Pu24 sotto canestro: anatomia della finale Venezia-Trento e del futuro della Consultinvest

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9 giugno 2017

PESARO – Venezia-Trento è il giusto epilogo di questo campionato: sembrava folle solamente pensarlo cinque mesi fa, quando una Dolomiti Energia in crisi, chiuse il girone d’andata a soli dodici punti, appena due in più della Vuelle, mentre Venezia veleggiava comunque tranquilla in seconda posizione, dietro alla presunta imbattibile Milano, ma nell’anno solare 2017, le due formazioni hanno espresso il miglior basket del nostro campionato, con un record complessivo di 36 vittorie e 12 sconfitte (Trento 19-4, Venezia 17-8) e una fiducia nei propri mezzi, che le ha portate a giocarsi questa finale totalmente inedita, una sorta di derby del nordest, tra due città divise da meno di 200 km, ma che non sono delle vere e proprie rivali, dato che Trento solamente cinque anni fa era ancora in serie B. E’ il giusto premio conquistato da due società serie, che fanno della programmazione un punto di forza, con due presidenti che non pensano che la pallacanestro sia un modo per guadagnare tanti soldi, ma che sia un’occasione per dare lustro alla città e all’economia locale, con degli sponsor che hanno avuto la lungimiranza di credere in un progetto, consapevoli che abbinare il loro marchio alla pallacanestro italiana, gli possa dare ancora dei benefici.

Ma una volta poste le basi economiche, c’erano da schierare dieci validi giocatori sul parquet e anche in questo caso, si sono visti i benefici nel mettere uomini giusti al posto giusto, manager capaci di pescare stranieri semi sconosciuti e di farli diventare protagonisti, allenatori in grado di tirare fuori il meglio dai giocatori a loro disposizione e di farli diventare un gruppo coeso, pronti a superare le difficoltà incontrate durante una stagione lunghissima, soprattutto per Venezia, che è l’unica squadra italiana ad aver partecipato ad una Final Four di una competizione europea e ha sulle spalle 64 partite disputate in stagione, fino a questo momento.

Sono state due semifinali particolari, dove la favoritissima Milano è stata quella che ha giocato peggio delle quattro, eliminata con merito da una Trento chirurgica, brava a sfruttare i numerosi problemi dell’Armani, esaltando il gioco redditizio e a tratti anche spettacolare di coach Buscaglia, capace di trasformare un punto debole, come quello di un rotazione ridotta a soli otto uomini, in un punto di forza, effettuando cambi sempre nel momento giusto, per avere il miglior quintetto, fresco nei minuti finali.

Più equilibrata la semifinale tra Venezia ed Avellino, con gli irpini che hanno pagato un paio di scelte infelici nei momenti topici, quelli che avrebbero potuto portare la serie anche a gara sette, con tutte le variabili del caso, la Sidigas forse aveva maggiori individualità con giocatori del calibro di Ragland e Logan in grado di accendersi in qualsiasi momento, mentre Venezia è apparsa più squadra, capace di trovare un protagonista diverso ogni sera, con coach De Raffaele bravo a gestire i suoi stranieri, per il turnover imposto dal regolamento.

 

Si comincia domani sera alle 21.15, con orari diversi ogni giornata – dalle 20.45 alle 18.15 per la gara di domenica – in una serie al meglio delle sette, con la solita sequenza 2-2-1-1-1 e con Venezia ad avere il vantaggio del fattore campo in un’eventuale gara sette, tutte le partite saranno trasmesse in diretta da Sky Sport e dalla Rai, con la piacevole novità del passaggio su Raidue per gara quattro e quelle successive, un’occasione per veicolare il prodotto basket, fuori dalla nicchia in cui si è colpevolmente infilato negli ultimi anni, sperando che lo share premi il passaggio alla tele generalista.

2° UMANA VENEZIA – 4° DOLOMITI ENERGIA TRENTO

Trento ha vinto tutti e due i confronti diretti disputati in regular season, anche se dall’ultimo confronto, sono passati quattro mesi e sono cambiati parecchi dei protagonisti ed in ogni caso, a scrivere il suo nome nell’albo d’oro del campionato, sarà una faccia nuova, bel segnale per una pallacanestro italiana, che rischiava di essere troppo Milano centrica e che invece, dopo lo scudetto di Sassari di due anni fa, metterà sul trono una figura nuova, con l’anomalia che la squadra Campione d’Italia non parteciperà all’Eurolega, dove la sola Milano ha il posto sicuro e dove l’unica wild card, dovrebbe andare ad una formazione tedesca, stranezze di una pallacanestro che non vuole saperne di unire le forze e tornare ai suoi antichi fasti.

