Decreto migranti è legge, Ricci: «Pesaro avanguardia nazionale»

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12 aprile 2017

PESARO – «Il decreto Minniti dimostra che sui migranti il nostro modello si è rivelato avanguardia nazionale. Ed ora è diventato legge: rigore e solidarietà, tenute insieme da approccio pragmatico». Lo dice  Matteo Ricci, commentando il via libera della Camera al provvedimento in materia di immigrazione. Che, secondo il sindaco,  «delinea un’impostazione che per gran parte si è già affermata nel nostro territorio, grazie alla collaborazione con il prefetto. In ambito locale siamo stati tra le prime città a introdurre i lavori di pubblica utilità volontari. Una modalità, ora recepita dalla legge, che facilita l’integrazione, consentendo ai profughi di raccontare la storia da cui scappano. Attutendo le tensioni con i cittadini, perché è anche una forma per ricambiare volontariamente l’accoglienza dell’Italia e delle comunità locali».

Matteo Ricci

Matteo Ricci

Continua Ricci:  «Il ministro ha accolto le nostre richieste anche sull’accoglienza diffusa, perché gruppi troppo grandi in comunità troppo piccole rendono la gestione del fenomeno molto complicata per chiunque». Più in generale, osserva, «il provvedimento introduce nuovi meccanismi che accorciano le procedure per la richiesta del diritto d’asilo. Non solo: con la nascita dei nuovi Cpr si pone il problema del rimpatrio della parte sicuramente minoritaria ma più problematica dei migranti». Aggiunge il sindaco: «Sappiamo che la questione è molto più grande di noi. Ma con questo meccanismo abbiamo più strumenti per gestire il fenomeno nelle città». Bene, per Ricci, anche i tentativi d’accordo con i Paesi africani, «in particolare con la Libia, perché è evidente che per ridurre i flussi bisogna attuare intese con i Paesi da cui i profughi partono e dove operano gli scafisti». Il sindaco sottolinea che «la politica dei muri, tanto cara ai piccoli Trump italiani, fa dei danni in particolare all’Italia. Perché chi non otterrà il diritto d’asilo, e non sarà rimpatriato, con più difficoltà seguirà il flusso del lavoro verso il nord Europa, rischiando di rimanere in Italia da clandestino». Quello dei dinieghi, dunque, «è il problema nuovo che si è aperto: non dipende dall’Italia ma dalle nuove politiche alle frontiere.  Siamo una penisola sul mare Mediterraneo e chi inneggia ai muri, in realtà, non vuole gestire il problema ma aggravare la situazione nel Paese».

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