Truffe da gioco d’azzardo, le misure dello Stato e la questione online

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25 aprile 2017

KM-Aprile-2017-pu24-GRPESARO – Carte segnate, macchinari truccati e giocatori disonesti. Un tempo erano questi i peggiori incubi di chi si apprestava al gioco d’azzardo, almeno nei vecchi film americani che mostrano come barare fosse considerato un’arte quasi al pari dell’abilità stessa. Il mondo del gambling di oggi ha una faccia completamente diversa, ma contiene ancora qualche possibilità di truffa. Nella maggior parte dei casi è lo Stato a metterci una pezza, a volte spetta al giocatore fare attenzione a dei piccoli, fondamentali particolari.

Ricordiamo subito che buona parte delle azioni illecite legate all’azzardo sono portate avanti per frodare lo Stato, più che i giocatori. In un Paese che conta più di 100.000 centri scommesse e 400.000 slot machine, dare l’impressione ai propri clienti di aver modificato le probabilità di vincita sarebbe un suicidio per ogni gestore. La frode più applicata è quindi la classica evasione fiscale, manomettendo i contatori o modificando le dichiarazioni degli incassi. In questa categoria vanno inseriti totem e ctd, sistemi che sotto la maschera di un computer o di una rete fisica alterano la pressione fiscale. Sono più rari i casi in cui si va a intaccare il payout delle slot machine, alterando le schede degli apparecchi per scombinare gli algoritmi di restituzione del denaro. In questo caso il reato è più semplice da rintracciare, ma serve un controllo della guardia di finanza. Nel 2016 ce ne sono stati circa 30.000, riscontrando una diminuzione delle infrazioni.

Riguarda sempre l’erario un’altra pratica piuttosto diffusa tra chi usa l’azzardo per nascondere illeciti: il riciclaggio. Per i meno esperti, è il procedimento che permette di dare una giustificazione fiscale per introiti arrivati in nero, per chissà quali servizi. Il metodo usato è piuttosto semplice, basta inserire i contanti nella macchinetta, attendere qualche minuto e schiacciare il pulsante per ritirare lo stesso denaro in gettoni da cambiare alla cassa. Con in più però uno scontrino ad attestare la vincita e quel guadagno extra improvviso. Lo Stato ha però pensato a delle misure di risposta, abbassando la soglia d’incasso minima entro cui bisogna identificare chi ritira il denaro di una slot e prevedendo una modifica degli stessi apparecchi entro il 2019. Anche in questo caso comunque non si tratta di truffe ai danni di giocatori, ma piuttosto allo Stato.

Il discorso diventa differente quando si entra nel dominio di internet, dove ingannare chi non è abbastanza prudente è ad oggi più semplice. La premessa è che tutti i migliori siti di gioco d’azzardo sono controllati dallo Stato italiano, che pone il marchio AAMS a garanzia del lavoro dell’azienda. In questo modo si evitano casi di collution o problemi con la transazione di denaro, un punto delicato per l’esperienza dei giocatori. I controlli del 2016 hanno portato alla chiusura di circa numerosi siti “.com”, fuori dal dominio statale.

Nel web non contrassegnato dal marchio AAMS, è possibile imbattersi in truffe come l’utilizzo di superaccount (in grado di permettere a un utente di vedere le carte di tutti i giocatori), la modifica del payout e la chiusura del conto senza spiegazioni o possibilità di ricorso. Prima di iscriversi a un sito, meglio fare un controllo in più e magari cercare delle recensioni su internet. Con i mezzi a disposizione oggi, farsi truffare non è solo ingenuità.

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