71 anni dopo, allo Sferisterio di Fano, torna il gioco del pallone col bracciale

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24 febbraio 2017

FANO – Domenica 26 febbraio si svolgerà un torneo all’italiana del Gioco del Pallone col Bracciale a partire dalle ore 10 fino alle ore 12 presso lo sferisterio di Fano, su viale XII Settembre (parcheggio ex carri di carnevale). A contendersi il trofeo scenderanno in campo le squadre di Fano, Mondolfo composte dai giocatori dell’ASD Amici del Pallone col Bracciale e Treia ASD Carlo Didimi. Alla fine del torneo le squadre sfileranno verso il Comune accompagnati dai figuranti delle rievocazioni storiche La Cacciata di Mondolfo e La Disfida di Treia, la premiazione avrà luogo presso la Sala della Concordia all’interno della residenza Comunale.

L’iniziativa si inserisce all’interno della Settimana “Carnevale è Arte” dando rilevanza a quello che è uno dei giochi nazionali italiani più antichi. Questo evento vuole essere l’inizio del recupero di una tradizione fanese di gioco: Fano è stato sempre un punto di riferimento importante del gioco tanto da costruire uno sferisterio che è rimasto nella storia del gioco per aver visto passare i migliori giocatori dell’ottocento e del novecento, quando in occasione di sfide importanti “faceva il pieno” di spettatori paganti per vedere le gesta degli atleti (Antonio Agostinelli detto il Bimbo, Frullani, Giulio Mazzoni nell’ottocento e Collina, Bruno Fulvi detto El Plé, Patriossi, Balilla, Tullio Rotatori, Edo Cibini, Mario Sestili, fino ai più recenti Pierfederici, Tripolini, Bartoloni, Silimbani, Rodolfo Sorcinelli, Orlando Rondini, Viscardo Roscetti, Varelli, Giulio Catalani, ecc.).

Dopo la seconda guerra Mondiale il gioco ha perso la sua attrazione e piano piano è scomparso dalle scene, rimanendo solo in quei paesi, in particolare Mondolfo e Treia dove la tradizione era più sentita. Si hanno notizie di giocatori fanesi che in occasione di una fiera a Santarcangelo di Romagna parteciparono il 9 settembre 1785 ad una famosa sfida tra due compagini, una Marchigiana formata da un certo Zandri di Scapecciano, Giubotto e Petrini di Fano ed un giocatore di San Costanzo ed una Romagnola.

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Nel 1828, come riporta Massimo Ceresani nel suo libro “Vivranno a lungo…” ci furono proteste da parte dei conti Ferri per i danni ed i disagi provocati dal pallone durante il gioco. Vi fu una controversia che si risolse in tribunale con una sentenza a favore dei giocatori di bracciale che si estrinsecò in un’ode che definì “traditori quei nobili che avrebbero voluto privare il popolo di quello svago così sano e tradizionale”. Negli anni del Fascismo, il gioco passò sotto l’egida dell’Opera Nazionale del Dopolavoro, ed anche in questo caso il fiduciario del OND sportivo “Alipio Montanari” di Fano, Sig. Alcide Ceresani era in prima linea nell’organizzare eventi di pallone col bracciale con i migliori giocatori professionisti o dilettanti delle varie cittadine delle Marche: Saltara, Serrungarina, Mombaroccio, Mondolfo, Treia, Corinaldo, Monsanvito e della Emilia Romagna, Bologna,Faenza, Bagnacavallo ecc.

