L’approfondimento di Pu24: quello strumento finanziario chiamato “Microcredito”

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16 maggio 2017

Giuliano Nardelli

“Il microcredito è uno strumento finanziario di piccoli prestiti rivolto a soggetti non bancabili, ossia senza garanzie patrimoniali, a tassi di interesse ridotti e con la restituzione delle somme per mezzo di rate ridotte su base mensile, che non gravano in maniera pressante sui richiedenti. Tale strumento offre ai soggetti deboli, o a rischio emarginazione, una valida opportunità di integrazione finanziaria e sociale”.

Alcuni giorni fa un quotidiano riportava in una pagina dedicata alla finanza, un breve articolo in cui un partito notorio italiano esprimeva, promuovendolo a livello nazionale, il punto sul microcredito e gli strumenti finanziari disponibili per favorire lo sviluppo della PMI (piccola e media impresa). E in un periodo critico e stagnante come questo, l’oggetto di attenzione viene riservato anche alle persone fisiche in condizioni di vulnerabilità economica e sociale (indigenti, studenti, lavoratori), e non solo giuridiche (piccole imprese).

Cosa si intende, nello specifico? La Commissione europea distingue tra microcredito sociale e microcredito d’impresa. Con la prima espressione si intendono piccoli prestiti elargiti a persone e famiglie in difficoltà economica, per sostenerle ma anche responsabilizzarle, in quanto dovranno restituire la somma. Il microcredito d’impresa, invece, ha lo scopo di garantire il diritto all’iniziativa economica, dando origine ad un circolo virtuoso per cui gli imprenditori diventano progressivamente in grado di generare reddito, e svincolarsi dal sostegno esterno.

MicrocreditoMa è curioso constatare che tutto è iniziato in uno Stato dell’Asia e più precisamente sotto l’India, dove si trova, per l’appunto, il Bangladesh (Paese del Bengala) confinante in parte con la Birmania. Negli ultimi dieci anni il Bangladesh ha registrato un modesto progresso economico riscontrando una crescita media del Pil del 5-6% portandolo a un raddoppio del reddito in meno di trent’anni. Ci sono stati notevoli progressi nella riduzione della povertà, ma nonostante ciò 165 milioni di persone vivono ancora con meno di 2 dollari al giorno. Ad arginare gli effetti devastanti delle calamità naturali, della malnutrizione, della povertà strutturale, dell’analfabetismo e dell’alta densità di popolazione, in Bangladesh, non sono bastati, dal momento della sua indipendenza, i trenta miliardi di dollari degli aiuti internazionali. E’ difficile quindi immaginare che l’Occidente abbia qualcosa da imparare da questo paese. Eppure, nel 1977, è nata qui la Grameen Bank (che deriva dalla parola gram, “villaggio”) e con essa un’idea per far sparire la povertà dalla faccia della terra. Il professor Muhammad Yunus “il banchiere dei poveri”, laureato in economia all’Università di Chittagong e premio Nobel per la pace nel 2006, ha trovato il modo, accordando minuscoli prestiti ai diseredati della terra, di fornire al 10% della popolazione bengalese gli strumenti per uscire dalla miseria, e di trasferire poi la sperimentazione del microcredito dal Terzo mondo ai poveri di altri paesi. La banca presta denaro, a tassi bonificati, solo ai poverissimi: in questo modo coloro che non potevano ottenere prestiti dai tradizionali istituti di credito venivano messi nella condizione di affrancarsi, di rendersi liberi dall’usura, di allargare la propria base economica e di prendere in mano il proprio destino. Come è nata questa idea innovativa del microcredito riservata esclusivamente per i poveri a Yunus senza una formazione specifica? In modo molto semplice: guardando come funzionavano le altre banche in materia e facendo l’esatto contrario. Le banche convenzionali chiedono ai clienti di recarsi nei loro uffici; per un povero e per giunta analfabeta, un ufficio è un luogo minaccioso, terrificante. E’ un modo ulteriore per interporre una distanza. Quindi si è pensato di recarsi direttamente nelle case, basandosi sul criterio che non devono essere i clienti ad andare in banca, bensì la banca ad andare dai clienti. Ma allora dove si recano i nuovi assunti per espletare le loro mansioni? Dice Yunus.”Andate dove volete, sdraiatevi a dormire sotto un albero, andate a chiacchierare davanti a un baracchino del tè, ma non fatevi vedere in ufficio”. La Grameen mira quindi a garantire un buon rendimento ai propri clienti e i bisogni e il benessere della gente vengono al primo posto, tutto il resto è un mezzo per far avanzare l’obiettivo che è quello di trasformare la vita dei membri e delle persone che dipendono da loro. Per valutare la solvibilità del compito non si guarda ai calcoli delle morosità o alle percentuali di rimborso, ma piuttosto al fatto che le vite difficili e sventurate dei clienti siano diventate un po’ meno difficili, meno sventurate.

