“L’insegnante di vita”: due parole con Roberto Vecchioni

di 

9 aprile 2017

PESARO – Solo quelli della beat generation potevano conoscere alla perfezione Roberto Vecchioni, il cantautore lombardo dai suoi primi albori, per la precisione quello dell‘ellepi “Parabola” del 1971 con una canzone sconosciuta “ Io non devo andare in Via Ferrante Aporti”. Infatti, solo nel 1973, con la popolar ”Luci a San Siro“ e poi con “Samaranda” venne alla ribalta. In realtà erano anni che mi sarebbe piaciuto incontrarlo anche alla fine di un suo concerto. Poi da qualche tempo, da quando il professore di storia faceva oltre ai concerti degli incontri, degli happening con i ragazzi, mi era venuto il desiderio di portarlo a Pesaro per uno di questi avvenimenti. Vent’anni fa venne con Sgarbi ad Urbino, ma non se ne fece nulla.

Quando seppi la notizia che l’Istituto Marconi di Pesaro organizzava questa premio con la sua presenza al Teatro Rossini non capii più nulla. Dissi fra me che era giunta l’ora dopo 45 anni di incontrare un personaggio a me molto caro. Acquistai i biglietti, anche se sfortunatamente solo palco di secondo ordine. Meglio di nulla. Non aspettai, come molti, a Vecchioni alla termine dello spettacolo, ma prima provai con la possibilità di fare un’intervista. Non era una scusa o una finta, sono pubblicista da 35 anni, qualcosa bene o male si è scritto. Provai a cercare l’organizzatore della manifestazione, per fortuna fu assai gentile e affabile e mi prenotò per il giorno seguente 10 minuti di intervista prima di una prova sempre al Teatro Rossini. Non stetti nei miei panni, fui felicissimo. Il giorno dopo alle 9,30 era davanti al Teatro, coperto fra l’altro, da un nugolo di ragazzi gioiosi e ciarlieri. Per un attimo mi chiesi che fa un tardone in mezzo a questa giovinezza. Per fortuna fu solo per una frazione di secondo. Entrai da una porta adiacente, e aspettai nei corridoi dei camerini il mitico Roberto Vecchioni.

Arrivo subito dopo, in sordina, se fosse stato conosciuto, si sarebbe potuto mimetizzare come un qualunque professore del Liceo. Forse per rispetto o per emozione lo salutai ossequiosamente, quasi inchinandomi e chiamandolo maestro, che per me era un sostantivo che aveva una valenza superiore a professore. Lui rispose “Troppo buono”. E mi mise subito a mio agio. Sinceramente avevo, ancor prima di iniziare la conversazione, gli occhi lucidi. Non mi sembrava vero di essere, in quella piccola stanza con di fronte il grande Vecchioni.

Parti, come un centometrista prima dello sparo, senza domanda. ”I ragazzi possono cambiare il mondo. Sono in tanti gli adulti che hanno fallito nell’intento, lasciamo sbagliare da soli. Io non nascondo una immensa fiducia in loro, o per loro una passionalità infinita. Occorre offrigli una mano, dar loro degli stimoli. I vecchi si facciano da parte per tanto posto ai giovani in senso lato. Magari falliranno anche loro ma forse uno su dieci riuscirà nell’impresa”.

I ragazzi d’oggi sono dei veri puledri, dei cavalli di razza che però vanno spronati e incoraggiati da un bravo fantino…”Magari pure loro faranno brutte esperienze come lo abbiamo fatto noi, ma vanno lasciati agire.

E’ vero che hanno bisogno di bravi cavalieri , per sfortuna loro non in pochi quelli che sanno andare a cavallo”.

Il cielo della felicità è sempre azzurro o possiamo trovare qualche nuvolone….
“La felicità è un condimento essenziale nella tavola della vita. Ma pure il contrario, nei discorsi filosofici umani la diversità e gli opposti sono sempre andati per mano. Amore e odio, felicità e tristezza, guerra e pace. Se non ci posso la difficoltà o il contrario non riusciresti ad apprezzare e conquistarla. Non ti devi mai addormentare , anche quando l’hai conquistata. devi sempre lottare”.

L’amore è veramente l’unica energia pulita del nostro universo… Io dico di sì, ma la imbrigliano male, la usiamo in maniera sbagliata. La intendiamo solo per un verso e non in senso lato. Amore è partecipare, avere la gente attorno a te, capire gli altri. Prendere le distanze dalle altre persone non è amore.

L’amore è cultura, non sapere nulla e fregarsi di tutto significa non sapere il senso della vita. Bisogna sapere la storia che hai dietro le spalle, il passato per andare avanti e incamminarti verso il futuro.

