Budget, consorzio, sponsor vecchi e nuovi: la situazione economica della Vuelle 2017-18

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3 agosto 2017

PESARO – Dopo aver preso un mese sabbatico, torniamo a parlare di soldi.

Punto primo: la Vuelle 2017-18 è stata costruita con soli 400.000 euro netti, ovvero la stessa cifra che la neo promossa Virtus Bologna vuole spendere per ingaggiare Shane Lawal e crediamo di non sbagliarci, nell’affermare che questa cifra sia la più bassa della massima serie. Come ci avevano spiegato a metà giugno, nella conferenza stampa svoltasi al cinema Astra, questa cifra deve essere moltiplicata per 2.3, che porterebbe la spesa totale a circa 900.000 euro, perché al semplice ingaggio percepito dall’atleta, bisogna aggiungere la provvigione dell’agente, i contributi da versare, il costo delle spese vive (affitto, benzina, buoni pasto e altre spese vive) e le tasse da versare in federazione, soprattutto per i nuovi extracomunitari. Se volete sapere quanto sia costato ogni singolo giocatore alla casse della Vuelle, basta dividere questa cifra per otto – i due juniores prenderanno il minimo salariale di ventimila euro a testa – e, lira più o lira meno, il risultato ottenuto è 50.000 euro e sappiamo che Stefano Cioppi è riuscito anche a risparmiare qualche decina di migliaia di euro, per affrontare un eventuale imprevisto.

Punto secondo: Nei due milioni e trecentomila euro in cassa alla data del 30 giugno, erano già stati conteggiati i 200.000 euro del secondo sponsor (Consultinvest), era stata prevista una somma forfettaria di 600.000 euro proveniente dal botteghino – la stessa della stagione appena conclusisi – ma non erano stati conteggiati i cinque nuovi consorziati, che hanno portato nelle casse biancorosse 125,000 euro lordi.

Punto terzo. “Il caso Consultinvest”. Partiamo da una considerazione, chi investe vuole guadagnarci, a meno che non sia un filantropo o uno a cui i soldi escano dalle orecchie, La Consultinvest era arrivata a Pesaro ad inizio del 2015, con una sponsorizzazione minore e in quella travagliata stagione 2014-15, quella finita con la salvezza all’ultima giornata conquistata ai danni di Caserta, si erano poste le basi per poter diventare main sponsor della Victoria Libertas e, dato che non c’era concorrenza, l’operazione era andata a buon fine, con reciproca soddisfazione e tanto di contratto quinquennale a salire (400.000 il primo anno, 450.000 il secondo e 500.000 il terzo), cifre sempre da considerare lorde. Ma se escono 400.000 euro, ne devono entrare almeno il doppio, per potersi definire un affare e, dopo un primo anno in cui le cose sono andate bene, dal punto di vista della Consultinvest, già nel secondo anno la raccolta era andata scemando e in questo terzo anno, da Modena avevano intuito che il gioco non valeva più la candela e hanno fatto scattare la clausola di uscita dal contratto tre giorni prima della scadenza del 31 maggio, non proprio il massimo dell’eleganza, lasciando il presidente Costa improvvisamente scoperto di mezzo milione. Poi, in questi due mesi, i rapporti si sono parzialmente ricuciti, con i 200.000 lordi dati dalla Consultinvest per prendere il posto di Marinelli Cucine come secondo sponsor sulle maglie, con tanto di entrata nel Consorzio, ma, attenzione, non si parla più di arrivare al 2020 come da contratto iniziale, ma di rinegoziare le condizioni anno per anno, con la reale possibilità di non poter contare sulla stessa cifra l’estate prossima. Il motivo di questo passo indietro – o di lato – è chiaro, il territorio pesarese è stato sfruttato al massimo e in casa Consultinvest hanno deciso di rivolgersi ad altri mercati, come potrebbe essere quello bolognese, se diventasse main sponsor della Fortitudo, bacino d’utenza quello del capoluogo emiliano, sicuramente più popoloso e florido economicamente rispetto alla vallata del Foglia.

Ma la Consultinvest ha messo sul piatto anche un’altra proposta, ovvero quella di diventare co-proprietaria, comprando il 51% delle quote del Consorzio, insieme ad altre quattro, cinque aziende, operazione che a livello economico non sarebbe onerosa, dato che una quota è di 25.000 euro e con 300-350mila euro l’affare andrebbe a buon fine, ma allo stato attuale delle cose non sarebbe un investimento redditizio, dato che la Victoria Libertas non produce utili, anche se avere un bilancio con zero euro di debiti è già un vanto di questi tempi.

Cornice pubblico Vuelle (foto Luca Toni)

Cornice pubblico Vuelle (foto Luca Toni)

Punto quarto: Come si producono utili? Investendo, è una delle prime basi che ti insegnano in Economia e nella pallacanestro gli investimenti sono i giocatori, quelli giovani ed italiani, provenienti dal tuo vivaio, che ti consentono di incassare dei parametri finché giocano da professionisti, parametri che variano a seconda della serie in cui giocano e dello stipendio che percepiscono. Altro sistema per incassare soldi con i giocatori è di firmarli con contratti pluriennali, in modo da incassare i buyout nel caso ricevessero offerte più vantaggiose, ma per farlo devi fidarti delle tue scelte e avere delle risorse pluriennali a garanzia dei suddetti contratti, senza la paura di non poterli onorare a tempo debito.

Utili arrivano anche dal merchandising e dal nuovo contratto televisivo, ma il vero motore dell’operazione rimane il risultato sportivo acquisito sul campo, quello che ti fa aumentare gli incassi, ti fa aumentare lo spazio occupato sui quotidiani nazionali, ti fa aumentare il numero di passaggi televisivi, ti permette di conquistare un posto nelle Coppe Europee, allargando il bacino di possibili investitori e, soprattutto, una squadra vincente invoglia le aziende ad investire nel prodotto, concetto lapalissiano, ma reale e, in una società dove si vive d’apparenza, presentarsi da cinque anni come i parenti poveri del gruppo, non aiuta certamente a trovare nuovi investitori.

Le cose stanno così e si può andare avanti in tre modi: il primo è continuare col Consorzio, sopravvivendo, se non si troverà il main sponsor o, vivacchiando, se arriverà un’azienda disposta ad offrire due milioni – o due mezzo – per tre anni, in modo che si possa programmare il futuro con meno apprensione e non lasciarsi sfuggire buoni giocatori per qualche migliaia di euro – vedi il caso Clarke – oppure il Consorzio rimane come socio secondario e a prendere in mano le redini della Vuelle, dovrà essere un pool di imprenditori, dentro lo stesso Consorzio, disposto a rilanciare il basket a Pesaro e a tirare fuori qualche milioncino per provare a rientrare nel gotha del nostro basket, aziende che metterebbero dei loro uomini a dirigere le operazioni e nel quale ci dovrà essere anche Luciano Amadori, che dei 26 consorziati attuali, ne ha portati personalmente almeno la metà e che senza la sua presenza ai vertici, uscirebbero quasi sicuramente di scena, causando di fatto la fine del Consorzio stesso. La terza soluzione è trovare un mecenate disposto ad investire nel basket pesarese, senza nessuna sicurezza di guadagnare un centesimo, ma siamo troppo grandi per credere alle favole.

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