Volley A2, Tifanny non è più un caso: la Fipav ha concesso alla giocatrice di Palmi il nulla osta all’attività sportiva

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19 marzo 2017

Tifanny Abreu

Tifanny Abreu

Il caso Tifanny, al secolo Tifanny Pereira de Abreu, non è più un caso, anche se verrebbe da scrivere… non sarebbe più un caso. La Fipav, Federazione Italiana Pallavolo, ha concesso alla giocatrice brasiliana tesserata da Palmi il nulla osta all’attività pallavolistica in tutto il territorio nazionale.

Lo ha fatto con una lettera, firmata dal segretario generale Alberto Rabiti, inviata sabato alla Lega Pallavolo Serie A Femminile nella persona del direttore generale Piero Rebaudengo, avente per oggetto la regolamentazione federale in materia di Transgender.

In sole 24 ore – conoscendo la tempestività delle federazioni sportive siamo davvero sorpresi positivamente, la Fipav ha risposto alla lettera datata venerdì della Lega Pallavolo, comunicando che “il medico federale dottor Sergio Cameli, ricevuta tutta la documentazione necessaria, ha rilasciato il proprio nulla osta all’attività pallavolistica” di Tifanny.

Dunque, avendo rispettato le norme del Cio che prescrivono un anno di controllo del livello di testosterone, che deve essere inferiore ai 10 nanogrammi litro, già prima di incominciare l’attività sportiva, dovranno adeguarsi tutti, a incominciare dalle altre società partecipanti al campionato di serie A2. Da ieri, Tifanny è una giocatrice della serie A2. Queste sono le norme del Cio, che pure ignora i vantaggi di una transgender, a incominciare dalla mancanza del ciclo mensile.

Io credo che l’intervento più corretto a tal proposito sia stato firmato dal professor Gian Paolo Chittolini, preparatore atletico della Liu Jo Modena, un grande esperto. Un intervento che riporto parzialmente in corsivo.

Nel novembre 2015 si è tenuto un “Consensus meeting” del CIO, al quale hanno preso parte 20 esperti mondiali di varie specialità mediche ed esperti legali, per definire i criteri di riassegnazione del sesso nello sport. Queste linee guida hanno stabilito che: (a) i trans-atleti non devono essere esclusi dallo sport e compito delle organizzazioni sportive è garantire la lealtà delle competizioni; (b) il cambiamento chirurgico del sesso anatomico non è più un requisito preliminare; (c) coloro che transitano dal sesso femminile a quello maschile sono idonei a competere senza nessuna restrizione; (d) coloro che transitano dal sesso maschile a quello femminile sono idonei a competere alle seguenti condizioni: (a) la dichiarazione di identità femminile a fini sportivi non può variare per un minimo di 4 anni; (b) l’atleta deve dimostrare che i suoi livelli ematici di testosterone sono stati sotto i 10 nmol/L per almeno 12 mesi prima dell’esordio in campo femminile; (c) i livelli di testosterone devono continuare a rimanere sotto i 10 nmol/L (nanomoli /litro) per tutto il periodo di attività sportiva; (d) se i test evidenziano uno spostamento da tali valori, l’atleta sarà sospesa per 12 mesi. In sintesi, si accetta nella categoria femminile chi ha i parametri fisici della donna e si evitano situazioni di border-line.

Ma i problemi non sono risolti con queste dichiarazioni poiché mancano ancora le linee operative. Chi fa i controlli? Ogni quanto tempo? A chi spetta valutare i risultati? Se a tutto questo si può porre rimedio in qualche modo, subentra invece un problema la cui soluzione appare molto più complessa dal punto di vista propriamente fisiologico e agonistico.

I livelli di testosterone, prima, e soprattutto dopo l’operazione possono rientrare nella norma stabilita. Ma durante l’età della crescita i livelli di testosterone e di altri ormoni hanno determinato al transessuale uno sviluppo muscolo-scheletrico e un’antropometria maschile. Altrettanto si può dire di alcune vie metaboliche energetiche che presentano differenze sessuali a favore dei maschi. Quindi limitare la sola differenziazione a livello ormonale del testosterone è riduttivo. Esiste anche un campo poco esplorato nella relazione ormoni SNC. Ciò non toglie che le norme di diritto pongano le regole da osservare, che prevalgono su quelle sportive. Forse a molti non è chiaro quali siano abitualmente i valori di testosterone negli atleti.

Il sistema internazionale delle unità di misura prevede per il dosaggio ematico del testosterone l’unità nmol/L (nanomoli/litro); in molti laboratori è ancora in uso l’unità ng/ml (nanogrammi/millilitro).  La conversione di 10 nmol/L corrisponde a 2,88 ng/ml.

Avendo lavorato per molti anni nel volley maschile e femminile di alto livello come preparatore atletico, ho verificato direttamente nelle  mie squadre  che nelle femmine i valori erano abitualmente attorno 0,2/0,4 ng/ml( nanogrammi/millilitro )con qualche punta a 0,6 ng/ml, mentre nei maschi si arrivava attorno ai 4,2 ng/ml.

È molto più verosimile trovare valori di 2,88 ng/ml negli atleti maschi che non nelle atlete femmine, però questo è il limite fissato dal CIO per potere partecipare a competizioni femminili .Le differenze di prestazioni atletiche fra maschi e femmine sono sotto gli occhi di tutti (ad es. i record del mondo 100 mt 9″58 Man 10″49 W significa circa 10 mt., lungo 8,95 M 7,52 W, giavellotto 98,48 M 72,28 W , si consideri poi che il giavellotto degli uomini pesa 200 gr in più 600/800). Nel gioco di squadra i parametri fisici vengono addirittura moltiplicati visto che le abilità e la destrezza sono caratteristiche proprie delle attività di gioco. Risulta chiaro che il passaggio da uomo a donna favorisce notevolmente il transessuale in ambito sportivo. È ovvio che bisogna battersi contro ogni discriminazione nel permettere di praticare sport a chi è passato dal sesso maschile a quello femminile. La questione si pone in modo molto diverso se si tratta di sport professionistico…

Il professor Chittolini si è posto anche una legittima domanda: chi fa i controlli? Nel caso di Tifanny, chi li ha fatti? Sarebbe lecito dare risposte precise per evitare che, anche dopo il nulla osta della Fipav, continuino a fiorire domande – talvolta legittime – dubbi, anche insinuazioni che non fanno bene alla pallavolo, al campionato di serie A2, alla stessa giocatrice e di conseguenza alla sua società.  Ma se in pochi giorni la Fipav prima ha dovuto prendere atto che la Fivb, la federazione internazionale, le aveva scaricato la questione, non ci si può non chiedere come abbia fatto in 24 ore ad avere i dati degli esami. Per evitare ogni equivoco, fermo restando che condividiamo al 100 per 100 quanto sostiene il professor Chittolini, sarebbe bastato che al momento della richiesta di tesseramento la giocatrice e la Golem Software Palmi avessero presentato la documentazione di controlli iniziati almeno nel gennaio 2016 e avrebbero messo a tacere tutti. Perché non lhanno fatto?

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