A Baia Flaminia un pezzo di Thailandia che si integra culturalmente con vini e birre della provincia

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28 marzo 2017

foto SURIN vini doc localiPESARO – Si chiama Surin, come una verde cittadina rurale thailandese, ma in realtà rappresenta l’unico ristorante autentico del genere, non semplicemente un luogo in cui degustare cucina etnica ma un esempio di perfetta integrazione culturale in campo enogastronomico. La thailandia è ben rappresentata da tutta serie di piatti a base di pollo, manzo, gamberoni accesi da speziature che conducono inevitabilmente il pensiero ai colori ed odori dei mercati thailandesi che riempiono di vita le vie cittadine.

Ma ciò che sorprende veramente è vedere in menù etichette di vini di qualità del nostro territorio, con una predilezione per i vini biologici. Per fare qualche esempio un elegante brut rosè delle Cantina Il Conventino di Monteciccardo, un Bianchello del Metauro DOC di Gabriele Pagliari, l’Incrocio Bruni 54 biologico della Cantina Bruscia, passando per un Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC biologico della Cantina Tenuta Mattei ed una Passerina DOCG Biologica della Cantina Tenuta La Riserva di Offida. Insomma una scelta dal punto di vista enologico di tutto rispetto e quel che più conta è che questi vini trovano l’abbinamento perfetto con la particolarità di questi piatti, in cui spesso troviamo elementi che sono fuori dalla nostra normale routine gustativa, come latte di cocco, radice di ginger , Curry, Curcuma Bianca, basilico sacro e basilico limone, insomma una gamma ricchissima di sapori che potremmo definire, semplificando, “esotici”.

Questi sapori trovano equilibrio in alcuni calici di questi vini, a volte mitigandone gli eccessi al palato , altre volte detergendolo sapientemente. Un luogo in cui, persino la birra, affiancata ovviamente alla tradizionale birra Thailandese, propone una birra agricola eccellente, prodotta dalla giovanissima azienda Oltremodo di Montemaggiore al Metauro, unici a produrre una birra al farro ad alta fermentazione. Grazie a Surin, non occorre usare la rete per intraprendere viaggi virtuali alla scoperta del mondo, perché per carpire odori e sapori, sentendosi comunque a casa, è sufficiente fermasi a pasteggiare.

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