Il rendiconto annuale riporta un elenco di piccole attività economiche, di cui talune alquanto insolite, che rappresentano le fonti di auto sostentamento. I prestiti sono investiti nelle categorie più diverse e se ne registrano annualmente oltre cinquecento: rilegatura e riparazione di pneumatici, fabbricazione di cosmetici, giocattoli, profumi, zanzariere, nastri per capelli, candele, scarpe, conserve, pane, trapunte, barche, orologi, ombrelli, bibite, spezie, olio di senape, petardi e così via. Mediante visite domiciliari settimanali e mensili, Grameen verifica continuamente lo stato di salute finanziaria dei clienti, accertandosi che siano in grado di pagare e che tutta la famiglia benefici dei vantaggi del credito. A differenza dei clienti delle banche commerciali, che vivono tutti al di sopra della soglia di povertà, quelli di Grameen non hanno altra ambizione che vedere i propri membri superarla. Questo significa per la popolazione rurale del Bangladesh possedere una casa con un tetto che resista alla pioggia, disporre di servizi sanitari, di acqua potabile, avere la capacità di rimborsare 300 taka (8 dollari) alla settimana, che tutti i bambini in età scolare vadano a scuola, che tutta la famiglia faccia tre pasti al giorno e che si sottoponga a controlli medici regolari.

Oggi la Banca Grameen dà prestiti nel 97% di casi alle donne, in quanto si adattano meglio e più rapidamente degli uomini al processo di auto assistenza: sono più attente, si preoccupano di costruire un futuro migliore per i figli, dimostrano maggiore costanza nel lavoro. Complessivamente la banca ha fatto prestiti per un totale che supera i sei miliardi di dollari e il tasso di restituzione è stato nella misura del 99%. Stando all’indagine interna della Banca Grameen, il 58% dei finanziati ha superato la soglia di povertà e attualmente sono 58 i paesi che ospitano programmi di credito ispirati a Grameen.

E in Italia? Come si è evoluto il microcredito nel 2015/2016 a persone fisiche? Ad oggi non ci sono dati ufficiali: malgrado ciò le stime elaborate prevedono che l’ammontare delle risorse anticipate ai beneficiari e il numero delle iniziative finanziate siano più che raddoppiati, con incrementi attesi oltre il 60%-70%. Perciò su un importo massimo di circa 7/10 mila euro e con durata 3/5 anni, nessuna garanzia reale può essere richiesta al beneficiario grazie all’interno del Fondo di Garanzia per la PMI; così come per aziende esistenti o idee imprenditoriali legate all’agricoltura, artigianato, commercio, servizi ed imprese innovative (start up), il tetto finanziabile è di 25/35 mila euro restituibili in 5/7 anni. Ma quali sono le Banche Italiane interessate? E’ sufficiente consultare Internet per trovare nella propria regione un preciso novero bancario a cui chiedere maggiori ragguagli, cliccando semplicemente: Microcredito.

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