L’approfondimento di Pu24: Moby Dick e Blue Whale. Semplice analogia?

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7 giugno 2017

Giuliano Nardelli

Moby DickLa nostra infanzia, corredata da innumerevoli storie di altrettanti libri distinti per le loro avvincenti avventure, non è mai stata così particolarmente affascinata (almeno per me e per quelli della mia generazione) da quella meravigliosa opera di Herman Melville, e similmente dal film del 1956 intitolato “Moby Dick”, che per la regia di John Huston, vide nel capitano Achab una magistrale interpretazione di Gregory Peck. La trama del film narra di una baleniera, il Pequod, a caccia di cetacei, balene e capidogli comandata da un uomo “il cui torace sembrava essere stato colato nello stesso bronzo del Perseo di Benvenuto Cellini”: una pipa, uno sgabello di avorio, capelli brizzolati, barba lunga, una cicatrice che nasce dai capelli percorre una guancia e il collo per poi scomparire sotto la giubba. Un atteggiamento severo, persino arrogante con una gamba, nella quale si appoggiava, fatta dell’osso levigato di una mandibola di capidoglio, accecato da una smisurata sete di vendetta per la Balena Bianca perché mutilato da questa durante l’ultimo viaggio. La sua fiocina temprata non dall’acqua, ma dal sangue versato sull’acciaio infuocato dei suoi tre marinai che offrirono ciascuno un taglio nel braccio, doveva servire ad uccidere una volta per tutte quella bestia.

Abbiamo letto, sentito e visto però di un’altra Balena, questa volta di colore Blu (Blue Whale) che i mass media, per giorni, si sono occupati mettendo in risalto la pericolosità di un game che ha come finalità il suicidio di adolescenti. Tutto nasce in Russia dove oltre 200 suicidi vengono contati, morti dopo essersi lanciati nel vuoto da alti edifici, in un “gioco infernale ideato per purificare la società” e che si sta diffondendo a macchia d’olio sui social.

blue-whale-suicide-game-taking-lives-of-teens-worldwide-meant-to-cleanse-society-says-creatorIn effetti esso consta di 49 prove, tra autolesionismo (incisioni e lesioni sulle braccia, labbra, polso e palmo della mano) e sfide di coraggio (le famose 50 prove da superare), dove la 50esima e ultima si conclude gettandosi nel vuoto da un palazzo. Tutto avviene secondo un copione ben ingegnato, dove la parte del “regista” viene condotta da un cosiddetto “curatore”( sicuramente maggiorenne) che aggancia sul web le minori (ragazze in maggioranza) facendosi dare il numero di telefono, senza svelare a dove condurranno le 50 tappe, e intimando di non svelare nulla a nessuno. Egli ad ogni step chiede foto da inviargli su WhatsApp, assegna ordini e chiede senza sosta sfide di coraggio, come quelle di alterare il ritmo sonno-veglia (sveglia alla mattina alle 4,00) e ad abituarsi al dolore. Purtroppo a volte è la noia o la solitudine a far da padrona, ma anche quella di emulazione per i web e i social, a cui i ragazzi sono sempre connessi. Si sta ipotizzando l’istigazione al suicidio, con atti persecutori, stalking e cybebullismo per questi disonesti e loschi individui e la raccomandazione per i genitori è quella di monitorare sempre le incursioni sui siti visitati dai propri figli adolescenti. Ma in particolare usare quella fiocina del capitano Achab per parlare e discutere in casa sui rischi collegati all’accesso al web, onde prevenire l’assalto della Balena Blu salvaguardandoli da un rischio molto più pericoloso che inseguire Moby Dick, rimanendo imprigionati nelle sue mandibole e trascinato nell’abisso con un tremendo colpo di coda.

Un commento to “L’approfondimento di Pu24: Moby Dick e Blue Whale. Semplice analogia?”

  1. Marcello Mazzoli scrive:

    Ottima riflessione…

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