L’approfondimento di Pu24: Hacker Attack! Dal romanzo alla realtà

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30 maggio 2017

Giuliano Nardelli

HackerQualche anno fa lessi un romanzo che, a dire il vero, mai avrei potuto immaginare potesse in qualche modo realizzarsi. Difatti la storia prende spunto dal romanzo “Transmission” di Hari Kunzru, scrittore anglo-indiano, incentrato su un personaggio di nome Arjun Metha, valido programmatore di computer, e si rivolge al mondo dell’high-tech delle corporazioni americane. Metha è un giovane e bravo ragazzo indiano, laureato e con tanti sogni nel cassetto, nonché appassionato di film popolari che decide di trovare lavoro presso la Silicon Valley in qualità di programmatore di computer, la cui attività è quella di contrastare il fenomeno dell’hackerismo con il cappello nero. Una volta giunto in America però si ritrova a dover rivedere i suoi progetti perché la sua attività viene malpagata e lui stesso sfruttato nel lavoro che esercita. Si ritroverà, allora, dopo un breve periodo di lavoro, causa la crisi e un riassestamento nelle politiche del personale, ad esser messo alla porta con conseguente licenziamento. Per poter essere riassunto escogita perciò di creare un virus inserendo un’immagine danzante della sua attrice indiana preferita, Leela Zahir, con l’intento poi di ripulirlo e per gratitudine essere riammesso in azienda. Ma le vicende non vanno in questo modo e il virus inizierà da solo ad infettare tutti i computer, creando catastrofiche situazioni in tutto il mondo a catena, e lui stesso finirà per essere ricercato e braccato anche dall’FBI. Si tratta dunque di una storia globale, secondo un approccio che trova un’efficace simbologia visiva nella rappresentazione barocca dell’allegoria delle quattro parti del mondo, rappresentata nell’affresco di Crosato sul soffitto del salone da ballo di Cà Rezzonico a Venezia (1753), dove i quattro continenti allora conosciuti, Europa, Asia, Africa e America, presentano dimensioni identiche, suggerendo così un forte contenuto paritetico nei rapporti fra le diverse aree del mondo.

E’ quindi impressionante, oggigiorno, dover fare i conti con qualcosa di analogo dove 105 Paesi risultano coinvolti nel mondo, e che adottano tuttora computer con sistemi operativi vecchi, aggrediti da attacchi di pirati web, esperti di malware e ransomware, (virus di programmi maligni e in grado di autoreplicarsi), e che bloccano di fatto il loro accesso, ma che in alternativa e con il pagamento di un riscatto tale virus viene annullato. Tutto è iniziato in Gran Bretagna colpendo i computer di ospedali e del sistema sanitario, creando disagi smisurati per i pazienti e allargandosi a macchia d’olio in tutte le altre nazioni e in diverse sezioni: fabbriche, imprese, sistemi bancari, università, stazioni ferroviarie e uffici governativi. In effetti gli hacker più dotati potrebbero, in teoria, provocare una guerra globale, riportandoci all’età preistorica e per prevenire un nuovo assalto telematico, evitando  per il futuro un cyber attacco come quello scorso del 12 maggio, è indispensabile dotarsi di perfezionati espedienti atti a debellare simili minacce, escogitando a organismi di livello militare e di Difesa.

Una osservazione da conservatore che non disdegna però affatto procedure avveniristiche (e non me ne vogliano i neofiti informatici): perché non scriviamo meno e-mail (eseguendo periodicamente un backup del sistema) e più lettere come una volta, dove comporre un pensiero o redigere una missiva era motivo di vivo appagamento sia per il mittente che per il destinatario, oltretutto acculturandoci maggiormente sia con la scrittura che con l’apprendimento cerebrale? Nel frattempo mi auguro di non incappare in un altro romanzo catastrofico e di facile predizione.

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