A proposito di cultura… non sarà nel decalogo della vita…ma è molto importante…

Non mi risulta che sia stata scritta nelle tavole di Mosè ma c’erano pure tanti comandamenti inutili, e dei doppioni. Non si può affrontare la vita se non si ha questo bagaglio. Non si può intraprendere un viaggio senza la valigia. Senza cultura sarai sempre timido, incerto, spaventato o addirittura peggio pure violento e cattivo .Quando ti manca la cultura diventi provocatore e offendi gli altri. Ci si mette nell’angolo e non riesci a comunicare. Temi la comunità, non hai amore per la vita”.

La musica, una delle tue grandi amiche, è come una bella donna , fa sognare….ma questa da dove proviene?
“E’ sempre stata dentro di noi dalla preistoria. Non si tratta solo di cantare una canzone o suonare delle belle sinfonie. L’uomo delle caverne urlava cantando, parlavo, chiedeva il cibo e piangeva cantando perché ci riusciva meglio. E’ l’anima che ti spinge a piangere e ridere. I grandi musicisti solo in seguito sono riusciti a mettere in ordine le note e a creare meravigliose sinfonie”.

Ingiustizia, intolleranza, razzismo sono dei virus che si stanno allargando in tutto il mondo…ci sono dei medici che riescono a debellare queste malattie…gli artisti possono essere nella cerchia di questi dottori…

Per fortuna non tutti …Ci sono delle persone che ti possono indicare la strada giusta. I cantanti non possono dare risposte. I sacerdoti, gli scienziati, gli psicologi possono regalarci indizi, darci dei suggerimenti. Da secoli si cerca di far capire l’universo delle cose belle che ognuno ha dentro di se”.

La vita è come un avvincente partita a scacchi con la morte, che purtroppo sai già prima di cominciarla come andrà a finire… come si riesci a trovare le giuste motivazione per continuare questa sfida…

E’ una bella metafora. Noi tutti stiamo cercando di disputare questa gara di scacchi nel migliore dei modi possibile. La bellezza sta che non ci pensiamo… lo fai magari all’inizio, poi ti passa mossa per mossa.

Poi durante la partita ti immergi nelle varie soluzioni, possibilità nei meandri dei tatticismi , trovi una mossa o una strategia avvincente che ti fa dimenticare tutto”.

La religione ,in questo ti può aiutare… “Qualsiasi religione di da una mano ad andare avanti non è un bastone a cui ti devi appoggiare. Vivi la tua vita con le tue motivazioni anche se non ci fosse un Dio cosmico. Speriamo tutti che ci sia qualcosa poi, sarebbe traumatico e drammatico il contrario. L’avversario che si trova di fronte conosce tutte le mosse e noi pur sapendo giocare non riesci a confutarle tutte. Dio, invece, le sa tutte. Quando troviamo una mossa interessante di attacco ci sentiamo soddisfatti e non pensiamo a come finirà. Speriamo che una su 1000 si possa vincere”.

Il tuo cammino religioso ha avuto tre diversi sentieri, o sbaglio?
“Hai ragione. Quando ero giovane sono stato per molto tempo ateo, poi agnostico e da qualche anno mi sono avvicinato alla dottrina cristiana. Grazie ad alcuni frequentazioni, ad alcuni pensieri e a delle amicizie mi sono avvicinato a Dio, forse sarà pure per necessità o vecchiaia. Avevo bisogno di qualcosa di meno materiale. Tutto questo mi dà forza e coraggio. Non lo prendo come un alibi. Non mi fermo dicendo tanto c’è Dio. Vado avanti, mi muovo. Nella vita hai sempre un compito. Io ho avuto quello di fare emozionare la gente volente o dolente io lo porto avanti”.

Società e vita possono camminare a braccetto e mano nella mano?
“Questo è un discorso assai complicato. Nell’affrontare questo discorso potrei essere anche cattivo. Noi più andiamo avanti più ci complichiamo la vita. L’integrazione, per esempio, è un obiettivo difficilissimo. Nel mondo siamo tutti molto diversi e non ci incrociamo mai. Sono molto di più i punti che ci dividono che quelli che ci uniscono. La società ha nel futuro un percorso tortuoso. Noi dobbiamo prendere il buono delle’ integrazione ed eliminare il peggio della disgregazione. Non possiamo parlare adesso di una società aperta non lo siamo. Noi , al contrario, cerchiamo di chiuderci”.

Nelle ultime canzoni ti abbiamo visto e sentito molto in….a volato….
“Puoi dirlo forte. Il modo di vivere degli italiani non mi piace. La democrazia vera non è mai esistita. Guardiamo sempre quello vicino a te, quello che ha di più, che guadagna di più, siamo invidiosi e gelosi degli uni e degli altri. La nostra democrazia è ristretta al nostro condominio, al club, al gruppo degli amici, alla varie l’hobby. La realtà è che ognuno pensa per sé”.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>