L’approfondimento di Pu24: “I Beati Paoli” di Luigi Natoli

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2 agosto 2017

beatiLa mafia, potente ed estesa organizzazione criminale, nasce nella Sicilia occidentale, agli inizi del sec. XIX, costituendo in origine una gerarchia sociale parallela, capace di regolare modeste contese secondo codici di moralità, onore e omertà propri sostituendosi, di diritto, a una pubblica amministrazione inefficiente e corrotta. Dopo l’unità d’Italia (17 marzo 1861) la mafia si pose così al servizio delle forze conservatrici, in particolare quella dei latifondisti siciliani, esercitando controlli sulle amministrazioni locali e gli esponenti politici, attuando largamente intimidazioni, omicidi, estorsioni e sequestri di persona, al solo scopo di proteggere interessi economici privati e procurarsi smisurati guadagni illeciti.

Luigi Natoli, àlias William Galt, nato a Palermo nel 1857 ha scritto “I Beati Paoli”, romanzo popolare, ma forse è bene dire storico, perché a differenza dei romanzi popolari quali “I tre moschettieri”, “Il conte di Montecristo” o “I misteri di Parigi” contiene elementi da romanzo gotico (di cui Horace Walpole è considerato l’iniziatore nel 1764), dove l’autore individua solitamente storie ambientate nel Medioevo in castelli diroccati, o in ambienti cupi e tenebrosi o nei sotterranei, dove ritorna sotto l’aspetto delle fogne di Parigi sia dei “Miserabili” che di “Fantomas”.

Il tema ricorrente è la lotta manichea (del bene contro il male) vissuta da una comunità di oppressi che viene vendicata dall’eroe carismatico, ovvero del Superuomo (a tratti simile se non uguale a quello di Nietzche).

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I Beati Paoli è il racconto antecedente alla storia della nascita della Mafia?

Marx, Engels e Gramsci sottolineano e danno voce a questa rammentanza, in note brevi ma esplicative di struttura ideologica, come appendice del romanzo. Il periodo in cui si svolgono i fatti narrati nel romanzo di Natoli occupa uno spazio temporale dal 1698 al 1719, in Sicilia, segnando tra l’altro una delle epoche più gravi di contrasti di idee e di principi, fatto di mutazioni continue di signoria, di discordia tra Chiesa e Stato e da contrasti intestini in seno ai partiti. Tutto ciò, malauguratamente, inibì la ragionevolezza dando così sfogo a far emancipare la superstizione e l’ignoranza che il popolo, depresso, anelava per un vero rinnovamento operoso e morale dopo vent’anni che la videro sottoposta a tre monarchie (spagnola, savoiarda e austriaca).

Addirittura il marchese di Villabianca (Francesco Maria Emanuele Gaetani), autore nel 1740 circa dei famosi Diari palermitani, dopo essersi dilungato su una setta di empia e capricciosa gente detta dei vendicosi, la cui origine è datata al 1185, asserisce che di questa consorteria “se n’era perduta la semenza”, e che nacque dallo strapotere e dai soprusi dei nobili che gestivano la giustizia, servendosi di bravi per definire quei casi che per prudenza suggerivano di non far ufficialmente decretare alle loro Corti.

Quindi si trattava di una società segreta originata dall’assenza statale e per tale stato di cose, il popolo cercava di farsi giustizia con le proprie mani, gestita da un organizzazione collettiva che agiva nell’ombra e con riservatezza. I Beati Paoli furono giustizieri perché operarono per vendicare delitti impuniti, ma anche sicari per eseguire vendette personali, servendosi dell’alone del mistero che li circondava. Il loro nome derivava certamente da uomini devoti a San Francesco di Paola, che di giorno vestiti da monaci apprendevano nelle chiese, mentre recitavano i rosari, i fatti che succedevano e di notte complottavano su ciò che avevano visto e ordinavano le vendette.   Natoli invece ci mostra questi individui come componenti di una società segreta: un vero tribunale di giustizia che proteggeva i deboli e gli oppressi, ed anche se non sicuramente esistente, le vicende di questa setta oscillano tra realtà e leggenda. Il luogo di riunione fu identificato proprio a Palermo in una cavità sotterranea esistente nel quartiere del Capo, in prossimità della chiesa di S. Maria di Gesù ancora oggi esistente, e di fronte la piazza San Cosmo e sul vicolo degli Orfani.

Nel 1732, eseguendo degli scavi per le fondazioni della chiesa delle Cappuccinelle, venne scoperto un profondo sotterraneo nel quale, oltre ad una grande quantità di ossa umane, fu anche rinvenuta una lapide paleocristiana, ed inoltre nel sottosuolo del quartiere esiste un sistema di catacombe scoperte casualmente per il cedimento delle sovrastanti sedi stradali, dette anche qanat (cunicoli nel sottosuolo creati per portare acqua nella città dell’epoca araba).

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Natoli ha saputo, pertanto, mirabilmente fondere personaggi effettivi ed immaginari in un ambiente storico quasi sempre ricostruito con fedeltà ed efficacia, utilizzando sia le fonti del marchese di Villabianca assieme ai principali avvenimenti politici e religiosi di quel tempo storico.

coriolanoEd è in questo clima di ingiustizia sociale che si fa largo la leggendaria società dei Beati Paoli, con i loro neri cappucci, e il loro misterioso e leggendario capo Coriolano cavaliere della Floresta, il Superuomo, un giovane di aspetto fine e grazioso, della setta degli “incappucciati”, che decide per conto proprio cosa è bene per le plebi oppresse e come vadano vendicate, agendo con una violenza repressiva tanto più mistificata in quanto si traveste da Salvezza (Umberto Eco). I loro verdetti erano inappellabili e spietati e per chi veniva condannato a morte non c’era via di scampo: veniva prelevato, incappucciato e portato al cospetto del capo. Subito dopo un “processo sommario”, la sentenza veniva eseguita e il colpevole veniva immediatamente pugnalato a morte.

Ora, ci chiediamo, è possibile raffrontarsi come collegamento storico e con veridicità alla mafia siciliana? Rosario La Duca asserisce che quest’ultima ha avuto un’origine agraria connessa al disintegrarsi della struttura feudale dell’Isola, avvenuta all’inizio del XIX secolo quando ormai la setta dei Beati Paoli era da tempo scomparsa. Ma è giusto concordare che nella setta dei Beati Paoli sia stato vivo il concetto di sentimento mafioso, inteso come medievale di colui che crede di poter provvedere alla tutela e alla preservazione della persona e dei suoi beni e che vede nella omertà (solidale intesa che vincola determinati membri alla protezione vicendevole) a farsi giustizia con le proprie mani dei torti ricevuti.

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