Sicurezza, Frega (Silp-Cgil): “La gente dei numeri non se ne fa nulla, e basta con sentenze ridicole”

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24 maggio 2017

Pierpaolo Frega (Silp Cgil)

Pierpaolo Frega (Silp Cgil)

Pierpaolo Frega*

PESARO – I dati diffusi dalla Prefettura indiscutibilmente danno un’immagine rassicurante della nostra provincia, quindi di fronte ad un segno meno dovremmo essere tutti più felici e avere una percezione diversa della sicurezza.

Purtroppo uscendo per strada, parlando con la gente comune, nei discorsi soliti che si ascoltano, la realtà che viene percepita è esattamente l’opposto; la “fame” di sicurezza non solo non è placata, nonostante i dati forniti, è in costante aumento.

Sicuramente un’influenza negativa possiamo all’informazione, la mediaticità odierna, l’uso a volte anche improprio dei social, la comunicazione globale non agevola certamente un calo della percezione. Bombardare quotidianamente con sbarchi di immigrati, la loro collocazione sui territori, constatare che la loro integrazione sia ardua poiché manca una cultura dell’accoglienza nonostante gli sforzi di pochi volonterosi, che essi siano facili prede da inserire nel mondo dell’illegità, scontrarsi con chiusure aprioristiche da parte della popolazione residente che vede nel diverso la paura a prescindere, suffragata purtroppo da episodi di criminalità incontestabili, sono messaggi pericolosi che incidono negativamente sulle certezze della cittadinanza già minata da una profonda crisi economica che non vede alcun barlume di speranza.

Le politiche sulla sicurezza appaiono confuse, dettate più dall’emergenza contingente che da una reale programmazione, con il risultato che si tenda a rincorrere sempre l’evento che al momento desta maggior allarme sociale: si è passati dallo schedare i Rom, minori compresi, alle cacce vere e proprie agli abusivi, ovviamente di colore, per poi potenziare e affrontare all’italiana maniera la paura del terrorismo islamico.
Tutto questo lo si chiede alle forze dell’ordine, ultimo baluardo di legalità e sicurezza, di contrastarlo con il suo personale, o meglio con quel poco personale che è rimasto, con un’età anagrafica sempre più importante, con fondi sempre più risicati, con un ricambio generazionale inesistente ed equipaggiamenti obsoleti, rispetto ad una criminalità sempre più agguerrita e dotata di tecnologie sempre di ultima generazione.
Teoricamente si dovrebbe chiedere anche supporto determinante alla politica ma basta vedere cosa accade e troviamo una politica sempre più aggrovigliata su se stessa, autoreferenziata ed incapace di cogliere le esigenze reali della popolazione.
Testimonianza l’abbiamo avuta sul papocchio della legittima difesa, incomprensibile anche allo stesso legislatore che l’ha partorita,  legge che dalla ribalta della cronaca è sparita improvvisamente; così come la nuova norma sul DASPO urbano, vorremmo sapere come e quando sarà non solo applicata, ma soprattutto come verrà fatta rispettare.

Noi non contestiamo i dati prodotti, ma non possiamo certo affidare in toto ai numeri senza avere un minimo di riflessione sugli stessi: i furti sono calati, vero. Ma sono calati nelle denunce, sappiamo perfettamente che i reati predatori sono quelli meno perseguiti, dire che nella provincia sono calati rispetto all’anno scorso, sarà pur vero, ma bisogna tener conto che negli ultimi dieci anni sono più che raddoppiati e che le persone se non coperte da assicurazione specifica, nemmeno formalizzano più le denunce e si riparano i danni prodotti da soli.

Leggere che le “rapine in abitazione” sono aumentate del 22% fa sobbalzare sulla sedia, ma poi approfondendo il dato è riferito a 2 sole rapine in più, rispetto all’anno prima attestandosi ad 11 anziché 9.

Quindi inutile lanciare proclami e sbandierare successi basandosi sui numeri, perché se poi ampliamo il fronte sui “rimedi fai da te” ci accorgiamo che la vendita di armi solo per uso sportivo, che dietro l’acquisto ovviamente nasconde quindi una detenzione in casa, è in esponenziale aumento, è dato che 12 italiani su 100 possiedono un’arma; che l’installazione di allarmi e difese passive (inferriate e porte blindate) è un mercato fiorente che non risente della crisi; elementi che ci fanno comprendere che la percezione della sicurezza dei numeri non se ne fa nulla e che, sia come operatori del comparto sicurezza che come cittadini, c’è un mondo da ricostruire. Mondo che passa soprattutto dalla certezza delle pene e dal messaggio fondamentale che chi sbaglia paga, siamo stanchi anche di vedere il nostro operato svilito da sentenze ridicole e da delinquenti che lasciano le aule di tribunale come se nulla fosse successo.

Basterebbe ripartire dalla basi per dare certezze e non vedere nella popolazione penitenziaria anch’essa un costo da tagliare.

*Segretario SILP CGIL

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