Vietato “morire”: l’importanza della salvezza dell’Alma secondo Candelora

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8 maggio 2017

La curva dei Panthers, i tifosi granata dell'Alma Juventus Fano (foto Fano Sport 24)

La curva dei Panthers, i tifosi granata dell’Alma Juventus Fano (foto Fano Sport 24)

Sandro Candelora*

FANO – La salvezza dell’Alma passa dunque per la roulette russa dei playout. E in un drammatico ‘mors tua vita mea’ che non ammetterà domani a puntarsi alternativamente la pistola alla tempia, seduto dall’altra parte del tavolo, sarà il Forlì di Massimo Gadda. Come dire una classicissima scritta a caratteri d’oro nei destini granata, una sfida che quanto a carico di storia, ricordi, imprese e rivalità reciproca non è un derby ma assai poco ci manca.

Incrocio strano e sui generis da sempre, uno spareggio. Doppia partita in cui conteranno, insieme a quel che resta delle energie fisiche, concentrazione massima, cinismo assoluto e spirito di sacrificio all’ennesima potenza. Dal primo istante fino all’ultimo respiro. E se necessario anche oltre.

Guai a dare qualcosa per scontato, sulla scorta della constatazione che vi si arriva in una migliore posizione di classifica e si giocherà il match di ritorno nella fossa dei leoni del ‘Mancini’. Ogni titubanza o calo di tensione, la minima leggerezza d’approccio verrebbero puniti dalla dura legge di un calcio che in simili circostanze sa essere insensibile e spietato.

Cuttone ha fatto un mezzo miracolo nell’issare la squadra dall’ultimo posto fino ad una graduatoria che consente di coltivare la speranza, dando luogo ad una rincorsa di autentico rilievo articolatasi al ritmo di quasi un punto e mezzo a gara. Intendiamoci: certe carenze strutturali (quali la mancanza di fluidificanti veri, la difficoltà da parte dei centrocampisti ad inserirsi in avanti, le fin troppo frequenti amnesie difensive) rimangono ma il tecnico catanese ha saputo mascherarle saggiamente pretendendo dal gruppo dedizione assoluta, all’insegna del ‘credere, obbedire, combattere’ che in questi casi costituisce dogma irrinunciabile. Ora contro i galletti biancorossi può coronare un’impresa che sarebbe epocale e rimanderebbe con la memoria al capolavoro messo in atto dal rude Robotti un quarto di secolo fa. E, diciamolo chiaramente, salvare la pellaccia sarebbe un risultato di vitale importanza per i futuri destini del club. Rappresenterebbe il raggiungimento dell’obiettivo minimo che ci si era ripromessi alla vigilia e che ad un certo punto sembrava pura utopia: quello di stabilizzarsi in una categoria di prestigio, palcoscenico dove alberga il football di qualità e che è un onore calpestare, sia pure con la modestia di chi non può permettersi certi budget di spesa. E permetterebbe di posare sin da subito solidi basi per l’avvenire, facendo anche leva sull’innegabile entusiasmo che la prodezza scatenerebbe. Non vogliamo nemmeno prendere in considerazione l’eventualità che le cose non vadano come devono necessariamente andare. Perché sarebbe il nulla. La fine di tutto. Il seppellimento definitivo di ogni sogno di gloria e fors’anche l’estinzione. Ecco perché, citando Ungaretti, è il momento di gridare forte e come un sol uomo ‘non sono mai stato tanto attaccato alla vita’.

*Opinionista Alma Juventus Fano

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