Arrivano i giorni del Rof, ma Pesaro dovrebbe festeggiare Rossini ogni giorno

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3 agosto 2017

presentazione rofPESARO – Dopo lo scenario nazionale, e internazionale, messo a disposizione dalla sede dell’Enit – Agenzia Nazionale del Turismo – di Roma, il Rossini Opera Festiva si presenta anche a livello locale e lo fa nella tradizionale accoglienza dell’Alexander Museum Palace Hotel.

Mentre gli ospiti dell’albergo prendono il sole in terrazza o nuotano in piscina, cercando sollievo a un giovedì d’agosto raramente così caldo, il padrone di casa – Alessandro Marcucci Pinoli – accoglie i vertici del Rof (il sovrintendente Gianfranco Mariotti e il direttore artistico Ernesto Palacio), Daniele Vimini, assessore alla Bellezza (e va bene, ormai le amministrazioni renziane hanno stabilito che in questo paese conta più apparire che essere, dimenticando, in questo, di essere state precedute – tanti anni fa – da Renato Nicolini, assessore alla Cultura del Comune di Roma, che aveva inventato l’Estate Romana, dando vita alla politica dell’effimero che almeno aveva avviato un grande dibattito sulla fruibilità della cultura, mettendola a disposizione delle masse). Marcucci Pinoli, che con Vimini ha avuto non poche divergenze, ricorda di “avere da tanti anni il piacere e l’onore di ospitare la presentazione del Rof, che è – indiscutibilmente – la più importante manifestazione di Pesaro e delle Marche. Mi dispiace per Macerata, ma…”.

Dopo tanti anni è anche la prima presentazione a cura di Giacomo Mariotti, da qualche mese responsabile di Comunicazione e Ufficio Stampa. Complimenti e auguri. E con lui ai suoi preziosi collaboratori, ma anche a Cristian Della Chiara, responsabile di Relazioni istituzionali e Marketing.

La conferenza potrebbe essere una riproposizione di quanto anticipato lo scorso 24 luglio a Roma, ma emergono interessanti novità, oltre a ferree certezze.

Decisa risposta a chi sogna le opere senza registi

Il sovrintendente Gianfranco Mariotti ribadisce, per l’ennesima volta, una peculiarità del Rof che non piace agli inguaribili innamorati dell'”era meglio prima”. Ai melomani che si ostinano a “sognare le opere senza registi” (parole loro, non del sovrintendente), Mariotti ricorda che “il format non cambia. Grandi direttori, che lavorano sulle edizioni critiche curate dalla Fondazione Rossini. Grandi registi che hanno un obiettivo: usare un linguaggio familiare a chi è in sala”.

Tre opere, altrettanti registi che hanno vissuti.

Pizzi è la storia del Festival!”, esclama Mariotti. Vero, verissimo, tanto che qualcuno aveva cambiato nome al Festival… da Rof a Pof.

Cosa dire di Martone (regista di Torvaldo e Dorliska, come già nel 2006), se non ricordare i suoi tanti successi, nel teatro come nell’opera e nel cinema. Basti pensare a Il giovane favoloso, il film su Giacomo Leopardi”.

Le siège de Corinthe è firmata da La Fura dels Baus, con progetto di Carlus Padrissa. E’ un celebre gruppo catalano che significa una grande presenza registica. Noi abbiamo investito molto nella ricerca del linguaggio teatrale. Pagato il debito al rigore della partitura nelle edizioni critiche della Fondazione, abbiamo sostenuto la massima apertura ai linguaggi teatrali, convinti che il linguaggio deve essere comprensibile e allo stesso tempo vicino e coerente con lo spettatore contemporaneo.

Quest’anno proponiamo tre approcci completamente, diversi alle nostre partiture, eppure tutti intesi a creare un linguaggio non ostile allo spettatore, In sala ospitiamo spettatori del terzo millennio, non dell’800″.

A chi “sogna un’opera lirica senza registi non piacerà”, ma la realtà del Rof è questa e ci sembra apprezzabile. Di più, intelligente. Altrimenti farebbe prima, spendendo meno, a diffondere le videocassette delle opere di una volta.

Il sovrintendente racconta un fatto di cronaca: Carlo Lepore, che interpreta Giorgio in Torvaldo e Dorliska, è caduto durante le prove, riportando alcune lesioni a un braccio, operato dai medici dell’ospedale San Salvatore. Malgrado il braccio sia stato immobilizzato, il cantante è tornato alle prove e si esibirà con l’arto immobilizzato. Martone ha adeguato la regia alla nuova realtà, tanto che “Lepore sembra vittima – dice Mariotti – delle angherie subite”. Le cosiddette convenienze e inconvenienze teatrali.

