Volley A2: Caso Tifanny, Cio e Fivb se ne lavano le mani, ma appare evidente che la giocatrice non sia in regola: “Coni e Fipav diano il permesso ai transgender”

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4 marzo 2017

Tifanny Abreu

Tifanny Abreu

La notizia è clamorosa: Tifanny Pereira de Abreu, ingaggiata dalla Golem Software Palmi, gioca senza il… permesso. Che dovrebbero darle il Coni e la Fipav. Ovvero Comitato Olimpico Nazionale Italiano e Federazione Italiana Pallavolo. Roba da matti!

Avevamo visto giusto, lo scorso 22 febbraio, raccontando che la transgender brasiliana non era stata sottoposta ai controlli per verificare se rispettava le norme del Cio.

Seguendo la più elementare regola del giornalismo, eravamo andati alla fonte, sollecitando il Cio (Ioc, International Olympic Committee) a risponderci se Tifanny aveva eseguito i controlli del caso, come da protocollo del Comitato Olimpico Internazionale. La risposta era stata incredibile: “Si rivolga alla Fivb, la federazione internazionale di pallavolo”. Detto e fatto e ancora una volta avevamo cozzato contro una… saponetta.

“Le norme che regolano gli eventi sportivi della Fivb stabiliscono che il sesso sia abitualmente stabilito attraverso il certificato di nascita del giocatore. Nel caso di Tifanny Pereira de Abreu, la Fivb ha accettato la riassegnazione del suo sesso basata nell’emissione del nuovo passaporto da parte delle autorità brasiliane che confermano che lei è donna”.

Stasera, però, è emersa una novità clamorosa, raccontata dal presidente della Lega Pallavolo Serie A Femminile in un’intervista concessa a Rai Sport che trasmetteva in diretta le semifinali di Coppa Italia:

“Con grande sorpresa – ha detto Fabris – oggi abbiamo ricevuto una lettera con cui, sostanzialmente, la Fivb rimette alla Federazione Italiana Pallavolo e al Coni le decisioni sulla presenza dei transgender nel campionato femminile. Francamente, questo dimostra ciò che noi temevamo: un buco nella normativa, se è vero che la Fivb, federazione internazionale pallavolo, che non sono applicabili le normative generali del Cio in materia. Quindi rimette la questione a un regolamento che dovrà essere approvato da Coni e Fipav. A questo punto, rinnoviamo l’appello a questi due enti di definire la questione…”.

Ponzio Pilato era un dilettante.

La realtà è evidente, come solo pu24.it aveva anticipato: se l’Ioc se ne lava le mani, ignorando di avere emanato – novembre 2015 – regole sulla “riassegnazione del sesso” e la Fivb prima risponde che conta il passaporto, poi gira nelle mani di Coni e Fipav la questione, significa che Tifanny sta giocando senza essere in possesso di un’autorizzazione. Meno che meno di un documento che attesti che è stata sottoposta ai controlli di un anno per la verifica del livello di testosterone.

Lo scrivo con grande dispiacere, perché alla fine lei è una vittima, ma appare scontato che non possa giocare nel campionato femminile italiano.

Resta il massimo disprezzo per dirigenti che – non si capisce con quale ragione se non un quieto vivere politico – non sono stati capaci di rispondere correttamente alle nostre precise richieste sulla situazione della giocatrice, tanto meno di fare rispettare regole che pure si sono dati (Ioc). A tal proposito, come non sorridere ripensando alle parole di Giovanni Malagò, presidente del Coni, che invocava – “se è tutto in regola” – le scuse a Tifanny. E a chi si sentirà imbrogliato da tutta la vicenda, niente?

Anticipando – in esclusiva – dell’imminente ingaggio della transgender, scrivemmo che nel cielo del volley italiano si stavano avvicinando nuvole che minacciavano temporale. Forse, al momento, abbiamo assistito alla semplice minaccia.

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