Ma Zorro… è esistito davvero? L’approfondimento culturale di Pu24

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26 luglio 2017

zorro1Seneca, a proposito di Cetego (console durante la seconda guerra punica), sostenne che una volta fu definito dai suoi concittadini, uomini che vivevano in quel tempo e trascorrevano alacremente la loro esistenza, fiore prelibato del popolo e midollo della Persuasione, e Ulisse, l’eroe consacrato dal poema di Omero, re di Itaca, famoso per astuzia e acuta furbizia osannato dai suoi sudditi, come pure Iavanhoe, il cavaliere romantico che segue Riccardo I°, il re normanno, nella Terza Crociata perché innamorato di Rowena, nobile sassone. Ma anche Pietro Micca (1677-1706) che dà fuoco alle polveri, o Balilla (Giovan Battista Perasso 1729-1781) che lancia il sasso contro il nemico; e Giuseppe Maria Garibaldi (1807-1882), figura risorgimentale ed eroe dei due mondi, e inoltre il mutilato di una gamba Enrico Toti (1882-1916), che si è ostinato a voler andare nei bersaglieri e butta la stampella.

MA DI CHI STIAMO PARLANDO?

Dell’appellativo di eroi. Chi è l’eroe? Uomo illustre per virtù eccelse e in particolare per valore guerriero, ma anche chi sa lottare con eccezionale coraggio e generosità, fino al cosciente sacrificio di sé, per una ragione o un ideale ritenuti validi e giusti (Zanichelli).

LomaIl leggendario ed eroico giustiziere mascherato, nonché abile spadaccino, le cui gesta si svolsero nella California nel periodo del dominio spagnolo tra il cinquecento e l’ottocento e il cui autore Johnston McCulley, scrittore e sceneggiatore statunitense (1883-1958) lo ideò, si chiamava Zorro (che in lingua spagnola vuol dire volpe). Egli era simile all’insetto che i Greci chiamano òistros, quello che pungola selvaggiamente il bestiame e lo disperde qua e là per le boscaglie, un tempo chiamato assillo: animaletto pungente che emette un suono stridulo; atterriti dalla sua presenza, interi armenti fuggono disperdendosi qua e là per i boschi (Virgilio), che intere guarnigioni spagnole ne erano terrorizzate e impaurite.

Presumibilmente la figura di Zorro gli fu ispirato da un certo William Lambort, àlias Guillèn Lombardo (1611-1659), avventuriero irlandese rivoluzionario, pirata, donnaiolo e schermidore e McCulley divenne famoso nel 1919, dopo aver pubblicato un romanzo breve intitolato “La maledizione di Capistrano”, cui si rifaceva ad un difensore degli oppressi e il cui nome era Zorro. Ma il nostro dilemma, purtroppo, è se l’esistenza di Zorro sia una leggenda o una tangibile realtà, perché di seguito si sono fatti altri nomi quali Joaquin Murrieta Carrillo (1829-1853) , il Robin Hood messicano visto più come bandito che patriota, ma anche Coriolano della Floresta, misterioso capo della leggendaria setta dei giustizieri Beati Paoli (1698-1719), che in virtù del mero e misto imperio (spagnolo, savoiardo e austriaco) amministravano direttamente anche la giustizia criminale, che agiva nell’ombra e con la massima riservatezza. Così il timido e ingenuo Don Diego de la Vega, figlio di Alejandro de la Vega, latifondista spagnolo, e di un india combattente per i diritti del suo popolo di nome Toypurnia, mentre prende lezioni di scherma da Manuel Escalante, maestro spadaccino, che si rivela membro del gruppo massonico La Justicia, si affilia alla società con il nome di battaglia di Zorro. Con una personalità complessa, senza rinunciare alle caste passioni, agli intrepidi duelli, ed alle esilaranti e rocambolesche peripezie che caratterizzano le sue mirabolanti avventure, Zorro in anni di anarchia, di disordine sociale e di crisi economiche, si erge a vendicatore di soprusi e a difendere la giustizia con il suo splendido travestimento, tutto di nero, col cappello, con la maschera e i baffi, il mantello sulle spalle, la frusta arrotolata in vita e la mano destra sull’impugnatura della spada, e con solo tre rapidi movimenti si firmava, incidendo la lettera Z, in un periodo dominato dal caos messicano, in sella al suo fido cavallo nero Tornado.

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Dobbiamo, a questo punto, dedurre che molteplici sono stati gli eroi mascherati al servizio del bene e della giustizia e quindi è pressoché impossibile determinarne l’esatta personalità e ubicazione veritiere, se non adducendo una pur minima razionale prova concreta, che purtroppo non avvalora al momento alcuna tesi, in quanto tutte prive di certezze.

zo6Ma invece ci sentiamo, altresì, in dovere di acclamare MODERNI VERI EROI i nostri connazionali all’estero, come nel caso specifico della città di Nassiriya, in Iraq, dove il 12 novembre 2003 avvenne il più grave attacco subito dall’esercito italiano dalla fine della Seconda guerra mondiale con la morte di quei diciannove soldati italiani. Caduti sotto il fuoco nemico, mentre prestavano aiuto alla popolazione già tormentata da una guerra inaudita, e portando così a termine, con serietà e passione, il loro dovere di EROI-SOLDATI, senza maschere e orgogliosi nelle loro divise.

Ci sentiamo pertanto, oggidì, orfani di un moderno Zorro che con solo tre gesti di spada scolpisca a caratteri cubitali la lettera Z, intesa come ZERO da dove ricominciare a sperare in un mondo privo di angustie, prevaricazioni, ingiustizie e vessazioni dove l’uomo crudele che l’intera popolazione detesta e teme, impersonato da “un qualsiasi perfido capitano” Rafael Moncada (o Ortega), comandante militare della città e acerrimo nemico spagnolo di Zorro, possa essere annientato, annullando così ogni altra supremazia ostile e maldisposta e dove giustizia, ragione e rettitudine (tre termini non utopistici o leggendari) regneranno sovrane negli anni a venire, ovunque nel mondo.

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