LA RECENSIONE: Fuori tuoni e fulmini, dentro le confessioni… segrete di “Mariti e Mogli”. Al Rossini la brillante commedia con Guerritore, Reggiani, Bontempo e Zavatteri

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10 marzo 2017

Dario Delle Noci

PESARO – Sarà per una parte ereditaria di dna partenopeo, sarà perché ha avuto il prestigio di essere stata diretta, giovanissima, da mostri sacri della regia come Strehler e De Sica, sarà l’aver affiancato attori del calibro del nostro concittadino Glauco Mauri, sarà perché oltre quarant’anni di scena sono un gran bel retroterra ma Monica Guerritore è quella che si dice un’artista a tutto tondo. La sua ecletticità è tale che neppure qualche ruolo in una pochade degli anni settanta ne ha appannato l’immagine. Le è in piena simbiosi, sulla scena Francesca Reggiani, ormai lontana dalla TV delle ragazze che le fece guadagnare una meritata popolarità. Un’attrice estroversa che sprigiona simpatia ma che sa essere discreta in una recitazione spontanea e veritiera. Ecco, queste sono le premesse per una commedia frizzante e intelligente, non a caso di Woody Allen principe dell’ironia soprattutto quando a farla da padrone sono le crisi di coppia piuttosto che lo spaccato della società di ieri e di oggi. Alla loro altezza di staglia la coppia al maschile, i mariti delle due primedonne Pietro Bontempo e Antonio Zavatteri entrambi caratteri da palcoscenico con alle spalle il primo (peraltro doppiatore) l’Accademia d’Arte Drammatica della Capitale, l’altro un’analoga prestigiosa scuola di recitazione ligure.

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LA SINOSSI: “Tutto in una notte”, proprio come il celebre cult movie degli anni ’80. Già, una notte di tempesta che diventa una notte da tregenda quando i personaggi saranno costretti, loro malgrado, a socializzare oltre ogni limite in una sala da ballo mentre fuori infuriano lampi, tuoni e pioggia scrosciante. Scrosciante come le verità taciute e rivelate dai protagonisti. A dare il “la” saranno Sally (Guerritore) e Jack (Bontempo) che inizieranno le “danze” (è proprio il caso di dirlo vista l’ambientazione) rivelando la loro prossima separazione e, a cascata, Judy (Reggiani) e il marito (Zavatteri) partiranno dal dispiacere per gli amici dando la stura alle loro stesse defaiances amorose. Lì, tavolo comune e maxidivano, emergeranno tradimenti, divorzi, sofferenze, confessioni. comprensioni e incomprensioni in un guazzabuglio da cui non ci si salva. Quantomeno questo è quello vuol fare apparire Gabe, l’autore, che trasmette le sue di sofferenze. Il resto lo fa il tocco magico dell’intramontabile Allen (tradotto da Giorgio Mariuzzo) adattato dalla stessa Guerritore che ne cura anche la regia. Qualcuno ha scritto che c’è un’assonanza tra questa piece e “sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello. In effetti qualche spunto c’è ma in “Mariti e Mogli” c’è tutta la contemporaneità che ciascuno di noi vive giorno per giorno in una vita proiettata fuori o, come in questo caso, in una sala da ballo che non è un posto per pochi eletti, tutt’altro. Decisamente scarna la scenografia ma passa in secondo piano grazie al pieno affiatamento della compagnia e alla costante musica jazz (Louis Amstrong, intramontabile) colonna sonora del lavoro. Un po’ carente l’acustica per alcuni tra i protagonisti. Ma non è mancato il diaframma ai prim’attori. Apprezzabile e, va detto, decisamente riuscito il dialogo in ribalta, gli assolo tipici di Allen riproposti dal gruppo. E’ forse, a tratti, mancato un po’ di ritmo ma il grande schermo ha anche grandi mezzi per vivacizzare tempi e spazi. In ogni caso un paio d’ore godibili che il pubblico del Rossini ha sottolineato con applausi, soprattutto rivolti alla Guerritore appena entrata in scena (la popolarità ha sempre e da sempre il suo peso, ndr.) e alla Reggiani. Simpatico e caloroso il contatto finale col pubblico, scendendo al parterre, che fa del teatro in sé uno spettacolo nello spettacolo. Certo, Woody Allen è un’altra cosa su un altro pianeta ma questo non sminuisce lo sforzo e il successo, tutto sommato, della compagnia. E il messaggio, tra una risata e una battuta grassa ma accettabile, passa e lascia allo spettatore il tempo di riflettere sul fatto che nulla è mai quello che sembra, che lei e lui hanno bisogno, a una certa età, di evasione e di conferme. Ma questa è filosofia spicciola che ci perdonerete se concluderemo affermando che i valori, quelli sì, rimangono i valori. O no…?

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