Reggio mette il dito nella piaga di difetti e interrogativi della Consultinvest

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20 marzo 2017

PESARO – Nel consueto articolo di presentazione del match pubblicato il venerdì dal nostro sito, ci auguravamo di trovarci di fronte una Grissin Bon in crisi, unica speranza per poter provare a vincere la partita. Ma nonostante venisse da tre sconfitte consecutive – o forse proprio per questo – Reggio Emilia aveva bisogno della vittoria per inseguire i playoff e a parità di motivazioni, la Vuelle è praticamente certa di non portare a casa i due punti. Indipendentemente dall’avversaria che si trovi di fronte. Perché è ormai chiaro che la Consultinvest è la formazione meno attrezzata delle sedici di serie A.

Pesaro ci ha provato, almeno nel primo tempo, fino a quando si è giocato a chi fa più punti, dimenticandosi della fase difensiva, ma c’erano altri 20 minuti da giocare ed è bastata una zona tre-due ordinata da coach Menetti, per mettere completamente in difficoltà la Vuelle, che per vincere avrebbe avuto bisogno di una percentuale differente, rispetto al canonico 33% dall’arco che ormai è diventata una triste consuetudine in questa stagione, nonostante siano arrivati due tiratori, o presunti tali, al posto di Fields e Harrow, ma Hazell continua ad essere un oggetto misterioso e il neo arrivato Clarke ha bisogno di qualche altro giorno per aggiustare la mira.

Spiro Leka a colloquio con la squadra in un time out (Foto Filippo Baioni)

Spiro Leka a colloquio con la squadra in un time out (Foto Filippo Baioni)

Si diceva della difesa e anche coach Spiro Leka, nelle interviste post partita, ha dichiarato che subendo 90 punti non c’è nessuna possibilità di vincere e che giocare a chi segna di più, ci porterebbe dritto dritto in serie A2, ma perché la Vuelle di Leka difende meno rispetto a quella di Bucchi? In fondo è la stessa squadra, con la sola eccezione di Clarke al posto di Harrow e non è che Ryan sia stato un mastino nelle sue 22 partite giocate in maglia Vuelle. Domanda difficile, con la sensazione che molto dipenda dall’atteggiamento personale, più che da una brutta organizzazione, atteggiamento difensivo che non ha mai fatto parte del campionario di Jarrod Jones, che rimane un attaccante coi fiocchi, ma che ancora non riesce a girarsi dalla parte giusta di un raddoppio, finendo per incasinare anche i compagni, costretti a scalare e ad inseguire gli avversari con quel mezzo secondo di ritardo. Difesa che non è mai stato in grado di garantire capitan Gazzotti, sempre in difficoltà contro qualsiasi numero quattro abbia incontrato in questa stagione, che fatica ad esprimere Jasaitis, volenteroso ma in palese difficoltà quando aumenta la fisicità, che esprimono a sprazzi Hazell e Thornton, che non può essere il punto di forza di Clarke, troppo piccolo per poter dire la sua e che Ceron esegue una partita sì e una no e contro Reggio Emila si è vista solo la seconda versione. Mettiamoci in conto anche l’ingenuità di Nnoko e i conti difficilmente potranno tornare, se coach Leka non riuscirà a ottenere almeno lo stesso atteggiamento difensivo dai suoi giocatori, quello che sotto la gestione Bucchi, aveva consentito alla Consultinvest di vincere sette partite.

C’è da dire che qualche miglioramento in fase offensiva si è visto, con il primo alley-oop per Nnoko, una maggiore propensione al gioco in velocità e una ricerca del passaggio smarcante, ma i problemi da risolvere rimangono tanti, a partire dal tiro da tre, che entra poco e viene scagliato troppe volte, dato che delle 62 conclusioni prese dalla Vuelle, ben 33 sono state dai 6.75, troppe, soprattutto considerando che Reggio Emilia ha giocato l’intero secondo tempo con Cervi e Reynolds gravati di quattro falli e un pallone pulito dalle parti di Nnoko non è più arrivato. Si sperava che Clarke possedesse la bacchetta magica e, come per incanto, fosse in grado di risolvere tutti i problemi, ma il buon Rotnei è un finto play, che fatica a servire i compagni sul pick and roll e non ha la mentalità da regista e forse sarebbe il caso di sfruttarlo per le sue doti balistiche, lasciando il bastone del comando nelle mani di Thornton, con tutti i rischi ben noti fin dalla prima giornata.

I PIU’…..

Rimbalzi: 34 a 29 per la Vuelle, con Jones a quota 9, Nnoko a quota 8 e i 6 di Jasaitis, dei quali tre offensivi di pura esperienza.

Marcus Thornton: E’ arrivato Hazell, è arrivato Clarke, ma Marcus rimane il vero ago della bilancia della Vuelle, l’unico in grado di prendersi un tiro dal palleggio e con la testa “giusta” per infischiarsene di tutto ed essere decisivo nei momenti importanti.

Jarrod Jones: I 12 tiri presi rappresentano uno dei minimi stagionali per Jones, che comunque rimane nelle sue medie, sia nei punti segnati (20), che nei rimbalzi (9), ma spesso tutto quello che fa di buono in fase offensiva, viene vanificato dalle disattenzioni in quella difensiva.

