L’opinione di Candelora: I significati dell’impresa del Fano a Parma

Sandro Candelora

FANO – Noi non sappiamo se l’Alma si salverà, chè il verdetto finale lo conoscono solo le stelle ed è ancora tutto da scrivere sul campo con sudore, lacrime e sangue. Quel che appare certo è che una giornata come quella vissuta al ‘Tardini’ la ricorderemo per un pezzo e insieme a noi tutto il popolo granata, che ne serberà la memoria tra le cose più care, quelle che entrano di diritto nell’immaginario collettivo. E’ una vittoria che vale oro, in chiave permanenza in Legapro, consentendo a Fioretti e compagni di distanziare diverse ruote avversarie e di altre tenere l’immediata scia, in attesa del delicatissimo rush finale in cui si dovrà sbagliare il meno possibile, anzi praticamente niente. Idealmente vendica la sconfitta patita all’andata, frutto di una distrazione conclusiva che inficiò un esito, quasi messo agli atti, da nulla di fatto.

Parma-Fano

Un’azione di Parma-Fano (Foto tratta dal Facebook Parma Calcio 1913)

L’aver fatto saltare in maniera clamorosa un pronostico obiettivamente avverso, se non addirittura chiuso, insegna che in ogni gara si parte alla pari ed è solo ciò che si butta sul rettangolo verde, in termini di qualità, spirito di sacrificio e unione di intenti, a far pendere la bilancia da una parte o dall’altra. Con buona pace dei nomi altisonanti e dei milioni spesi a palate da chi ancora si ostina a credere che le vittorie siano direttamente proporzionali ai soldi scialacquati ai quattro venti. Il colpaccio, di enorme importanza anche in termini psicologici (nel calcio l’aspetto mentale conta come e più di un gol), conferma inoltre quella che appena un mese addietro era ancora una pallida speranza.

Con Cuttone si è in effetti inaugurato un nuovo corso fatto di scelte tattiche e tecniche azzeccate, di motivazione alle stelle (il rinato Menegatti ne è il più valido esempio), di disponibilità alla lotta continua. Fino alla fine. Merito suo, in primis, ma pure dei giocatori, tutti indistintamente, che lo stanno assecondando fedelmente.

E nell’encomio mettiamoci persino Gabellini, che quasi in zona Cesarini mercé investimenti oculati e scelte improrogabili (e per fortuna non tardive) ha saputo rimettere in careggiata una vettura che sembrava impazzita. Il porto è lontano, certo, e le insidie sulla rotta tracciata permangono numerose. Ma il vascello è stabile, la ciurma compatta e al timone c’è un nocchiero che sa il fatto suo. A gonfiare le vele soffia poi il vento della passione di una piazza che non si è mai arresa né mai lo farà. Perché sa di meritare quanto ha conquistato con enorme sofferenza. E che ora sta difendendo con ogni fibra della sua grande anima.

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