Donne e lavoro… in “quei giorni lì”. La rubrica della sessuologa De.Sidera

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29 marzo 2017

Dott.ssa Arianna Finocchi*

Dismenorrea: una parola che a molti può risultare sconosciuta, a molti altri strana e a molte donne una parola dai mille tormenti. Dismenorrea è il termine medico con cui vengono indicati i dolori associati al ciclo mestruale, per alcune donne si tratta di un problema estremamente debilitante che può interferire con le normali attività quotidiane. La dismenorrea è caratterizzata da un dolore di tipo crampiforme e colico che colpisce la parte bassa dell’addome. La sintomatologia dolorosa può estendersi alla parte bassa della schiena e agli arti inferiori e può essere associata a nausea, vomito, vertigini, sudorazione intensa ed episodi diarroici. Nel caso della dismenorrea primaria in genere i dolori iniziano 1 o 2 giorni prima delle mestruazioni e durano per 12-72 ore, si riducono con l’avanzare degli anni e possono scomparire dopo la prima gravidanza. Nel caso, invece, della dismenorrea secondaria il dolore può iniziare prima e durare più a lungo e non è associato ad altri sintomi.

Sono molte le donne che soffrono di dismenorrea, generalmente non è associata a complicazioni a carico dell’apparato riproduttivo, ma se a causarla sono patologie specifiche, la sintomatologia algica può interessare anche la fase pre e post mestruale e compromettere seriamente la qualità della vita, tanto da interferire con il lavoro e con le altre attività quotidiane.

Diverse nazioni hanno adottato il cosiddetto “congedo mestruale”, un periodo in aggiunta ai giorni di malattia pagata, che consente alle donne di astenersi dal lavoro durante le fasi del periodo mestruale. Un concetto di progresso e sostenibilità sociale.

sindromeA soffrire di dismenorrea in Italia è una percentuale altissima: tra il 60 e il 90% delle donne. Ed ecco qua la proposta di legge anche da noi; alcune deputate sono le firmatarie di questa proposta presentata lo scorso 27 Aprile, in discussione alla Camera dei Deputati sul congedo mestruale. Le donne lavoratrici che soffrono di dolori invalidanti durante il ciclo potranno stare a casa nei giorni in cui sono indisposte. Come si potrà fare domanda? Non tutte le donne ne potranno fare richiesta: la lavoratrice, infatti, deve presentare un certificato medico che attesti la dismenorrea. Il certificato va rinnovato ogni anno entro il 31 dicembre, mentre entro il 30 gennaio dell’anno successivo va presentato al proprio datore di lavoro.

E pensare che in Giappone dal 1947 alcune aziende avevano adottato il “Seirikyuuka”, cioè il congedo mestruale e un anno dopo la stessa pratica era stata introdotta in Indonesia. Ciò che sembra fantascienza in Occidente è una realtà in Oriente già dal secolo scorso, viene da chiedersi quale parte del mondo sia arretrata! Nel momento in cui la legge fu approvata, le condizioni della donna sul lavoro non erano certo delle migliori: in fabbriche, miniere e stazioni i servizi igienici erano totalmente assenti e questo complicava maggiormente lo stato fisico delle donne durante il ciclo.

Secondo il ricercatore Alice J.Dan, questa legge è simbolo di emancipazione poiché le donne diventano capaci di parlare con i loro corpi e ottenere il riconoscimento sociale come lavoratrici, al pari degli uomini.

Taiwan, Indonesia, Sud-Corea, il congedo mestruale esiste da anni oramai (anche se molte aziende non ne conoscono l’esistenza, molte altre lo applicano a norma di legge). In Asia è viva la credenza popolar-scientifica che le donne che non si riposano durante il ciclo presenteranno poi molte difficoltà durante il parto. Una legge che può essere vista un po’ come una tutela della natività.

C’è chi si chiede: “Le donne meritano il privilegio di restare a casa in malattia i giorni delle mestruazioni quando crampi, irritabilità e ormoni distraggono dai compiti quotidiani?” Le mestruazioni rappresentano in tutto il mondo non solo un problema medico, ma anche sociale. Muovendo da questo concetto, quando si parla di congedo mestruale, si può parlare di privilegio?

La questione non è così banale e sono le donne stesse a dividersi sull’argomento. In alcuni posti di lavoro, partendo dal concetto che le donne in quei giorni avvertono il disagio sia fisico che psicologico, che la memoria si riduce, il lavoro può non essere ben portato a termine e il disagio emotivo si ripercuote su tutta l’azienda, il congedo viene visto come un diritto della lavoratrice e un beneficio per l’azienda, dunque non un privilegio ma una strategia per migliorare la produttività e incentivare i propri dipendenti.

In Occidente il ruolo della donna è oramai, come la modernità la vuole “multitasking”, forse la richiesta di benefits di questo tipo susciterebbe ilarità da un lato e magari rabbia sul versante femminista, incomprensioni tra datori di lavoro e dipendenti. Magari non siamo ancora pronti.

ciclo-mestruale-disturbi-tipiciIl congedo viene fornito (in alcuni paesi d’Oriente) secondo la convinzione per cui le donne poi potranno avere parti buoni, o perché è stato valutato che, finito il ciclo, “sono tre volte più produttive”. Insomma, dopo il riposo, poteri da Wonder Woman? Ancora una volta, il discorso sul corpo femminile è inquadrato non tanto in termini di bisogni umani, essenziali e in questo caso pure biologici, quanto in relazione alla disponibilità ed efficienza al servizio degli altri.

Sebbene l’articolo 8 dello Statuto dei Lavoratori e l’articolo 27 del Codice delle Pari Opportunità lo vietano, in fase di colloquio continuano a essere fatte domande personali sullo stato civile della candidata per capire se ci sono probabilità che diventi madre più o meno a breve. Questo congedo, dal punto di vista pratico, potrebbe mettere le donne lavoratrici in una posizione ancora più problematica rispetto a quella odierna? Isolare le mestruazioni creando un congedo ad hoc costringerebbe le lavoratrici a ricevere una visibilità elevata rispetto agli altri tipi di assenza, potrebbe renderle responsabili di una decisione che potrebbe condizionare il rapporto lavorativo: «mi rivolgo o no al medico per richiedere il certificato? Come la prenderanno i colleghi? Soffro di dismenorrea abbastanza grave oppure me ne sto approfittando?» Potrebbe tutto ciò rafforzare gli stereotipi relativi alle donne e alla loro condizione emotiva ed ormonale in “quei giorni lì”?

*Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa

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