Mi ami? Ma quanto mi ami? Il focus di Pu24 sull’età in cui dare un cellulare ai propri figli

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18 aprile 2017

 

Giuliano Nardelli

mi amiRicordate quello spot pubblicitario di una nota azienda di telefonia degli anni 90 che ripeteva questa litanìa monotona e ripetitiva, seppur divertente? Ebbene è da lì che bisogna partire per giungere a sostenere la crescita dei “Nativi Digitali Adolescenti” che vivono in un mondo multimediale, ossia quei ragazzi nati tra il 2000 e il 2002 subito dopo la diffusione di Internet in Italia. La famiglia era allora intesa tradizionale, ovvero la madre rimaneva a casa ad accudire il figlio, ma anche più di uno, e questo alla nascita veniva considerato come tabula rasa, soggetto da civilizzare e da regolamentare con un sistema educativo, basato perlopiù sull’obbedienza e il rispetto, ma anche serrato da paure e punizioni atte a renderlo attento alle norme e al volere del padre e dalle figure istituzionali, quali erano il preside, il maestro, il vigile, il portinaio ecc. Il figlio doveva obbedire, pena qualche manrovescio, reclusione in stanza senza uscire con amici, o a letto senza cena.

Tuttavia queste coercizioni nel tempo si sono allentate perché il modello della famiglia tradizionale è venuta meno, ed entrando in crisi si è mutata in quella degli affetti e della relazione, dove il modello educativo aspira a far felice il bambino. Ed ecco comparire, in alcuni casi, le “mamme-elicottero” cioè quelle che pattugliano costantemente i figli dall’alto, senza perderli mai di vista, come se gravasse su di loro una incalzante disgrazia, con atteggiamenti iperprotettivi e allarmistici e dedizione all’oppressione. Come? Essendo onnipresenti e intromettendosi nella loro vita donano in regalo sin dagli 8 ai 10 anni, un cellulare o smartphone nel giorno del compleanno, Prima Comunione, Natale o eventi speciali, creando una virtualizzazione relazionale a distanza, cosicché possano essere reperibili in qualsiasi momento, ma annullando in toto la presenza fisica genitoriale: molto distanti con il corpo, sempre in contatto con la mente.

La madre è divenuta “madre acrobata”, con una costruzione identitària completamente nuova, mentre il padre esce dalla figura sua simbolica, in quanto anche se è in casa è spesso assente. Il punto d’incontro e di socializzazione di questi ragazzi non sono più quindi gli oratori, i campetti da gioco o le piazzette, bensì la Rete e i social, attraverso artefatti tecnologici, chat, sms, e-mail, whatsapp, giochi online, videogames e mondi virtuali. Ma come diceva Aristotele nella sua “Politica”, l’uomo è un animale sociale e se vuole o deve interagire ad integrarsi alla tribù del World Wide Web (www.) deve farlo con parsimonia, anche perché bisogna riconoscere che Internet rappresenta comunque una soluzione fruttifera e positiva, e senza dover demonizzare la Rete, che è uno strumento straordinario, bisogna insegnare ad usarlo agli adolescenti a partire dai 14/15 anni e non prima (inizio superiori) con moderazione e oculatezza, in modo consapevole e mai lasciarlo da solo perché, come ricorda Calvino in un suo racconto, “l’uomo non può stare totalmente senza l’altro, senza il proprio simile”, emarginandosi.

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