“Ho fatto un incontro…” L’approfondimento di Pu24 a mezzo secolo dalla scomparsa di Primo Carnera

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11 luglio 2017

CarjeraE’ VERO! Ricordo tanti anni fa di averlo incontrato e di aver avuto con lui un incontro molto… ravvicinato. Ero con mio padre, all’epoca sottoufficiale dell’Aeronautica Militare d’istanza a Taranto, in Corso Umberto I° una fattispecie di via Veneto tarantina, un museo all’aperto di suggestivi ricordi con i suoi caffè, alberghi, locali, negozi e luci che conduce al ponte girevole (principale simbolo della città). Ebbene una sera, mentre passeggiavamo lungo il corso, ad un tratto vedemmo una gigantesca figura umana ergersi al di sopra di un folto pubblico: era Primo Carnera che appena vistomi si precipitò, con giustificato panico da parte dei presenti, verso di me e mi prese in braccio ritrovandomi a quasi tre metri di altezza. Che emozione e quale spavento!

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Carnera, il più grande pugile italiano del Novecento, soprannominato The Walking Mountain (La Montagna che cammina), accanto a miti memorabili quali Rodolfo Valentino, Tazio Nuvolari, Fausto Coppi, Ezio Ferrari, Totò e Federico Fellini, era nato a Sequals in provincia di Pordenone e da due settimane circa ricorre il cinquantesimo anno della sua scomparsa, avvenuta nella stessa città il 29 giugno 1967. Naturalizzato cittadino statunitense nel 1953 ha conquistato la cintura mondiale dei pesi massimi, nel 1933, contro l’allora detentore Jack Sharkey demolendolo in pochi round. Poco prima aveva incontrato Earnie Schaaf in un incontro molto duro per il pugile americano, che venne sconfitto per ko alla tredicesima ripresa. A causa dei micidiali colpi perpetrati e subiti dall’italiano, Schaaf però entrò in coma morendo pochi giorni dopo la fine dell’incontro. La tragica fine del pugile causò un forte senso di colpa a Carnera che venne colpito da una forma di depressione e intenzionato a ritirarsi, ma grazie alla madre della vittima che lo incitò affinché continuasse nella sua folgorante carriera, continuò a battersi ancora per diversi anni. Anche il duce, Benito Mussolini, lo volle in Italia all’indomani del titolo mondiale mostrandolo al popolo in camicia nera.

baerMa il suo tracollo avvenne solo contro il fortissimo Max Baer, dove perse il titolo cadendo al tappeto per ben undici volte (ma sempre rialzandosi) e subito dopo contro Joe Louis (Black Bomber) dove al sesto round Louis atterrò per tre volte l’ex campione del Mondo e l’incontro fu interrotto per ko tecnico, dopo 2 minuti e 23 secondi dall’inizio della ripresa.

All’apice della sua carriera e dopo avere vinto 70 vittorie per ko nel pugilato, Carnera presta il volto ammaccato anche a diversi spot pubblicitari: Punt e Mes, Zanussi e Necchi, e non perdendosi d’animo diviene subito dopo aver abbandonato la boxe, lottatore di wrestling (lotta libera) ed attore italiano girando una quindicina di films. Debutterà perfino sul palcoscenico del Teatro del Parco, al Giardino della Triennale, recitando in uno spettacolo di arte varia con Renato Rascel e in una tournée che durerà otto mesi, riscuotendo applausi come ai bei tempi della sua carriera pugilistica. La sera del debutto l’incasso aveva superato le cinquantacinquemilalire.

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Un primato. Si sposò con una ragazza alta, ben piantata, appariscente di ventiquattro anni. Gliela presentarono nella folla a Gorizia davanti alla stazione ferroviaria e il suo nome era Pina Kovacic; Carnera la guarda negli occhi e se ne innamora subito. “A me invece non piacque” raccontò in seguito Pina. Lo stesso Carnera la invita a prendere un caffè e, per manifestare la sua galanteria, non si limita a ordinare cinque caffè ma aggiunge con voce esultante “Metta la grappa a tutti!”, e a Pina le fa una corte brusca “Signorina, dobbiamo sposarci presto, anzi prestissimo!

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Lei è matto da legare, io ho già un fidanzato…” “Che ci vuole? Lo lascia e si fidanza con me.” “Non ci penso nemmeno”. Invece si sposarono il 13 marzo 1939 ed educò Primo ad amare i libri, a parlare bene, a interessarsi di problemi importanti; lo mandò a scuola in privato e gli fece frequentare un corso di cultura generale e studiare le lingue.

c8Ebbero due figli, Umberto e Giovanna Maria, e poco prima di spirare alle 10,57 pronuncia le ultime parole guardando negli occhi la compagna della sua vita, con struggente tenerezza “Pina! Amore, amore…E poi ancora “Pina, cara… Pina…”. Spira il 29 giugno: trentaquattro anni prima, proprio quel giorno, conquistava il titolo mondiale di boxe che lo fece entrare nella leggenda.

Ed io ricordo ancora quei due badili, al posto delle mani, che mi sollevarono fin sù… nel cielo.

 

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