L’approfondimento di Pu24: Tatoo… mon Amour !

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15 giugno 2017

Giuliano Nardelli

tattoo2Un verso di una poesia, la frase di un romanzo, un passo attinto da un’opera religiosa o un testo di una canzone hanno tutti il potere di comunicare in modo sintetico un significato capace di suscitare turbamenti profondi. Creatività, abilità ed emozione li troviamo racchiusi anche nel Body Art, anch’essa forma di comunicazione, e in taluni caratteri tipografici “font” (Times Roman, Arial, Helvetica, Verdiana) e forme testuali di tatuaggi decorativi e ornamentali (Scarabeo, Occhio di Horus, Serket, Drago, Fenicotteri, Sirene, Notazioni Musicali, Linee e Punti, Forme Geometriche Squadrate), con accanto scritte in latino antico, kanji, ebraico, greco, cinese, sanscrito (di tipo spirituale), cirillico, farsi (persiano) ecc., fornendo così un messaggio specifico e trasmissibile.

La moda di tatuarsi per buona parte del Novecento, all’epoca appannaggio di soli uomini, tra cui famosi scrittori come Hemingway e Chandler, fu lanciata da leggende mondiali del calibro come Zeke Owens, Jack Rudy, Cartwright e più tardi da Mike Malone, Ed Hardy e Saailor Jerry che hanno insegnato e sono stati artefici del traditional in tutto il mondo con scritte, dragoni, pugnali e personaggi di cartoni animati, rimestati con elementi tipici della cultura asiatica. Oggidì, invece, si tatuano modelle, fotografi, sportivi e cantanti come Klum, Corona, Beckham, Fedez, Rihanna e vengono prese in considerazione pure genesi patriottiche e commemorative (in uso tra prigionieri politici, carcerati, membri delle forze armate, marinai, motociclisti ecc.), ma che vede nelle donne detenerne il primato, che attualmente predilige tatuaggi ad effetto finali simili a pizzi.

Ricordo che nel 1955 uscì un film drammatico (che io vidi parecchi anni dopo) vincitore di un Oscar ad Anna Magnani (prima attrice italiana a conquistarlo) dal titolo “La Rosa Tatuata”. Ebbene, tuttora serbo un angosciato ricordo di quella rosa impressa sul petto di Burt Lancaster, forse per via del tragico pathos tracciato nel film, diretto da Daniel Mann con la brillante sceneggiatura di Tennessee Williams.

Ma come nasce il desiderio di tatuare il proprio corpo?

L’adolescente ha ricevuto nel passaggio dalla pubertà all’adolescenza, quei tratti distintivi che indipendentemente, dal suo volere, si sono impossessati del suo fisico, e di fronte a questa metamorfosi ha dovuto accettare l’imposizione di un corpo non desiderato, ritenuto quasi estraneo, così come il sesso o l’aspetto fisico. Perciò se non si è stati liberi di scegliere un corpo più consono al proprio gradimento, si può scegliere il modo di abbellirlo magari con dei segni o dei “marchi”, come un abbigliamento adeguato o una pettinatura alla moda che rechi con sé un’impronta personalizzante. Nello specifico i tatuaggi rappresentano una vera e propria modificazione nel corpo, spesso definitiva, che l’adolescente si produce come quelle dei riti propiziatori di molte tribù indigene dove si cerca di marcare il territorio e di affermare la propria autonomia, pur affrontando la sofferenza e il dolore che si proverà al momento di realizzarli. Sussistono perciò diverse funzioni a cui il tatuaggio sembra essere chiamato a rispondere: quella esorcizzante, terapeutica, comunicativa e per ultima quella sociale.

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E’ attraverso il tatuaggio che si racconta l’appartenenza identificabile in un gruppo forte e si evidenzia un bisogno che è di uguaglianza, ma parallelamente anche di differenziazione e il gesto di tatuarsi rivela un’intenzione trasgressiva di tipo sociale perché si vuole stupire e trasgredire. Il più delle volte (nell’età adolescenziale) essa è rivolta al contesto familiare, ma viene però altresì, paradossalmente incoraggiata dai genitori, che spesso vedono mamme accompagnare figlie a tatuarsi e giacché ci sono, si fanno un tatuaggetto pure loro. Si intravedono quindi coccinelle spuntare dai polsini delle signore durante i tornei di canasta; loghi di farfalle nella nuca come emblema di stile; due bagnanti su tre camminare lungo il litorale guardandosi in tribale; bambini con essere in fissa per i tattoo temporanei e genitori che a tavola addirittura incalzano la figlia con: “Finisci la carne, sennò niente tatuaggio”. Insomma, siamo diventati un Paese di tatuati.

Ma quali sono le parti corporee più adatte ad essere tatuate? I muscoli delle spalle e delle cosce sono perfette per via delle forme rotonde, lo stinco (corpo della tibia caratterizzato da un margine anteriore spigoloso) si presta invece a disegni più allungati, mentre la schiena, che si presenta piatta, è come una tela. I fianchi, le costole e sotto i seni sono zone estremamente sexy dove la pelle si presenta sottile, ma il tatuaggio potrebbe mutare forma o perdere definizione col tempo. Volendo puntare sulla sensualità si consigliano vivamente le caviglie. Ma se non siete molto o abbastanza convinti di farvi un tatuaggio magari per amore (scrivendo il nome dell’amata), o per la squadra del cuore, o per una religione che attualmente professate, per non pentirvi poi, andate sul sicuro e fatevi un tatuaggio con la scritta “I love Mom” o “Mamma”. Siete però spaventati da aghi e sangue? Bisogna sapere che gli aghi utilizzati per i tatuaggi, non vanno così in profondità all’interno della pelle, in quanto sono incisioni nel primo strato del derma. Quindi molto meno di una iniezione.

Ma c’è, in ultima analisi, un compromesso che sono i tatuaggi effimeri (trasferibili e removibili) composti da fiori, cuori, piccole rondini, stelline, spighe, conchiglie ecc. che spariscono dopo qualche lavaggio e non rimangono indelebili come nella maggior parte dei casi, indicati nella stagione estiva perché evidenziabili a tutti, particolarmente in spiaggia, ma che trascorsa l’estate si elidono facilmente. E ricordatevi che il tatuaggio non deve essere un vezzo o un’abitudine, bensì una moda e come tale passeggera e non adatta a tutti.

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