenzionato». Quindi: «Non sono scomparsi i problemi, ancora oggi la sanità resta una delle criticità maggiori della città. Ma i passi avanti ci sono e i risultati si vedranno già dal 2017». Ha spiegato il sindaco: «La filosofia dell’azienda Marche Nord, nata nel 2009, era riequilibrare il sistema marchigiano. Fuori dai campanilismi, che erano stati un freno per lo sviluppo della sanità del nord delle Marche. Ma Spacca non ha fatto proprio questo regalo».

Aggiungendo: «La delibera per la costituzione dell’azienda è passata per un voto. Ed è stato il frutto di una battaglia emersa da questo territorio. Una sfida di autoriforma per due città che scommettevano nell’integrazione come risposta, verso un progetto di sviluppo. Ma poi a Marche Nord sono arrivate meno risorse, con la diminuzione del budget. Si è ridotto il personale e si sono persi tanti professionisti, oltre che un sacco di tempo nella decisione della struttura unica. E’ mancata una linea chiara sul rapporto con il privato convenzionato». Così, «negli anni 2009-2014, siamo andati indietro. Ne abbiamo preso consapevolezza e abbiamo fatto una battaglia politica: non è un caso che Ceriscioli faccia il presidente della Regione. Volevamo un’impostazione diversa e un equilibrio differente, anche in ambito sanitario. Un indirizzo nuovo, che ci facesse recuperare in termini di mobilità passiva». Ancora: «Va bene fare Marche Nord senza investimenti perché tanto, anche dal nord della regione, si continuerà a fare riferimento ad Ancona? Abbiamo visto che il meccanismo, sostenuto da alcuni, non funziona: una buon parte dei cittadini della provincia, se non trova risposta, va a nord. Verso il pubblico e verso il privato. Negli anni la conseguenza è stata la crescita a dismisura della mobilità passiva. Dovuta anche al fatto che organizzare l’ospedale su tre plessi è più che complicato. Per questo il nuovo ospedale non è ininfluente rispetto all’organizzazione. Non metterci il punto sopra avrebbe significato continuare a galleggiare nella transitorietà».

Ricci e Ceriscioli

Ricci e Ceriscioli

LO SCENARIO – Sull’ospedale: «I sindaci di Pesaro e Fano non si sono messi d’accordo prima e si è perso tempo. La Regione – ha evidenziato Ricci – ha scelto alla luce dei criteri indicati dai primi cittadini nella conferenza di area vasta. Penso che la decisione presa (Muraglia, ndr) sia la più realizzabile, quella di maggiore buon senso. A Ceriscioli adesso non diciamo noi che strumento scegliere per fare l’ospedale. Ci interessa che abbia detto che ci sono i soldi. Project financing, contratto di disponibilità o mutuo? Per noi cambia poco. Gli chiediamo solo di fare presto: prima si fa, prima riusciamo a dare una risposta pubblica alla sanità del territorio. Con un ospedale di eccellenze a servizio di tutta la provincia. Che non sarà tuttavia l’unico nosocomio provinciale». Sul privato convenzionato: «C’è ovunque: in provincia di Ancona, Macerata, Ascoli Piceno. E quando si va fuori regione, vedi Emilia Romagna, andiamo anche in strutture private. Per più della metà delle prestazioni. E pagano i cittadini marchigiani». Per cui, «più budget, più personale, ospedale pubblico realizzabile in tempo ragionevole: sono le prime cose da fare. Ma se a questo si abbina l’idea di portare nella nostra provincia, magari nella zona di Fano, una struttura che ci consenta di andare lì piuttosto che fuori regione, diminuendo la mobilità passiva, che cosa c’è di privatizzazione? Se stiamo dentro questo ragionamento, allora, abbiamo già adesso più della metà delle prestazioni privatizzate. Vogliamo fare in modo che qualcuno rimanga qua? Serve l’ospedale moderno e adeguato, ma anche avere un rapporto diverso con il privato convenzionato. Perché dobbiamo trasformare tutto in scontro ideologico? Non si privatizza niente: si sta cercando di costruire un meccanismo organizzativo più funzionale. Per recuperare gli anni in cui siamo andati indietro. Con Ceriscioli – ha osservato Ricci – abbiamo preso la strada giusta: arriveremo ad un sistema adeguato quando avremo fatto l’ospedale». Infine, il tema dei servizi territoriali: «Ci sono nuovi bisogni e necessità rispetto a cui riorganizzarli. Una grande opportunità è l’attuale sede del San Salvatore. Per fare sì che gli investimenti fatti in questi anni abbiano una logica, la mia idea è che la parte più nuova e ristrutturata venga messa a servizio della sanità territoriale. Raggruppando lì tutti gli ambulatori sparsi in città. Al tempo stesso si apre una sfida urbanistica per la parte vecchia. Possiamo ridisegnare quel pezzo di città considerato che riqualificheremo l’area dietro le caserme con le risorse in arrivo dal bando periferie. Magari con un concorso d’idee».

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