I giocatori di Fano più famosi della seconda metà dell’ottocento sono stati il conte Livio Billi ed il Travaglini di cui Edmondo De Amicis nel suo libro dedicato al bracciale “Gli Azzurro e i Rossi” così li descrive: “…e appartiene alla famiglia dei giocatori raccolti e silenziosi, come il conte Livio Billi, da Fano. Questi è la figura più nobilmente virile della compagnia; una testa di Bruto piantata sopra un torso di Alcide; un giocatore ammirabile, non tanto per la grandiosità del gioco, quanto per la sicurezza del colpo e l’eleganza classica degli atteggiamenti e delle mosse, congiunta ad una dignità tranquilla, che né la vittoria né la sfortuna non muta”. “Con lui fa contrasto il Travaglini, un altro fanese impastato di polvere da foco, agile, nonostante la sua rotondità di grosso putto, e pieno di slancio e d’audacia, ma mutevole; che ha una curiosa rincorsa alla battuta, come se volesse sollevarsi da terra, a modo d’un santo rapito in estasi; ma che nell’ira non ha esclamazioni d’un santo”.
Nel novecento il giocatore di gran lunga più famoso, nativo di Bologna, ma stabilitosi poi a Fano è stato Enrico Collina che vanta il record della battuta più lunga che sia stata misurata; è stato il battitore più potente del suo periodo.
Alto al di sopra della media, quadrato, dai i bicipiti possenti e dall’occhio di lince (cit. A. Zecchini “Il più classico dei giochi”) è stato il beniamino della tifoseria Bolognese prima e fanese poi, negli anni venti e trenta. Successivamente divenne anche un’ottima spalla, quando a suo fianco nella squadra fanese, come battitore ebbe Edo Cibini, e come terzino il fratello Igino Cibini.

Igino si trasferì per motivi di lavoro a Macerata giocando nella squadra locale, e il suo posto di terzino a Fano fu ricoperto alternatamente da Guido Ferri, classe 1907, da Mancinelli, da Mauri Paolo, da Fulvi Bruno, potente battitore mancino, da Francesco Manna, da Solazzi ed anche dal 1946 da Luigi Ferri, figlio di Guido. Edo Cibini negli anni trenta, passò a Firenze dove giocò nella compagnia dei professionisti per un periodo piuttosto lungo. Da ricordare inoltre Tebaldi Turiddu, il “mandarino”, quel personaggio appartenente alla squadra, addetto al lancio della palla al battitore nell’atto della battuta, ritenuto a torto di second’ordine ma importantissimo per il buon andamento del gioco.

Altro personaggio importante e caratteristico era il chiamatore dei punti impersonato a Fano da Ugo Battisti detto “Sversulin” che aveva il compito di tenere il punteggio e chiamare ad alta voce i quindici ed i giochi delle rispettive squadre. Da ultimo ma non per importanza veniva il pallonaio che aveva in gestione la custodia e la manutenzione dei palloni che dovevano essere bagnati ingrassati, messi al sole, ma non troppo, e gonfiati prima di essere consegnati al mandarino per la battuta. Inoltre quando si scucivano dovevano essere ricuciti: per far questo occorreva un ottimo calzolaio-pallonaio. A Fano i due migliori erano Ernesto Paci e Nello, molto conosciuti ed apprezzati nell’ambiente pallonistico. C’era anche una nota caratteristica data da Mercanti, un ometto che riusciva a camminare in equilibrio sul muro dello sferisterio per andare a recuperare i palloni che finivano sui tetti delle case costruite a ridosso dello stesso muro.

Le squadre fanesi hanno partecipato a molti campionati regionali e italiano dilettanti fino quello del 1946 disputatosi presso lo sferisterio di Via Irnerio a Bologna. Poi è venuto l’oblio con la successiva occupazione dello sferisterio per farne i capannoni per la costruzione dei carri allegorici della Carnevalesca, fino al recupero dell’area avvenuta qualche anno fa.

L’organizzazione è a cura di Matteo Mazzanti dell’ “Associazione Amici del Pallone col Bracciale” di Mondolfo.
Saranno presenti, dal Comune di Treia, l’Ente Disfida Città di Treia, rappresentato dall’assessore allo sport David Buschittari e l’assessore Adriano Spoletini.
Sarà presente anche Valter Romagnoli delegato nazionale per il Gioco del Pallone col Bracciale della Federazione Italiana Palla a Pugno.

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