Bucchi-Vuelle, storia di un matrimonio scoppiato

di 

9 marzo 2017

Vuelle-Capo d'OrlandoPESARO – Ci sono matrimoni destinati a durare nel tempo, dove le due parti sono accumunate da un amore reciproco e la stessa passione, poi ci sono quelli d’interesse, dove a tener unita la coppia è sua maestà il denaro o la sua mancanza, quello che ti costringe a rimanere insieme anche se l’amore è finito da un pezzo. Poi ci sono quelli combinati, quelli con una scadenza a termine, una sorta di contratto firmato perché in giro non si è trovato di meglio, ma non si ha voglia di rimanere soli e allora cerchi di andare d’accordo – non d’amore – fino a quando ti resta comodo.

Il matrimonio sportivo tra Piero Bucchi e la Victoria Libertas faceva parte di quest’ultima categoria, con il coach riminese che la scorsa estate aveva appena divorziato da Brindisi, dopo cinque anni di buona convivenza e guardandosi in giro si era accorto che l’unica panchina rimasta libera in serie A era quella di Pesaro. Non la più bella della compagnia e neanche quella più ricca, ma forse anche per non rimanere a spasso aveva deciso di impegnarsi per un paio d’anni, a cifre sicuramente più modeste rispetto a quelle che fosse abituato, ma per Pesaro era stato un matrimonio costoso, perché quello precedente era sicuramente meno oneroso per le casse biancorosse.

Dopo un mesetto passato a conoscersi reciprocamente, erano cominciate le prime incomprensioni, soprattutto per colpa dei giocatori, non proprio degli angioletti e neanche dotati di questo gran talento, ma fino a novembre le cose erano andate discretamente, anche se era chiaro che Bucchi avrebbe voluto la possibilità di porre subito rimedio agli errori commessi nella costruzione della squadra, errori in ogni caso avallati anche dallo stesso coach. Poi sono cominciate ad arrivare le sconfitte al fotofinish, quelle dove la mancanza di talento e di lucidità tecnica non permettevano alla Vuelle di uscire vincente dalle lotte all’ultimo secondo e allora ecco che arriva la frase da cui sono nati tutti i dissapori: “Noi siamo questi”.

Frase laconica, ma assolutamente condivisibile, che apriva le porte a tutti i problemi che sarebbero arrivati in seguito. “Noi siamo questi” voleva dire che Bucchi aveva capito che quella Vuelle avrebbe avuto bisogno di rinforzi urgenti, altrimenti la retrocessione sarebbe stata inevitabile, ma la richiesta non è mai stata accolta dalla dirigenza biancorossa, colpevole di non essere riuscita a trovare nuove risorse economiche per riandare subito sul mercato e da dicembre è ufficialmente iniziata la separazione tra le due parti anche se, come spesso capita nei matrimoni veri, si era deciso di andare avanti, almeno fino alla fine della stagione, anche se l’amore era finito da un pezzo.

Ma se non ci credi più è difficile dare il meglio di te stesso e allora ti limiti a fare il compitino, che vuol dire che continui ad essere un professionista, continui a preparare le partite, fai tutto quello per cui vieni pagato, ma finisce lì. Se c’è da fare qualcosina in più non sempre lo fai, se c’è da parlare con un giocatore di cose extracestistiche a volte lo ritieni superfluo. Insomma come il classico studente soddisfatto di portare a casa la sufficienza, ma quando il professore gli fa un’altra domanda per alzare il voto declina l’offerta e si accontenta del 6.

E allora sono cominciati i dispetti, quelli che: ma Jasaitis chi lo ha scelto? “Io no – dice Bucchi – non sapevo neanche che era stato operato!” “No, no – rispondono in società – lo ha voluto Bucchi, anzi era una delle condizioni che aveva posto per venire a Pesaro”. Quelli che: “Tu non mi compri nessuno e allora io faccio come mi pare e tengo Zavackas in panchina tutte le partite”. Quelli che: “L’allenatore sono io e faccio partire il mio giocatore più talentuoso – Thornton – dalla panchina”. Quelli che: “Ti serve un playmaker e io ti prendo due guardie (Hazell e Clarke)”.

Dispettucci da innamorati, ma l’amore è finito da un pezzo e la litigata era dietro l’angolo, aspettava solo il giusto innesto, arrivato ufficiosamente per il disaccordo sulla firma di Rotnei Clarke, ma è stata solo la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, c’era solo da aspettare di raccogliere i cocci.

In tutto questo, a rimetterci sono i figli, quei quattromila tifosi che speravano che si andasse avanti lo stesso almeno fino a maggio, che speravano che le due parti riuscissero a salvare la situazione prima dell’inevitabile divorzio, che si trovasse il modo di andare d’accordo, almeno in apparenza, con l’obiettivo comune di far rimanere Pesaro in serie A.

Invece si è dovuti arrivare alla separazione, nel momento più delicato della stagione e questo la dice lunga sul livello di nervosismo che regna in casa Vuelle, con quei litigi tra Bucchi e i giocatori, tra Bucchi e la società che ormai non si potevano più nascondere. Difficile in questo momento capirci qualcosa, capire chi prenderà in mano le redini della situazione, in una stagione che definire particolare è un eufemismo, nata male e destinata a proseguire sulla stessa falsariga, passata a negare l’evidenza e a darsi frecciatine reciproche, che hanno avuto come unico risultato quello di non essere mai riusciti a creare il famigerato gruppo, con un allenatore che non ha mai preso a cuore la situazione, una società che non ha mai voluto ammettere di essere in totale confusione e dei giocatori che, non essendo Pesaro in cima ai loro pensieri, hanno finora vivacchiato, non mettendoci mai il cuore.

Per adesso la squadra è stata affidata a Spiro Leka, finora vice di Bucchi, dopo essere stato il terzo coach l’anno scorso, dietro a Paolini e Badioli, ma la soluzione più logica ci sembra debba essere quella di affidare la squadra a Stefano Cioppi, che questa Vuelle l’ha costruita e che la conosce meglio di tutti. Altrimenti, dopo l’abbandono di Bucchi, ce ne sarebbe di fatto un altro da parte della società, che manderebbe in prima linea Spiro Leka, invece di prendersi la totale responsabilità di una situazione che rischia di esplodergli tra le mani.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>