Volley, myCicero in A1: da Rieti a Busto Arsizio con una lettera maiuscola nel cuore, per essere, non per apparire

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12 maggio 2017

Volley Pesaro a Rieti

Volley Pesaro a Rieti

PESARO – Sabato 21 febbraio 2015 – mercoledì 10 maggio 2017, che cosa unisce queste due date? Una lettera, la prima dell’alfabeto scritta in maiuscolo: A. Solo che la sera di sabato 21 febbraio, nel palasport di Rieti, a sognarla erano pochissimi. Potete riconoscerli in alto a sinistra nella fotografia che mostra la scritta LAVogliAmo. Erano gli inguaribili innamorati della pallavolo, presenti anche due anni e qualche mese dopo nella grande curva del PalaYamamay. Tifosi che non hanno lasciato sola la squadra e la società, meno che meno le ragazze, nel momento più difficile della storia recente dello sport pesarese.

Facile andare a Istanbul per seguire una finale di Champions. O raggiungere Torino per la Coppa Italia. O fare un salto dagli amici di Conegliano. Meno andare a Capannori ed essere quasi insultati da chi – all’oscuro dei valori del volley – pensava di essere in un campetto di periferia dove si gioca a calcio.

Allora s’andava a Todi e Ostia, Roma e Casal de’ Pazzi, Perugia e Rieti, Firenze e Trevi, Orvieto e San Giustino, Bologna e Pagliare e appunto Capannori.

I Balusch? Sempre presenti.

Con i Balusch, anche chi scrive, che aveva lasciato il basket per tornare a seguire la pallavolo femminile. “Lasci la serie A1 per la B1, ma sei scemo?” mi diceva qualcuno. Spero di no, ma la passione non ha categoria. E andare a vedere il volley con chi ama lo sport non ha prezzo.

Troppi, invece, hanno lasciato la pallavolo quando è scesa più in basso perché la società è stata lasciata sola. Ero presente alla conferenza stampa con cui la coppia Rossi e Sorbini annunciò la rinuncia alla serie A1.

“Noi in B1? Non sia mai detto!” commentarono in molti. Ognuno è libero di scegliere, non commento, ma preferisco uno sport genuino dove conosco ancora chi gioca, una per una, agli hotel con le porte girevoli, per copiare Valerio Bianchini, in cui uno entra e l’altro esce e non fai in tempo a memorizzare il nome o il numero di maglia che è già tornato a casa.

Lo confesso: non cambierei il basket maschile con la pallavolo maschile, che pure mi piace moltissimo, ma il volley femminile è la più bella disciplina di squadra, la più… femminile, appunto.

Ieri sera, a Busto Arsizio, ho provato una grandissima emozione, pari a quando raccontavo gli scudetti di basket vinti dalla Victoria Libertas Scavolini e seguivo, soprattutto dalla redazione, quelli della Scavolini Volley.

Così coinvolto, così entusiasta, ho dimenticato di fare i complimenti all’assessore Rito Briglia, uno che ama essere, non apparire, come il suo sindaco, che pochi minuti dopo la fine della partita che ha certificato il ritorno di Pesaro in serie A1 aveva mandato già il messaggio di congratulazioni. Pronto da ore. Perché in questi casi la politica insegna, purtroppo, che conta esserci, a parole.

Non come Rito Briglia, che al volley ci va da sempre, anche quando Pesaro era in B1 e mercoledì era nel PalaYamamay. Non come il suo sindaco che in 21 partite casalinghe nella stagione 2016/17 non ha messo mai piede nel PalaCampanara, dove si è vista molte volte l’assessore allo Sport Mila Della Dora.

Ecco perché, al seguito delle colibrì anche in B1, in lunghe e faticose trasferte con piccoli bus, non con quelli scoperti da sfilata, sto con i Balusch che non andranno alla cerimonia di premiazione in programma sabato in Comune, dove il sindaco che – nei fatti, lo ha dimostrato – considera la pallavolo figlia di un dio minore, non perderà l’occasione di esaltare la Città dello Sport, che tale è, ci mancherebbe, ma dovrebbe esserlo sempre, non solo quando si vince e ci si fa belli con le fatiche degli altri.

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