La salvezza dell’Alma J. Fano: Volere è potere: Il significato di un’impresa

di 

29 maggio 2017

 

Sandro Candelora*

163654_berrettigoald_stdFANO – Dedicato a tutti quelli che… A chi ci ha sempre creduto, che ad onor del vero non erano poi così in tanti, soprattutto nei momenti più cupi del campionato. Anche a quanti si sono mostrati scettici sulla fattibilità della missione impossibile, taluni adducendo argomenti condivisibili ed esposti con onestà intellettuale talaltri giocando al disfattismo (di cui sono maestri) per semplice partito preso. Pure a gufi, civette e sciacalli d’oltrefrontiera, che al di là del Fosso sperimentavano pratiche iettatorie e sono ora costretti a mangiare per l’ennesima volta la polvere dell’inferiorità mista al fiele dell’invidia. L’Alma è salva e l’evento costituisce senza alcuna ombra di dubbio un passaggio epocale nella più che secolare storia granata.

L’abbiamo già detto e lo ribadiamo a chiare lettere: l’impresa vale come e forse più di una promozione. Perché non era per niente facile realizzarla ed anzi ad un certo punto la cosa si era maledettamente complicata. E perché consente al club e alla città intera di continuare a sedere al tavolo del football che conta davvero, circostanza neppure questa da dare per scontata. Come ci si è riusciti? Semplice: con l’unità d’intenti, facendo quadrato contro tutto e contro tutti e buttando anima e cuore oltre quel maledetto ultimo ostacolo. E’ in primis la vittoria di Gabellini, che dopo aver sparato a zero alla vigilia di Natale si è saggiamente cucito la bocca, a Gennaio ha aperto il portafoglio (quei tre brutti, sporchi e cattivi là davanti ce li hanno davvero in pochi) e da quel momento in poi si è messo a soffrire in trincea insieme alla truppa. Ora può dire con legittima fierezza di essersi tolto un peso dalla coscienza: ha preso l’Alma tra i professionisti e lì l’ha riportata, salvaguardando da ultimo la prestigiosa categoria. Molto ci ha messo Cuttone, uno che non vende fumo e da uomo di calcio pragmatico qual è si è rimboccato le maniche riuscendo a tirare fuori il meglio in termini di concentrazione e spirito di assieme da un organico che pur dopo i ritocchi invernali ha conservato diversi limiti. Già, la ciurma. Inizialmente confusa e spaesata (un esempio per tutti, la metamorfosi di Menegatti), con il passare del tempo (e dopo il cambio di manico) ha saputo cementarsi in un blocco compatto, coltivando un preciso obiettivo, quello di salvare la pellaccia, e infine raggiungendolo con ammirevole abnegazione. Hanno non vinto ma stravinto i tifosi, impagabili per numero e calore, invidiati ad ogni latitudine, capaci di fornire quel valore aggiunto che ha saputo tradursi in fiducia e convinzione. La valenza simbolica del successo va però oltre il terreno di gioco e deve riverberarsi su una città intera troppo abituata a perdere le molte partite che sta giocando per il suo futuro, quasi provi piacere a crogiolarsi nella sconfitta. In tal senso quelle maglie color del sangue hanno voluto lanciare un preciso messaggio a tutti noi. Si chiama volontà di riscatto e orgoglio civico. L’Alma c’è, è viva e vuole continuare ad esserlo. E Fano cosa vuole fare?

*Opinionista Alma J. Fano

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>