“Aspettando la farfalla”: il dramma dell’anoressia nell’approfondimento di Pu24

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4 luglio 2017

farfallaUltimamente ho letto il libro di Federica Sisti “Aspettando la Farfalla” Ed. Progedit (che consiglio vivamente a genitori e tutori) che presenta taluni aspetti che possono considerarsi come l’ennesima “Ode alla generazione femminile”, ma che è un romanzo introspettivo che narra la vita di una adolescente nel suo cammino verso la maturità, intralciato da una famiglia che la costringe a subire una educazione rigorosa e che non le dà tregua di vivere la sua vita come lei bramerebbe. Sin da bambina Iolanda (questo è il nome della protagonista) aveva già chiaro la concezione dei diritti e dei doveri, e quindi di ciò che si può e non si può fare, e di quell’insieme di valori, permessi e divieti che vengono impartiti dalla famiglia. Inizia pertanto a fare esperienza “dell’essere donna” dal periodo adolescenziale in poi e affronta il dramma dell’Anoressia, il sesso per la prima volta, il vivere una bella storia d’amore ardente ed impetuosa nell’età adulta con sentimenti tipici di gelosia e possessività.

Il racconto si svela attraverso ricordi da flash-back e ripercorre vari stati d’animo critici ed importanti di una tappa evolutiva, che da adolescente porterà la protagonista a divenire donna completa con tutte le costanti della vita, e che aiuteranno a temperare e mitigare le tensioni, al fine di pervenire ad un unico obiettivo che sarà quello di ritrovarsi a catalogare un bilancio della propria vita, onde acquisire maggiore responsabilità nei confronti di se stessa e nei rapporti con gli altri e la società. La farfalla, nel romanzo di Federica Sisti, indugia però a giungere e, solo nelle ultime pagine del libro riuscirà a realizzare lo spirito della protagonista, perché Iolanda è una donna complicata, piena di timori e di angosce, con momenti di vera depressione avvicendati però anche a cicli di vera gioia e di una determinata e specifica attuazione, rivolta a un senso compiuto di auto-consapevolezza perpetrato sin dai primi anni della sua tenera età. E’certamente un romanzo di formazione verso l’indipendenza, ma è anche la storia di una adolescente con tutte le sue problematiche e che inevitabilmente condurrà la protagonista all’anoressia.

Purtroppo quasi giornalmente leggiamo sui quotidiani o attraverso vari social di questa epidemia che non trascura nessuno e che vuole appropriarsi della fisicità, in particolare quella adolescenziale ma non solo, maschile e femminile, definita anoressia nervosa (o malattia della magrezza). Si tratta tra i più noti disturbi alimentari, dove il termine rivela “perdita nervosa dell’appetito”, anche se questo non significa affatto che la ragazza non perde l’appetito, ma anzi ha una gran fame e un forte desiderio però di perdere peso. Questi adolescenti sviluppano l’abilità di vincere la fame, evitando di mangiare quando possono e mangiando il minimo possibile anche in termini di calorie; la fame resta ma la tentazione verso il cibo è talmente forte da far perdere loro il controllo della situazione. Quindi la persona si sentirà in colpa ed affiorerà un forte bisogno di espellere tutto ciò che si è trangugiato, sia con il vomito forzato che con vari lassativi o facendo molta attività fisica, e nel caso poi del ciclo mestruale, questo può addirittura interrompersi. L’anoressia nervosa si sviluppa in ragazze e giovani donne tra i 15 e i 25 anni, con una frequenza di una ragazza ogni 200 della stessa fascia di età; ma anche tra i ragazzi di provenienza multietnica, circa il 10% detiene questo primato. Tutti questi soggetti si vedono grassi quando in realtà sono magri, e si sentono falliti quando invece hanno successo. Il sofferente di anoressia ha una percezione distorta della propria immagine corporea, riconosce sempre le condizioni di sovrappeso, come un nemico da abbattere ed è sempre timoroso di ingrassare, per cui ci si vede grassi anche se in realtà si è sottopeso,

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e con una bassa autostima di sé. La stima delle persone colpite da anoressia nervosa e mentale, causata da turbe psichiche, è fortemente legata all’aspetto fisico e la possibilità di controllare la fame e il peso è una maniera attraverso cui aumentarla. Tale male può nascere da infinite varianti che vanno dalle delusioni amorose, al lavoro, allo studio o nelle difficoltà di aderire completamente ai canoni impartiti dai propri genitori.

Abbiamo visto attrici, modelle e cantanti dare sfoggio della propria macilenza purtroppo a volte emulati da tantissimi ragazzi, che non si rendono conto di essere “malade imaginaire”, con il risultato di ritrovarsi ”somatizzati” da cui si originano molteplici disturbi fisici e forte ipocondria e depressione. Rachel BryantWaugh (psicologo) e Bryan Lask (psichiatra) affermano che le cause dei disturbi alimentari sono numerose e che nessun fattore singolo può essere determinante, bensì bisogna considerare l’influenza di una gamma di fattori per intervenire nel miglior modo possibile e gestire al meglio la situazione allorché la si presenti in maniera subitanea. La scelta anoressica varia tra l’affermazione esaltata dell’immagine del proprio corpo magro e la disciplina tremenda che essa impone al soggetto nella forma di una rinuncia progressiva alla vita normale. La prima via è quella estetica, dove la fonte narcisistica cattura il soggetto allo specchio; la seconda invece è quella morale che trova il suo punto nevralgico nella figura dispotica e spietata del super-io come agente inconscio dell’imperativo morale.

Così Iolanda, che si sentiva come una farfalla (e come questa rappresenta l’equilibrio e la metamorfosi), principiava ad anelare a cose nuove e superiori, conseguendo i desideri più intimi e la rappresentazione di libertà, che si conquista a condizione di staccarsi dai soliti convenzionalismi e dai principi imposti dalla società e dalla cultura. Così facendo è riuscita, con un percorso terapeutico di crescita interiore, a divenire cosciente dei suoi limiti e a gestire meglio i suoi conflitti interiori e, anche a causa della sua estrema sensibilità, accingersi a un progressivo corso di un mutamento che l’avrebbe poi condotta ad una liberazione e a un compromesso con se stessa. Una cosa che aveva ben impresso nella sua mente era di aver capito fino in fondo cos’era la tranquillità, ottimo placebo per rinfrancare sia il cuore che la testa, rimuovendo tutti quei mostri che la società contemporanea ci ostenta quotidianamente, ma che la libertà di una farfalla svolazzante ci insegna che essa stessa è la felicità, mutabile e mai stabile.

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