Che fine fanno gli amori (in)finiti? La rubrica settimanale di de.Sidera

Tutti amiamo, o perlomeno abbiamo amato follemente almeno una volta. In tutto il mondo le persone amano, in 170 società gli antropologi hanno trovato testimonianze di amore romantico, non ne hanno mai trovata una in cui fosse assente.

Da uno studio condotto tra studenti universitari quasi il 95% tra uomini e donne hanno dichiarato di aver sofferto per amore.

L’ amore non è sempre un’ esperienza felice, può essere considerato una sorta di pazzia temporanea, in grado di modificare i circuiti cerebrali dell’ innamorato. Testosterone ed estrogeni prima, l’ innalzamento dei valori di dopamina e adrenalina e l’ abbassamento dei valori della serotonina producono modificazioni comportamentali simili al disturbo ossessivo compulsivo di personalità e al disturbo ipo-maniacale.

Intervengono poi ossitocina, vasopressina e il rilascio in quantità aumentate di endorfine per stabilire il sentimento di felicità e vicinanza monogamica da far durare nel tempo, ovvero per riprodursi e trasmettere alla prole la propria genetica.

Per cui l’ amore è un sentimento che attraversa tre fasi: desiderio, attrazione e attaccamento. È una delle sensazioni più potenti sulla Terra in grado di produrre, nel cervello, le stesse sensazioni prodotte dalla dipendenza da cocaina.

love-heart-brain-1Ma cosa accade quando il mito dell’amore eterno, il grande amore svanisce?

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi, e poi ritornano[…]”

Ritornano. Fanno dei giri immensi ma spesso ritornano.

Quando si viene lasciati non si arresta l’ attività delle regioni cerebrali coinvolte nell’ amore romantico. Non si dimentica ma si ama ancor di più perché il sistema della ricompensa e della motivazione (a carico dell’ aumento della dopamina che va a produrre effetti simili all’ uso della cocaina) si attiva maggiormente quando non si può o non si riesce ad ottenere quello che si desidera in unione con l’ alta attività della regione del nucleo accumbens che si attiva quando la posta in gioco è alta (il ritorno dell’ amato/a) e si è perciò disposti a correre grossi rischi che però possono comprendere sia grossi guadagni ma anche grosse perdite.

L’ amore crea dipendenza, ne ha le stesse caratteristiche: tolleranza, astinenza e ricaduta. Responsabile della ricaduta è il sistema limbico che si occupa di fissare il ricordo, dalla forte connotazione emotiva, nel nostro cervello è rievocarlo anche contro il volere soggettivo.

Quanto più è intenso il contesto emotivo tanto più indelebile sarà il ricordo. Detta così però spaventa e anche molto.

Il tempo acquieta tutto, e il mal d’ amore che imputiamo al cuore altro non è che una traccia mnestica che deve avere il suo tempo per sedimentarsi e passare in secondo piano e ringraziando il cielo il cervello fa delle revisioni automatiche che permettono di mettere in secondo piano i ricordi e le esperienze dolorose che non servono.

Guido Catalano ci tiene a sottolineare “muori pure per amore che fa bene. È un’ esperienza che va fatta. Spesso è inevitabile[…] ma poi si risorge!!”

de.Sidera, chi siamo:

L’associazione di psicologia e sessuologia “de.Sidera” vuole essere uno spazio culturale di discussione di tematiche psico-sessuologiche, un momento per riflettere sulla propria sessualità, per rendersi consapevoli che il piacere, in ogni ambito, è accessibile, basta volerlo.

L’associazione “de.Sidera” è formata da psicologhe e sessuologhe e si occupa inoltre di servizi alla persona attraverso consulenze all’individuo, alla famiglia e alla coppia e fornisce servizi di consulenze ai professionisti.

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