Lepore e Abbado spaventano il Rof, ma va tutto bene

Il direttore artistico Ernesto Palacio prende spunto dalle ultime parole di Gianfranco Mariotti per raccontare…

Un altro spavento. Roberto Abbado, che dirige Le siège de Corinthe, ha avuto a sua volta un problema al braccio… ma tutto procede bene”. Meglio così.

Perché tre titoli? – si chiede il direttore artistico -. In 38 anni sono stati proposti una sola volta: meritano di essere alla pari, se non oltre di tante altre opere che abbiamo sentito più spesso”.

Chi legge pu24.it sa già che fra i protagonisti del 38° Rof “ci sono 14 cantanti provenienti dell’Accademia Rossiniana che mi onoro di dirigere ed è dedicata al maestro Alberto Zedda – aggiunge Palacio – ma anche undici artisti alla prima presenza al Rof”.

Il direttore artistico dà anche uno sguardo all’edizione 2018, in programma dall’11 al 23 agosto, con 22 spettacoli.

Il 150° anniversario della morte di Rossini rappresenterà un anno particolare. Come anticipato a Roma, saranno tre le nuove produzioni: Ricciardo e Zoraide; Adina, Il viaggio a Reims. Che non significa cancellare Il viaggio di Emilio Sagi, ma solo la possibilità di scegliere, in futuro, fra la regia di Sagi e la nuova di Babilonia Teatri. La ripresa riguarda Il barbiere di Siviglia che vedrà protagonista Nicola Alaimo. Trattandosi, appunto, del 150° della morte di Rossini, chiuderemo con la Petite Messe Solennelle”.

Ilaria Narici, direttrice dell’edizione critica della Fondazione Rossini ha raccontato il lavoro fatto per Le siège de Corinthe e anticipato che gli incontri abituali che precederanno le prime delle tre opere (Sala della Repubblica del Teatro Rossini: mercoledì 9, ore 11, conversazione con Damien Colas per l’ascolto de Le siège de Corinthe; giovedì 10, ore 11, conversazione di Ilaria Narici per l’ascolto de La pietra del paragone; venerdì 11, ancora Ilaria Narici per l’ascolto di Torvaldo e Dorliska; giovedì 17, ore 11, conversazione di Marco Beghelli su I tenori di Rossini; lunedì 21, ore 11, conversazione di Larry Wolff su The Singing Turk) saranno dedicati alla memoria di Philip Gossett, musicologi statunitense già collaboratore della Fondazione, scomparso due mesi fa.

Il sovrintendente Mariotti ha voluto sottolineare che “l’evento dell’anno è sicuramente la presenza al Rof dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, ma non dimentico che Pesaro vanta una straordinaria ricchezza: due orchestre: la Sinfonica G. Rossini e la Filarmonica Gioachino Rossini”.

Per Paola Carruba, che dell’Orchestra Rai è la sovrintendente è “un grandissimo onore essere in questa meraviglia di festival. La sede è Torino, ma la nostra orchestra è sempre più nazionale e internazionale. A Pesaro abbiamo scoperto un clima incredibile, una collaborazione unica Sinfonico, contemporanea. Stiamo lavorando a uno speciale di 30 minuti da mandare in onda nostre reti e proporremo contributi social non solo in Radio Tre”.

I saluti finali sono di Daniele Vimini, vice sindaco e assessore alla Bellezza (e va bene bis) ovviamente soddisfatto del rapporto con la Rai anche in vista del 150° anniversario della morte di Rossini.

Come sosteniamo da sempre, Pesaro dovrebbe festeggiare Rossini ogni… giorno. E’ grazie a lui, alle sue musiche che la città ha “accoglienza” nel mondo e si accinge a vivere i suoi giorni più importanti. Con tutto il rispetto per le altre manifestazioni anche nazional-popolari, è il Rossini Opera Festival che attira appassionati da ogni angolo della terra, che arrivano, ammirano le opere, i concerti, visitano le mostre e spendono. Un turismo se volete anche elitario, ma ce ne fossero in un paese che – dati dell’Agenzia per la Coesione Territoriale che dipende direttamente dalla Presidenza del Consiglio – sta tagliando i soldi sul sapere. Lo ha scritto Salvatore Settis (archeologo e storico dell’arte) domenica 30 luglio su Il Fatto Quotidiano.

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