Madri comunque? Donne che partoriscono per altri. La rubrica di de.Sidera

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26 maggio 2017

Arianna Finocchi*

Già nel suo primo libro “Madri Comunque”, Serena Marchi ha fatto accenno ad una questione spinosa, una questione su cui accesi dibattiti, aspri contrasti si sono aperti e in realtà, sono tutt’ora aperti. Sul banco degli imputati una donna, all’accusa uomini e donne, giudice? La collettività!

maternitaLa spinosa questione è quella della gestazione per altri, o maternità surrogata, o ancora utero in affitto se vogliamo. Sempre Serena Marchi, scrive sul delicato argomento che spacca l’opinione pubblica non in una sola metà, ma in più parti, possiamo dire forse che la apre in mille pezzi. Sono molte e molto differenti le opinioni sul tema, quasi da non riuscire a valutarle tutte nello specifico; sono le sfumature dell’animo umano in gioco, per cui inevitabile pensare differente.

“Noi chiamiamo contro natura ciò che avviene contro la consuetudine” scriveva Michel de Montaigne e forse proprio questo è il caso a cui questa frase si addice al meglio.

Serena Marchi scrive “Mio, Tuo, Suo, Loro” il libro uscito pochi mesi fa e che già fa parlare di sé, già fa riflettere mezzo paese. Donne che partoriscono per altri, coppie che si appropriano di figli di qualcun altro, genitori “intenzionali” che acquistano da terzi figli con un corredo genetico diverso dal proprio. Le donne che raccontano alla scrittrice la loro storia sono donne normalissime, donne che la Marchi è andata ad incontrare a migliaia di km dal nostro paese: in Canada, in Ucraina, nel Regno Unito, in America, è andata a cercare le storie che sembrano così strane e innaturali a molti di noi.

Il Regno Unito è il primo paese a regolare la maternità surrogata con una legge rigida che vieta la “surrogacy” commerciale e la concede a specifiche categorie di persone, a specifiche condizioni. È una legge molto complessa che, nonostante la surrogacy sia accordata, mantiene la maternità legale e la paternità presunta, alla surrogata e a suo marito/compagno, se lo ha. I genitori intenzionali devono procedere in giudizio per trasferire in capo a loro la genitorialità, nel caso in cui la surrogata decida, nonostante il contratto, di non voler più donare il bambino ai genitori intenzionali. Non vuole essere questa la sede in cui si dispiegano i termini legali di una azione come questa, ma questo ci fa comprendere quanto possono essere complesse le leggi quando si tratta di decisioni che coinvolgono le sfere più intime e significative dell’umanità.

Partorire figli di altri, per soldi, per interesse, per altruismo, per senso di responsabilità, per amicizia, per amore. Sicuramente, scegliendo. Occorre dare la giusta centralità alla scelta di donne che decidono di diventare madri, qualunque essa sia. In Italia la maternità surrogata non è consentita, e la legislazione nel resto del mondo è così complessa che sembra procedere caoticamente inserendo casi, deroghe e eccezioni che rendono il quadro di una complessità assordante. L’utero in affitto è un business? Un giro d’affari sul corpo delle donne e a scapito delle donne? Sulla gestazione per altri negli animi il dibattito è violento. Tra i contrari ci sono molte femministe che considerano le madri in affitto le nuove schiave. Ma sono davvero tutte schiave, tutte vittime?

In Inghilterra, dove l’utero in affitto è legge dall’83, solo per coppie inglesi e fatto da donne inglesi, non esiste alcun compenso, solo un rimborso delle spese mediche. In Ucraina al contrario il parto vale alla portatrice 15mila euro, in un Paese in cui lo stipendio medio è di 150 euro. E dunque c’è chi lo fa per soldi, certo, ma vi sono altre innumerevoli motivazioni. Quello che dobbiamo comprendere è che comunque queste donne scelgono, nessuna subisce.

surrogata-540x280La gestazione per altri è argomento delicato e come tale merita ascolto, comprensione, riflessione ed empatia, perché tutto ciò che è complesso non ha mai una sola soluzione, non ha mai una unica e indiscutibile verità, tutto ciò che è complesso va affrontato con altrettanta complessità, con la capacità di mediare tra mille possibilità. La gestazione per altri risolve principalmente un problema di sterilità femminile: «[..] è un termine fuorviante» scrive la Marchi nelle pagine del suo libro – «quegli “altri” implica un maschile, invece alla surrogazione di maternità ricorrono per lo più le donne, in coppia o meno, che non possono partorire per mancanza dell’utero, problemi di cuore, malattie genetiche, per un cancro disabilitante», per le più svariate motivazioni dunque, «si potrebbe utilizzare gestazione per “altre” ma non sarebbe altrettanto corretto». In Italia manca il neutro, dice la Marchi, genere che i nostri padri latini, lungimiranti, contemplavano. Queste parole ci confermano che uomini e donne ricorrono a questa pratica tanto criticata quanto bramata, coppie, singoli, alla ricerca della speranza di uno o più figli.

E chi siamo noi per giudicare quanto questo sia giusto o sbagliato? Sulla base di quale fondamento di giustizia formuliamo i nostri concetti o preconcetti in merito alla questione? Il dibattito italiano ha visto forti contrapposizioni sia nell’opinione pubblica che nella giurisprudenza. In Italia è proibita la gestazione per altri e nonostante questo, la Corte di Cassazione l’ ha dichiarata non penalmente punibile se effettuata all’estero, a meno che non sia reato anche nello stato dove è stata effettuata. Che sia giusto o meno, questa condizione incoraggia il turismo procreativo nei paesi dove la pratica è concessa, aspiranti genitori in possesso di sufficienti mezzi economici, pronti per partire e affidarsi ad una “donna-contenitore” che alla fine donerà il tanto desiderato figlio. Tanto, come dice Maria, piccola imprenditrice veneta di appena quarant’anni «tanto, sono solo nove mesi. Passano in fretta».

* Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa

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