“Non lasciamoci rubare la speranza”: il messaggio del vescovo Trasarti per San Paterniano

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6 luglio 2017

Il vescovo Armando Trasarti

Il vescovo Armando Trasarti

+ Armando Trasarti*

FANO – La città appartiene a ogni suo abitante e tutti dobbiamo sentircene custodi. Siamo chiamati a custodire questo patrimonio come un ambiente educante, dove si respira aria pulita non solo per mancanza di smog e polveri sottili, ma per quella fraternità che unisce famiglie, persone e le varie aggregazioni sociali.

Essere custodi delle nostre città significa preoccuparsi di far crescere un ambiente antropologico e sociale, di valore umano e spirituale insieme,  che non emargina nessuno e non scarta chi è meno fortunato. Occorre ricostruire le relazioni nel tessuto sociale dei nostri territori, creando e sostenendo radici capaci di generare unità.

Non lasciamoci rubare la speranza che nasce dalla fede per i credenti e dai principi laici di giustizia, solidarietà e pace: abbiamo grandi potenzialità e risorse positive e non lamentiamoci solo e sempre di quello che ci manca.

“Come sono belle le città che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti, e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Come sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono  in relazione, favoriscono il riconoscimento dell’altro!”

Quest’anno vorrei prendere dall’Evangelii gaudium le parole per il mio saluto alle città e alla diocesi che festeggia il Patrono San Paterniano. Infatti è a partire da questa esortazione di papa Francesco che la nostra diocesi sta cercando di rispondere con la gioia del Vangelo alla sfide e alle grandi opportunità che questo tempo ci offre.

Nella Bibbia c’è una frase che si ripete 365 volte, tante quanti sono i giorni dell’anno: “Non abbiate paura”. Una frase ripresa con forza da Gesù e che vorrei condividere con gli uomini e le donne, i bambini e gli anziani, i giovani e le famiglie che vivono in questo territorio: abbiate fiducia! Vorrei augurarlo a Fano, la città in cui abito, e alle cittadine dell’intera diocesi!

Come sono belle le città piene di spazi che collegano, che mettono in relazione, che favoriscono il riconoscimento dell’altro.

Ecco allora la Chiesa che tenta di farsi lievito che fermenta e sale che dà sapore. Una Chiesa, quella che vive in questo territorio, “in uscita”, attrattiva, con la cifra della misericordia, attenta alle periferie. Una Chiesa che vuole integrare e aprire le porte, più che marcare frontiere e identità.

Oggi nella “città” si sente forte il desiderio di spiritualità e di Vangelo “senza aggiunte”. Come e dove viverlo? Questa è la domanda che pongo alle parrocchie, presenza diffusa e capillare, viva e consolante, perché siano speranza nella vita quotidiana attraverso la condivisione delle gioie e delle speranze, delle  fatiche e delle paure degli uomini e delle donne di oggi, parrocchie capaci di integrare tutte le diversità sconfiggendo la sfiducia.

Come Chiesa “sentiamo – ci dice ancora papa Francesco – la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio. Uscire da se stessi per unirsi agli altri fa bene”.

Per abbattere muri e costruire ponti “è necessario aiutare a riconoscere che l’unica via consiste nell’imparare a incontrarsi con gli altri con l’atteggiamento giusto, apprezzandoli e accettandoli come compagni di strada, senza resistenze interiori”.

San  Paterniano, discepolo del Vangelo e Vescovo  invita la nostra Chiesa ad essere presenza e sostegno nella vita quotidiana della gente, una Chiesa che sia casa e scuola di comunione; una Chiesa pronta e generosa nel concedere spazio e protagonismo alla realtà delle famiglie accogliendo quanti hanno fatto esperienza del fallimento dell’amore o vivono in situazioni di famiglie ferite; una Chiesa attenta al complesso mondo giovanile, capace di ascoltarlo, provocarlo; una Chiesa preoccupata di offrire una testimonianza capace di coinvolgere in ciò che vive; e ancora una Chiesa con gli occhi spalancati sui tanti tipi di povertà presenti nel territorio, sempre pronta a condividere quello che è e quello che ha, avendo a cuore il pieno rispetto della dignità del povero.

Vorremmo comunicare al territorio una Chiesa  capace di raccontare la presenza di Dio che è presenza di amore anche nelle situazioni di sofferenza e di dolore, aiutando a far sì che la sofferenza e il dolore che si abbattono su ciascuno e sulle comunità possano trasformarsi in ‘sofferenza attiva’, capace cioè di vincere i limiti dell’attuale condizione e promuovere una nuova nascita, una nuova creazione.

Sogno una città non di puri e di muri, ma una città che grazie all’ascolto di ogni periferia sia capace di costruire ponti di amicizia, di cui tutti, con le nostre capacità, ci prendiamo cura ogni giorno!

Carissimi, non lasciamoci rubare la comunità:  operiamo tutti per il bene comune.

Festa di San Paterniano

Fano li 10 luglio 2017

*Vescovo di Fano

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