 

….. E I MENO DELLA SFIDA PESARO – REGGIO EMILIA

Jeremy Hazell: Le sue sette conclusioni da tre, sono state le più pulite della Vuelle, quelle arrivate al termine di una bella circolazione di palla, in grado di liberare dall’arco il tiratore, peccato che non gliene sia entrata una, non per sfortuna, ma proprio per scarsa mira e per un rilascio del pallone per lo meno rivedibile.

Assist: Appena 11, perché playmaker si nasce e non ci si inventa e i giocatori biancorossi sono tutti nati senza il gene della regia.

Giulio Gazzotti e Donatas Zavackas: Finito l’esperimento di Varese, dove Zavackas era stato inserito addirittura in quintetto, si è tornati alla triste realtà, quella che vede i due giocatori utilizzati per appena 13 minuti complessivi, nei quali sono riusciti a catturare un rimbalzo a testa, commettere tre falli, non riuscendo mai a rendersi utile in difesa. Una precisazione: il mercato non è chiuso e volendo si farebbe ancora in tempo a comprare un quattro in grado di dare una mano alla Vuelle.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

VuelleNon è facile per un allenatore esordiente essere catapultato improvvisamente in serie A, volendo fare una paragone automobilistico, è come se, dopo essere stato la terza guida della tua monoposto, rimanendo sempre dietro le quinte senza farti notare troppo, ti ritrovi prima a coprire le spalle al pilota numero uno e l’anno successivo, a metà stagione, ti dicono che è arrivato il tuo turno di metterti alla guida della macchina, ma sotto il sedere non hai una Ferrari o una Mercedes, una di quelle che si guidano quasi da sola e devi solo stare attento a non farla finire fuori dalla pista, no, a te ti hanno dato una Sauber o una Toro Rosso, auto che di solito prendono un paio di secondi al giro e che per racimolare qualche punticino, devono sperare in qualche incidente di percorso delle macchine che le precedono. Il tuo capo meccanico ha provato a cambiare un paio di pezzi, ma i soldi non erano tanti ed è dovuto andare a prenderli in giro per il mondo tra quelli rimasti invenduti e la sostanza non è cambiata, perché al di là di qualche buon giro, l’auto continua ad andare a strappi, cedendo alla distanza, quando la benzina nel serbatoio comincia a scendere e vengono a galla tutti i problemi mai risolti in fase di costruzione.

Così, o sei un campione, uno di quelli baciati in fronte dal talento e che appena si siede alla guida fa subito il record della pista, oppure fai quello che puoi, cercando di fare andare la macchina nella giusta direzione, ma ogni tanto non riesci a tenerla in carreggiata e ti capita di finire lungo, non aiutato tra l’altro dal tuo box, che sembra aver perso fiducia nella possibilità di poter raccogliere qualche punticino, col presidente che ogni volta che ha un microfono davanti ne approfitta per dichiarare che a fine anno mollerà tutto, il capo meccanico che si rifiuta di parlare del pilota precedente, non essendosi lasciati in maniera troppo amichevole e una generale mancanza di comunicazione che non aiuta il rapporto con la tifoseria.

Lungo preambolo, per riaffermare che il buon Spiro Leka sta facendo quello che può, catapultato improvvisamente in una realtà diversa da quella a cui era abituato e alla quale ha risposto presente per amor di patria, essendo in ogni caso un allenatore con la Vuelle nel cuore, con le migliori intenzioni e con la voglia di dare il massimo, ma in campo ci vanno i giocatori, che invece la Vuelle la considerano solo una tappa – neanche troppo importante – della loro carriera e che senza una guida esperta, rischiano di deragliare al primo ostacolo.

La sconfitta con Reggio Emilia era in ogni caso prevedibile, in una giornata che non ha riservato brutte sorprese, con le sconfitte di Cremona e Caserta che hanno lasciato invariata la classifica nella zona pericolo, ma domenica la Consultinvest andrà a Trento, con poche speranze di raccogliere qualcosa, mentre la Vanoli ospiterà Sassari, squadra con qualche problema da risolvere, con la reale possibilità di presentarsi allo spareggio del 2 aprile, con le due formazioni appaiate a quota 14, spareggio che speriamo sia preso sul serio dalla società, che ancora non ha comunicato se farà tutto il possibile per riempire l’Adriatic Arena, facendo entrare il maggior numero di persone, tramite promozioni ad hoc, perché ribadiamo ancora una volta che, nonostante tutto, la salvezza è ancora nelle nostre mani.

DAGLI ALTRI PARQUET

Con qualche patema di troppo, l’Armani fa il suo dovere battendo la Vanoli nel più classico dei testacoda, con Milano che mantiene dieci punti di vantaggio sulle seconde, con Avellino che vince agevolmente con Sassari e Venezia che rifila venti punti ad una Torino falcidiata dagli infortuni. Capo d’Orlando mantiene il suo quarto posto, superando al fotofinish Caserta, mentre Trento si inserisce al quinto, grazie alla vittoria ottenuta su Pistoia nell’anticipo. Rientra nel giro playoff anche Cantù, che sotto la guida di coach Recalcati ottiene la sua terza vittoria consecutiva, a dimostrazione che per togliersi dai guai, basterebbe effettuare scelte intelligenti, mentre Brescia rischia di non andarci più, battuta a domicilio da Varese, ormai fuori pericolo dopo l’arrivo di coach Caja.

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