2102347-44042150-2560-1440Ma all’Aquila e alla Reyer poco importa di non partecipare alla prossima Eurolega, dato che in ogni caso una vetrina europea è già a loro disposizione, quello che gli preme è di avere la possibilità di vincere o uno primo storico scudetto – Trento – o di rinverdire gli antichi fasti –Venezia – tornando a vincerlo, 75 anni dopo quelli del 1941-42 e ambo le formazioni sono in grado di compiere l’impresa.

Venezia è ormai una costante nei piani alti del campionato, con cinque partecipazioni ai playoff negli ultimi sei anni, due secondi posti in regular season e tre semifinali, ma mai come quest’anno, l’Umana è sembrata pronta ad arrivare fino in fondo, con un roster lunghissimo che le consente di variare numerosi quintetti, adeguandosi agli avversari o cercando di metterli in difficoltà con i suoi punti di forza.

Trento ha dalla sua la leggerezza di essere arrivata dove nessuno pensava potesse arrampicarsi, ad un atto finale che rappresenta il coronamento di un progetto a medio termine, che improvvisamente è diventato reale, nonostante un girone d’andata sottotono e due infortuni pesanti che hanno colpito giocatori importanti come Baldi Rossi e Moraschini.

GLI UOMINI CHIAVE

Chili e centimetri fanno spesso la differenza e non è casuale che Esteban Batista, dopo lo scudetto vinto l’anno scorso con Milano, sia alla sua seconda finale consecutiva, dato che l’uruguaiano, con il suoi 210 cm e i suoi 125 kg abbondanti è un totem difficilmente superabile dentro l’area colorata, anche se nell’attuale pallacanestro, è spesso il tiro da tre a fare la differenza ed avere tra le proprie fila tiratori del calibro di Bramos e Marques Haynes rappresenta un valore aggiunto.

Dustin Hogue sarà l’uomo decisivo per Trento, essendo praticamente l’unico lungo di ruolo della Dolomiti, anche se aspettatevi qualche minuto in più d’utilizzo per Lechtaler, con coach Buscaglia che cercherà di giocare il più possibile in velocità, con Toto Forray e Aaron Craft pronti a scatenarsi.

IL PRONOSTICO DI PU24.IT:

Trento proverà ad allungare la serie il più possibile, anche se Venezia ci sembra più lunga ed esperta, con il vantaggio del fattore campo e una generale sensazione che possa portare lo scudetto in laguna, anche se come sempre dovranno stare attenti a non perdere una delle prime due partite casalinghe: Venezia – Trento 4-1

SITUAZIONE IN CASA CONSULTINVEST

Tutto rimandato all’inizio della prossima settimana in casa Vuelle, aspettando che la conferenza stampa prevista per martedì, ci illumini su quello che accadrà da qui in avanti, consci che attualmente i soldi sono pochini e che la permanenza di Luciano Amadori come presidente del Consorzio ha evitato scenari catastrofici. Sul fronte mercato, nel weekend ci si trasferisce a Treviso per l’Eurocamp, occasione per vedere all’opera numerosi giovani americani e non, nel frattempo Antonio Iannuzzi ha firmato per Torino, altro obiettivo sfumato per la Vuelle, ancora alla ricerca di un italiano da quintetto e di un lungo nostrano in grado di dare un contributo maggiore di Gazzotti, sempre aperta la pista che porta a Raphael Gaspardo, che non vuole scendere in serie A2 con Cremona e che verrebbe a Pesaro in caso di un posto in quintetto “garantito”, ma Cioppi & co. sono propensi ad offrire un ruolo tra i primi cinque ad un’ala piccola, con caratteristiche anche da guardia, mentre per il reparto lunghi si spera di riuscire a trattenere Landry Nnoko, che partendo dalla panchina e col suo passaporto comunitario, coprirebbe le spalle al pivot titolare, che potrebbe provenire anche da un paese dell’est europeo. ,

Con Rotnei Clarke invitato al camp dei Dallas Mavericks, si allungano i tempi per una sua eventuale riconferma, anche perché il suo contratto è ancora in mano alla squadra australiana degli Hawks, che potrebbe benissimo contro rilanciare l’offerta di 10.000 dollari mensili netti, fatta dalla Vuelle alla piccola comboguard originaria dell’Oklahoma e nel caso che Clarke insegui il suo sogno Nba, scatterebbe una sorta di piano B, quello che prevede il non ripetersi di un caso Jasaitis. Infatti, uno strappo alla regola, ovvero un contratto superiore ai centomila dollari, si farebbe solo per Clarke, giocatore affidabile, che ha già dimostrato il suo valore, mentre tutti gli altri nuovi arrivati in casa Vuelle, si dovranno accontentare di quello che passa in convento, ovvero, contratti compresi nella forbice di 50-80mila dollari lordi, con qualche piccola eccezione spendibile, in caso di reale necessità.

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