Che corso ha l’amore? Il rapporto fra filosofia e sentimento nella rubrica di de.Sidera

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10 marzo 2017

Dott.ssa Arianna Finocchi*

Possono la filosofia e l’amore andare a braccetto? O meglio, può la filosofia farci comprendere qualcosa in più sull’amore? Secondo Alain de Botton, si!

NietzscheIl filosofo e scrittore francese ci dice che non dovremmo definire l’amore meraviglioso o disastroso, ma pensarlo come una cosa normale.

Se partiamo dal presupposto che, quando si parla di amore si viene riempiti o di considerazioni personali o di rifugi ideali, la narrativa sull’amore e di conseguenza le opinioni sul tema, oscillano tra due estremi piuttosto ingannevoli se non contestualizzati: la meraviglia e il disastro. Due estremi che ricalcano forse due momenti che non possono, da soli, dare la misura di un concetto così complesso, l’inizio (la meraviglia) e la fine (a volte, spesso, il disastro).

Solo nei film le storie d’amore si leggono in poche ore e si analizzano con la leggerezza di qualcosa visto dal di fuori, solo nell’immaginario è tutto meraviglia e tutto disastro, tutto sorrisi o tutto solo lacrime. È molto più complesso di così, l’amore vissuto dal di dentro: è forse lacrime miste a sorrisi e inspiegabili risate seguite da lunghi pianti….insomma, in amore è importante saper leggere tra le righe!

«Occorre esplorare la via di mezzo tra le giornate di sole e il tutto-grigio» dice il nostro filosofo dei sentimenti, addentrarsi dunque nella fitta rete del non detto, del taciuto ma sentito, del sorvolato ma percepito, bisogna vedere nell’ottica di un viaggio, un percorso tra più dimensioni e non semplicemente una passeggiata unidirezionale e unidimensionale. Si racconta troppo l’inizio e la fine, tralasciando tutto il resto, invece l’amore va chirurgicamente sezionato, per scoprirne le dimensioni, le sezioni, le contorte circonvulsioni che lo avvolgono e che ne collegano le ambienti: quelli freddi della fine, quelli bollenti dell’inizio e quelli familiari, teneri e a volte noiosi della abitudinaria quotidianità, che può rivelarsi però, meravigliosamente dolce e confortante.

Valutare non vuol necessariamente dire togliere all’amore la sua meritata e giusta dose di romanticismo, ma semplicemente guardarlo da una prospettiva reale, che non vuol dire non-romantica e poi, mutuando le parole di de Botton, “Se mettiamo in discussione il modello romantico non è per distruggere l’amore, ma per salvarlo”: il romanticismo è stato a volte un disastro per le relazioni. Ha avuto un impatto devastante sulla capacità di condurre una vita emotiva gratificante. Immaginiamoci le aspettative, le speranze riposte nella grande magia che è il vero amore, tutto il resto è niente e se non si ha la fortuna di conoscere la magia che tanto il romanticismo declama, non si conoscerà mai l’amore. È arrivato dunque il momento di un nuovo e più promettente futuro post-romantico dell’amore.

Gli antichi greci avevano una visione pedagogica dell’amore: le relazioni erano uno scambio in cui due persone si aiutavano a vicenda”, spiega Alain de Botton. “Il compito del partner è spingerci a diventare la versione migliore di noi stessi, aprendo una finestra sui nostri difetti e sulle nostre potenzialità”.

Le fasi della relazione che seguono l’innamoramento ci mostrano come sia possibile “imparare” ad amare o di nuovo ad amarsi, di un amore più razionale e a volte, perché no, meno romantico, forse, ma proprio per questo più profondo. Grandi gioie, ma anche continue discussioni per le piccole cose, le delusioni, le aspettative non corrisposte, i tradimenti. Un percorso sconnesso, ma che spinge ad una riflessione originale sulle relazioni.

ragazzi-amoreIl vero amore è diverso da come spesso lo idealizziamo: è un mestiere che dobbiamo imparare con il passare del tempo perché sinceramente amare è una delle cose più faticose, impegnative e dure al mondo e il vero amore è un mestiere che possiamo e dobbiamo imparare con il passare del tempo: in amore bisogna essere buoni insegnanti e studenti diligenti!

“Non siamo preparati agli stupidi litigi quotidiani, al calo della libido né a far fronte alle tentazioni che ci arrivano dall’esterno. Il matrimonio è soprattutto questo, ma noi non lo sappiamo e crediamo di aver sbagliato tutto”.

Ricordiamo che volersi bene è un’arte difficile e meravigliosa, una via dai paesaggi straordinari e dalle ripide salite, non è sempre necessario spianarle, basta un po’ di allenamento per affrontarle con più fiato nei polmoni.

Per dirla con il filosofo dunque: “è possibile continuare a vivere felici e contenti, oltre il classico e vissero tutti felici e contenti”

*Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa

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