A tutto c’è un limite? Dove la sessualità finisce. La rubrica di de.Sidera

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9 agosto 2017

Arianna Finocchi*

BOUDOIR1Da La Justine o le disavventure della virtù, passando per La nuova Justine, ovvero Le sciagure della virtù fino ad arrivare a La filosofia nel boudoir, Donatien-Alphonse-François de Sade, al secolo il Marchese de Sade, svela segreti, giochi e orrori delle pratiche erotiche, che spesso prendono le sembianze di atrocità verso l’essere umano in quanto tale, andando oltre l’erotismo e sfociando nella pura crudeltà.

Quando si parla di letteratura erotica, nell’immaginario comune ci sono donne voluttuose in vestaglie di pizzo e raso, uomini dai corpi scultorei che ammaliano al solo sguardo e letti con lenzuola di seta ad attendere corpi sensuali che si avviluppano in un ambiente caldo, avvolgente e carico di intesa. Beh, se spesso è cosi, non lo è sempre e soprattutto non lo è in molte opere di uno dei più famosi scrittori di genere erotico che siano mai esistiti. Deludente? A volte agghiacciante! Il così detto Marchese de Sade fa rabbrividire quando parla di sessualità, fa scandalizzare e non solo, fa riflettere sui limiti dell’erotismo, della pornografia e della violenza ad essi connessa.

Pensiamo al boudoir, la stanzetta in cui le donne si imbellettavano, sofisticate, superficiali e annoiate dalla vita del buon borghese, fatta di feste, cene, teatri, pensiamo a come viene trasformato, nell’idea del Marchese, come viene a volte imbruttito e reso uno dei posti più lascivi in cui può di tutto accadere. La giovane Eugénie viene educata, proprio nel boudoir, al “libertinismo” che altro non è che la distruzione di tutti i valori morali condivisi, primo tra tutti il pudore nella sessualità: non è la semplice e giusta sessualità libera e scevra da ogni pregiudizio, ma consiste nel mettere in atto tutto ciò che è proibito, con lucidità e soprattutto con freddezza. Alcune pratiche si trasformano da piacere in doveri e sono la violenza, l’abuso e finanche la pedofilia; la chiamano l’antimorale di Sade, il sadismo, che non è quella caricatura che vediamo anche in TV, in cui ci sono soggetti un po’ eccentrici armati di frustini, che dicono di vivere esperienze sessuali stravaganti fingendo di avere potere su qualcun altro solo per il fatto di porsi in pose o situazioni che rassomigliano al comando, il sadismo parte da una concezione antireligiosa, antimoralistica, della società e dell’uomo, fino a giungere all’annientamento dell’altro: possiamo definirlo come la parte oscura dell’umanità, quella devastatrice, quella che reprimiamo senza accorgercene e senza saperlo, quella parte che sublimiamo in azioni (ugualmente?) appaganti.

I valori morali e religiosi sono solo imposizioni ormai vecchie e dogmatiche, l’uomo è fatto per far soffrire, perché destinato a soffrire: può abusare degli altri e subire abusi, colui che è stato vittima si trasformerà in carnefice, nel ciclo di vendetta e sangue che la natura ha voluto. Dolmancé, l’educatore di Eugénie, ritiene che l’altro sia soltanto un oggetto di cui servirsi per raggiungere il proprio piacere, non importa che possa soffrirne o goderne, egli insegna agli altri a fare la stessa cosa, l’uomo non conta nulla, né per gli altri, né per la natura, né per se stesso. Ciò che comunemente chiameremmo male, il Marchese lo chiama Natura: ma è davvero questa la natura dell’uomo?

As Above, So Below  Tomer Hanuka's Cover For The Marquis De Sade'sI personaggi di de Sade, soprattutto in un’opera come “la filosofia del boudoir” sono personaggi che non si lasciano guidare da quello che riteniamo normalmente il piacere erotico, ma celebrano il piacere dato dall’ annichilimento, dall’annullamento e dalla distruzione dell’altro e di una parte di sé, quella della naturalezza del piacere sensuale; non c’è armonia, ma cieca violenza e sordida tirannia. È libertà sessuale questa o libertinismo? Quando parliamo di lasciarsi andare al piacere e alle fantasie più recondite di cosa parliamo? Non credo di questo, poiché vi sono dei confini ben definiti tra erotismo, violenza e abuso dell’altro. Quando oggi parliamo di sadismo a cosa ci riferiamo? L’umiliazione può arrivare al punto di sfiorare il criminale, il blasfemo, o c’è un limite comunque invalicabile? Non a caso il termine deriva proprio da Donatien Alphonse François de Sade, che evidenzia la figura del sadico come individuo capace di compiere, con scientifica razionalità, ogni sorta di azione volta al male (o meglio all’immoralità, dato che il soggetto non riconosce solitamente bene e male ma solo il tornaconto personale), rifiutando ogni limitazione imposta dalla morale comune e riconoscendo come unica legge il perseguimento e l’accrescimento del proprio personale piacere. Nelle orge descritte molto dettagliatamente, non c’è nulla della passionalità, dell’estasi che ad esempio gli antichi greci esprimevano nei loro riti orgiastici, vi è freddezza, calcolo e crudeltà razionalizzata.

Non si può negare che dinnanzi a certe narrazioni il senso di disgusto prenda il sopravvento, tanto più che il Marchese tratta del piacere come fosse ossessione, un comandamento cui obbedire mediante pratiche che non si oserebbe confessare neanche a se stessi davanti allo specchio; eppure, tutto risulta funzionale alla messa in scena dell’erotismo più estremo. Protagonista egli stesso di avventure dissolute, dal fondo del suo ateismo de Sade ribalta quella prospettiva religiosa della mortificazione della carne atta alla purificazione dello spirito; se sofferenza dev’esserci, che sia almeno finalizzata al godimento sensoriale. Non a caso, dopo aver messo in pratica tutti i suoi insegnamenti fino alle più terribili conseguenze, Dolmancé dice:

«Che splendida giornata! Non mangio mai meglio, non dormo mai così bene come quando mi sono macchiato a sufficienza, durante il giorno, di ciò che gli sciocchi chiamano crimine.»

*Dott.ssa Arianna Finocchi Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa

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